-------------------------------------------------------------------------------- Pezzo dopo pezzo sta venendo fuori il «Gymnasium» e anche ieri, come comunica la Soprintendenza, dal cantiere del metrò stazione via Duomo a piazza Nicola Amore gli archeologi hanno avuto sorprese. Perché dal terreno sono venute fuori altre parti di colonne di marmo, decorazioni risalenti al VI secolo d.C. che dovrebbero fare parte appunto del «Gymnasium». La localizzazione dei capitelli è in prossimità della fontana del 1300, cosa che confermerebbe come il tempio fu abbattuto piuttosto che raso al suolo da eventi naturali. E soprattutto c'è la conferma che scavando in quella direzione presto potrebbero venire alla luce altre tessere di questo mosaico vecchio di 2000 anni. Ritrovamenti che sono salutati con piacere non solo dagli archeologi, ma anche dai tecnici della metropolitana. E questo per un motivo semplice, perché la Soprintendenza ha affermato che entro dicembre gli scavi saranno ultimati. Il ritmo con cui i reperti vengono recuperati va in questa direzione e quindi non ci saranno ulteriori rallentamenti per lo scavo del metrò. Anzi, vista la modifica attuata al progetto originario della stazione i due lavori procederanno in maniera parallela. Una volta recuperati tutti i pezzi del «Gymnasium», verranno restaurati e ricollocati dentro la stazione che sorgerà intorno al tempio ricostruito per intero dagli archeologi. Novità arrivano anche dal cantiere del metrò di piazza Municipio dove la più piccola delle tre barche di epoca romana, rinvenute dove c'era il porto di Neapolis, è stata scavata del tutto. L'imbarcazione aveva a bordo un carico di calce al momento dell'affondamento. Al di sotto dei livelli di calce, la parte interna dello scafo non è risultata completamente conservata. In sostanza è in condizioni abbastanza critiche. Malgrado questo, stando a quanto trapela, gli studiosi hanno ricavato parecchie informazioni. Sembra che questa barca non fosse adibita per viaggiare in alto mare, ma piuttosto per trasportare grossi e pesanti carichi, come appunto la calce, da scaricare poi o su altre navi che avrebbero preso il largo oppure in zone non molto lontane dal porto. Ora comincia la fase più delicata del lavoro, perché è in fase di elaborazione il progetto per l'asportazione della barca dal fondale marino sul quale è inglobata. Operazione per la quale è stata chiesta la collaborazione della soprintendenza per i beni archeologici della Toscana che collaborerà al restauro delle navi di età romana. In virtù delle competenze acquisite negli scavi delle navi romane a San Rossore, a Pisa. La collaborazione prevede, oltre la trasmissione agli operatori napoletani delle metodiche elaborate nello scavo di Pisa, anche il sollevamento delle imbarcazioni e il loro trattamento conservativo. I restauratori toscani, del resto, stanno già prendendo parte allo scavo. La soprintendenza fiorentina restaurerà anche i resti di una quadriga bronzea della prima età imperiale romana venuti alla luce nel 1739 nel corso degli scavi borbonici ad Ercolano. Alcuni frammenti della quadriga, che decorava un arco trionfale, subito dopo il rinvenimento furono rifusi per ricavarne un bassorilievo con i ritratti del re e della regina e, per evitare il ripetersi dello scempio, i frammenti residui vennero tenuti nascosti per anni. Nel 1756 venne ricomposta la figura di un cavallo, detto cavallo Mazzocchi, utilizzando anche resti di altre statue equestri provenienti da zone diverse di Ercolano. Altri frammenti della quadriga vennero alla luce nell'800 e in uno scavo del 1960. Il restauro si farà nei laboratori di Firenze.