Parla Spallino: «Ecco i guai della città e ora siamo al bivio» L'ex sindaco: «Svolta illuminata o sarà un dormitorio» «È la stagione dell'arroganza». Poche parole, soppesate una ad una. Tre mesi fa l'ex sindaco Antonio Spallino replicò così al successore Stefano Bruni, che pochi giorni prima lo aveva attaccato pubblicamente in consiglio comunale. Un'uscita violenta, che ruppe il patto di non belligeranza che di solito caratterizza i rapporti tra primi cittadini e predecessori. Bruni, finito nel mirino per l'inchiesta giornalistica su politica e affari, indirizzò i suoi strali proprio su un "monumento" come Spallino e sul Piano regolatore varato dalla sua amministrazione: «Qualcuno forse nella nostra città dovrebbe fare qualche esame di coscienza, come il sindaco Spallino che ha dato lezioni a tutti in questi giorni. Forse bisognerebbe guardare cosa è successo in quegli anni». Ieri l'ex sindaco ha accettato di tornare a parlare della città, di urbanistica e dell'attuale amministrazione. Avvocato Spallino, secondo lei oggi c'è un'emergenza urbanistica a Como? Sì. Non si studia più, non si programma più e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Il fatto è - e non mi riferisco solo al capoluogo - che alcuni sindaci si dedicano troppo alla raccolta di contributi, attraverso gli oneri di urbanizzazione, "svisando" il paesaggio. Vero è che un sindaco serio non si comporterebbe così, ma alla base di tutto c'è la legislazione regionale... Dove vuole arrivare? I Comuni sono interessati a far "cassa". Quando la Regione affida loro la tutela del territorio sbaglia tutto, ponendo le premesse per il disastro. Concordo pienamente con le interviste degli architetti Cosenza e Monti, perché difendono posizioni che stanno a cuore a chiunque si senta cittadino delle mura e dello splendido scenario del lago. Il Comune le praticava quando aveva funzionari del livello dei Tagliaferri, Rho, Veronelli e Martinelli, che potevano esprimere in tutta libertà concetti avanzati, di carattere europeo, come è avvenuto per la pedonalizzazione della città murata o per la realizzazione del Monumento alla Resistenza europea. Quante città hanno fatto scelte di questo respiro? Come valuta gli attuali inquilini di Palazzo Cernezzi? Leggo con perplessità e, sovente, con amarezza le cronache di alcuni "protagonisti" del consiglio comunale. Quando ho partecipato insieme a Pigni al 60 del ricostituito consiglio comunale, ricordando le recenti notizie di liti e insulti, ho cercato un tema alto. Mi è parso di poterlo ravvisare in un discorso tenuto da Dossetti sull'eucarestia e la città. "Quando una persona riceve la comunione - diceva - per un attimo ha la sensazione di essere portata al di là del visibile. Poi tutto rientra nel quotidiano, ma resta il fervore di tornare di là, con tutti i possibili". Sa quale obiezione mi è stata fatta? Questa: "La società è cambiata e noi dobbiamo adeguarci". Questa frase mi ha sconcertato e mortificato perché significa che le istituzioni, invece di essere vessillifere dei valori in cui crediamo scelgono di "adattarsi" ai gradini inferiori della scala dei doveri. È bastato cambiare assessore e si è scatenato il dibattito sull'urbanistica a Como. Rallo, in questi giorni, è stato a dir poco effervescente. Il Tribunale? In periferia. Le Nord fino a Como Lago? Non si toccano. E la Casa del fascio? Via la Finanza. Lei che dice? Se dobbiamo scendere ai singoli casi, ad esempio le Nord, sono d'accordo: la ferrovia è una componente del paesaggio urbano che documenta il vissuto di oltre un secolo, garantisce l'interscambio, evita ulteriore caos viabilistico che consegnerebbe un'altra fetta di città alle auto e alle polveri. Guardia di finanza via? Sarei cauto. O siamo in condizione di fare una struttura museale - la Triennale dei razionalismo, ad esempio - e di mantenerla, oppure è preferibile lasciarla per il momento alle Fiamme gialle, che ne curano con proprietà la manutenzione. Il presidente della Commissione paesaggio, Capsoni, non sembrava entusiasta della nomina di Rallo. Un avvocato all'urbanistica, come lei... In effetti ho mantenuto questa delega dal 1965 al '70 con Gelpi sindaco, e poi fino all'83, per cederla solo negli ultimi due anni. Secondo me non vale tanto il titolo studio, quanto la competenza e la passione. Rallo può far meglio di D'Alessandro? Mi è parso precipitoso nelle sue prime uscite. Non è possibile esprimere tante valutazioni urbanistiche tutte insieme senza averle meditate e discusse con i propri collaboratori e gli esperti esterni. Al San Martino va fatto o no il campus? Se non vedo un Piano regolatore non sono in grado di dire cosa ci deve andare. È un'area preziosissima, forse l'ultima disponibile con la Ticosa. Non dubito del fatto che i titolari del diritto di esprimersi siano gli enti pubblici, ma chiamino preventivamente a consulto le istituzioni culturali. Bruni ha definito la metrotranvia "l'obiettivo di mandato". Spera che si concretizzi? Non c'è un progetto, non ci sono i denari, mi sembra una favoletta. Le Nord fanno un servizio egregio, forse basterebbe aumentare la frequenza. Il ridisegno della zona stadio. Come vede il futuro dell'area? Io credo che lo spazio stadio vada conservato a funzioni pubbliche o para-pubbliche. Quando mi si parla di un palazzo dei congressi al posto delle tribune sono tentato di dire di sì per la godibilità quotidiana del primo bacino, ma dobbiamo tener presente che Como ha già una Villa Olmo, struttura connotata da una doppia valenza: scientifica (Centro Volta e Landau) ed espositiva. Quindi, facciamo funzionare bene quello che già c'è. A Como ci sono persone e istituzioni molto attente, a partire da Villa Saporiti, con Carioni e Cosenza, per arrivare al presidente della Camera di commercio De Santis, che ha sempre uno sguardo attento all'urbanistica e alla cultura. Il chilometro della conoscenza, ad esempio, con tutte le sue attrattive esprime un concetto: valorizzare le strutture architettoniche della zona per creare una sinergia tra i diversi utilizzi. Da Villa Olmo a Villa del Grumello a Villa Erba. La vendita del vecchio Sant'Anna è stata rinviata. Lei, personalmente, è favorevole o no alla cittadella sanitaria in via Napoleona? Sì. E sono assolutamente contrario alla vendita di beni pubblici per fare cassa. Rallo prefigura un "quartiere moderno". Ma non c'è già troppo cemento, come sostiene la Provincia, che si è impuntata di fronte alle torri alte 24 metri? Sono d'accordo con Villa Saporiti. E poi mi si spieghi cosa si intende per "quartiere moderno". Ritiene che la città sia già satura di cemento o che ci siano margini di espansione? È satura. Fin dagli anni 70, più che le nuove edificazioni, abbiamo sostenuto la virtù del recupero. La Commissione paesaggio può rappresentare un argine effettivo agli scempi o è solo un nuovo nome per la Commissione edilizia? Non so. Sono comunque convinto che la tutela del paesaggio a Como sia una priorità indiscutibile. L'acquisto della Ticosa fu perfezionato dalla sua amministrazione. Visto cosa è successo in questi anni la ricomprerebbe? Si è deciso di acquistarla quando abbiamo visto che si stava scatenando una lottizzazione selvaggia tra i privati. Ancora oggi ritengo che l'operazione avesse un senso, all'interno di un Piano regolatore meditato. Il problema è che poi ci sono stati anni di non gestione, che hanno nomi e cognomi. Rallo ha detto che i binari dell'operazione Ticosa ormai sono tracciati. Secondo lei nell'area spunterà qualcosa di più di un "quartierino di condomini", come lo definisce l'ex sindaco Botta? Non lo so, sarebbe mortificante se spuntasse un quartierino. Botta è più informato di me e di solito parla con cognizione di causa. Il ritardo del Piano generale del territorio (Pgt), che pure era al primo punto del programma urbanistico dell'attuale amministrazione, è sotto gli occhi di tutti. Andando avanti di piano attuativo in piano attuativo la città si è sviluppata per conto suo, senza alcuna regola... Attuativi di cosa? Di minuscoli, forse addirittura meschini tornaconti. Questo è il caos, la parcellizzazione della città. Mi torna alla mente un motto dell'urbanistica romana di qualche anno fa: il programmar facendo? Botta ha denunciato anche che negli ultimi anni ci sono stati «troppi interventi edilizi pesanti, brutti e incoerenti». E' d'accordo? Totalmente. Non può che essere così senza una guida pianificatoria. Il neo assessore Rallo, invece, ha detto che «Como sta pagando il prezzo di interventi corrispondenti all'errata concezione urbanistica del dopoguerra, che ha distrutto la nostra città». Non si sente chiamato in causa? Non sa di cosa parli. Prima studi e vada a consultare i documenti. Ha mai letto i 14 volumi di ricerche che l'amministrazione ha pubblicato per favorire una cultura "diffusa"? Oppure applichi una data a questa osservazione. Se la data a cui si riferisce coincide con gli anni '50 è perfettamente nel vero. Il Prg di allora prevedeva volumi per oltre un milione di abitanti. Immaginatevi cosa sarebbe successo? L'amministrazione degli anni '65-85 li ha ridotti prima a volumi per 235mila persone e poi a 110mila. In compenso il presidente della Commissione urbanistica Lucini ha preso le sue difese: «Como ha subito il boom edilizio con danni inferiori a tante altre città. E poi ricordiamo la pedonalizzazione del centro storico e la salvaguardia della Spina Verde, lungimiranti e fondamentali per la nostra città». I danni che ha effettivamente subito Como risalivano alle dissennate previsioni del Piano regolatore del 1956. Tuttavia quei dati sono stati limitatissimi perché le amministrazioni successive al '65 sono riuscite a modificare radicalmente quelle previsioni. Ci sarà pure qualcosa che si rimprovera da sindaco, no? Non essere riuscito a intervenire sulla piazza Cavour. Ma eravamo a fine amministrazione, con le turbolenze pre-elettorali... Provi a indicare le sfide per la città futura. Il punto di partenza imprescindibile è dotarsi al più presto di uno strumento urbanistico. L'altra scelta che io ritengo fondamentale è la sinergia con le istituzioni culturali per le scelte qualificanti per il futuro della città. Io nel futuro di Como non vedo solo il turismo, ma anche la cultura. E non mi riferisco solo all'alta cultura tessile, che ha sempre connotato la città dai tempi in cui competeva con Lione, le Fiandre o la Germania. Dire queste cose può apparire riduttivo: se vediamo i dati della Camera di commercio ci accorgiamo che a Como c'è una cultura tecnologica molto avanzata. Forse sommersa, ma in costante colloquio con il mondo. Ed è questo che mi preme: la nostra è storicamente una città di frontiera, non solo dal punto di vista fisico. La "geografia della memoria" è un fiume sotterraneo che salda tra loro passato e futuro. Un'ultima domanda. Che città sogna per i suoi nipoti? Sogno una città che non perda i suoi caratteri distintivi di piccola città illuminata dal senso dell'amicizia, che non abbia timore di accettare le sfide multiculturali per il futuro del senso di cittadinanza, la competizione tecnologica e imprenditoriale e la passione inestinguibile per la cultura. Se saprà preservare e sviluppare queste caratteristiche Como potrà avere un futuro fertile di nuove energie, i giovani potranno riconoscersi in questo modello di città, credere ancora nel successo e nella gratificazione del senso di impresa. Altrimenti dovrà rassegnarsi al ruolo di succursale di Milano o di Lugano per fornire posti letto nei periodi delle grandi fiere.