Dopo la bocciatura del piano di riqualificazione, la società Sa.An si appella ai magistrati "Io, candidato sindaco, ho costruito ma senza deturpare il paesaggio" Il procuratore Greco: sfacciata violazione del patrimonio Unesco È ferma anche la messa in sicurezza del costone: la Regione ha bloccato i fondi "È lennesima beffa, una speculazione impunita in unarea protetta" Sotto accusa il capo dellufficio tecnico della località turistica cilentana è lì il cantiere che sarebbe dovuto diventare un albergo a cinque stelle nella conca tra Vico Equense e Meta di Sorrento. Ed è tutto fermo, impantanato in un nuovo ricorso al Tar. Nessuno si preoccupa, nessuno fa niente. Non si muovono né il Comune, né la Provincia, né la Soprintendenza o il ministero. Solo gli ambientalisti insorgono e cercano giustizia: «È lennesima beffa. Una speculazione rimasta impunita in area protetta». Il 19 luglio 2007, lallora ministro per i Beni culturali, Rutelli, firma un accordo con tutte le parti, in quattro punti: messa in sicurezza del costone, demolizione dellecomostro, riqualificazione dellarea e delocalizzazione della struttura (volume: 18 mila metri cubi). La promessa è chiara: lalbergo mai nato verrà abbattuto in tre mesi e la Sa. An (società che nel 1964 ha cominciato a costruire lalbergo a cinque stelle nella Conca di Alimuri) si impegna per la riqualificazione. Il primo intoppo arriva tra gennaio e maggio 2008. Viene indetta la conferenza di servizi per discutere i punti dellaccordo, ma Soprintendenza e Autorità di bacino bocciano il piano di riqualificazione, con tanto di lido e solarium, proposto dalla Sa. An. Il 26 maggio dellanno scorso la conferenza di servizi si chiude dando parere negativo al progetto. La Sa. An per tutta risposta nel luglio 2008 presenta un ricorso al Tar, perché con il no alla riqualificazione verrebbe meno una voce dellaccordo. Il Comune di Vico Equense si costituisce in giudizio. Tutto si blocca. Intanto la Sa. An cerca di recuperare sullaltro versante, la delocalizzazione, e presenta unipotesi di fattibilità per costruire il nuovo albergo (come è garantito dallaccordo con Roma) in contrada Pietrapiano. Cioè non più sulla costa, ma a ridosso del centro abitato, sul lato della collina. Lipotesi al momento è arenata negli uffici comunali. Risultato? Dopo due anni dopo lecomostro è ancora lì e il suo destino è ancora più incerto tra una causa pendente al Tar e liter burocratico, in un Comune quello come Vico Equense che da una settimana è senza sindaco: Gennaro Cinque (Pdl) si è dimesso giovedì scorto. Il paradosso è che è ferma anche la messa in sicurezza del costone roccioso. La Protezione civile ha eseguito i primi rilievi e ha messo a punto un progetto, ma la Regione non ha mai erogato i 300 mila euro promessi (e stando alle carte anche stanziati) e così la Sa. An, non si è fatta carico della propria parte delle opere di consolidamento (per altri 500 mila euro). «Abbiamo uno scempio sotto gli occhi e un altro sotto terra. La penisola sorrentina rischia di essere devastata, sfigurata, nellindifferenza di tutti», esplode Franco Cuomo, coordinatore del circolo Vas di Vico, che da anni si batte in prima linea per labbattimento dellecomostro della conca di Alimuri e oggi apre anche un altro fronte di battaglia. «Il Comune di Vico Equense ha rilasciato, da dicembre a oggi, una decina di autorizzazioni per parcheggi sotterranei lungo via Raffaele Bosco. Creare i parcheggi significa sventrare il territorio, distruggere agrumeti e uliveti, un tempo orgoglio di questa terra». Cuomo ha scritto dieci giorni fa anche alla Soprintendenza, inviando una relazione su questi «scavi mastodontici e devastanti». Altra vedetta sul territorio, che chiede una soluzione definitiva per lecomostro, è il consigliere dellex minoranza, Pasquale Cardone. Ma sono voci a cui fa eco solo Legambiente. «Questestate con la Goletta verde labbattimento dellecomostro di Alimuri sarà uno dei nostri cavalli di battaglia - spiega il presidente regionale di Legambiente Michele Buonomo - perché le speculazioni non a caso avanzano proprio nelle aree protette ed è un business pericolosissimo». (segue dalla prima di cronaca) dal nostro inviato patrizia capua Google hearth, il satellite che fotografa le nostre città, non aggiornato, mostra la collina prima dello scempio, e Visual di Pagine gialle.it quella della lottizzazione in corso, al posto di una vasta area di macchia mediterranea. Un pugno nello stomaco. Agli uomini della Guardia di finanza è bastato sovrapporre le schermate per verificare limpatto sul territorio di 22 villette del condominio "Castello". Linchiesta che ha portato ai sigilli dellintera area di 30 mila metri quadrati, con trenta unità abitative previste, è nata quasi per caso a dicembre 2008. Sequestrati anche i viali di collegamento e la strada costruita dal Comune prima della lottizzazione, come variante dal porto in su, verso via Bolivar. Nora Sciré e Carmelo Mola, tecnici della soprintendenza di Salerno, hanno visto le ruspe in azione che divoravano pezzi di roccia sulla collina. Sono andati a cercare in archivio le carte di quella lottizzazione e gli è bastato poco per scoprire che era tutto abusivo. «La colata di cemento», come la chiama il procuratore capo di Vallo di Diano, Alfredo Greco, che ha messo sotto indagine 42 persone. A cominciare dal capo dellufficio tecnico di Marina di Camerota, lindagato principale, larchitetto Pietro DAgostino. «È una sfacciata violazione del vincolo paesaggistico, nel cuore del Parco del Cilento, patrimonio dellUnesco» sindigna Greco che lanno scorso ha avviato uninchiesta molto simile a Pisciotta, «lattività predatoria nel Cilento, purtroppo, si sta diffondendo». Quattro anni prima la soprintendenza aveva dato un parere di massima sulla lottizzazione, ma nessun ok sui progetti esecutivi. La piccola task force antiabusivismo larchitetta Sciré, ex volontaria del terremoto, e lingegnere Mola venuta a Camerota per verificare i lavori del porto turistico, ha fatto i controlli che fino a quel momento a nessuno, ma proprio nessuno, erano sembrati necessari. Negli atti dellindagine si legge che «la collina è stata selvaggiamente aggredita soprattutto con rilevanti e superflui sbancamenti anche in roccia e con costruzioni che per la diversa tipologia e consistenza hanno determinato un impatto paesaggistico notevole». Ville con il tetto a coppi, rifinite con pietra viva, alcune costruite nella roccia. Gli inquirenti parlano di «danni irreparabili». Tutto abusivo, semplicemente perché privo di autorizzazioni. «Non cè un piano attuativo» spiegano gli investigatori, «con indicazioni progettuali dettagliate che possano giustificare le villette, i terrazzamenti, i giardini, le strade, i riporti di terreno, muri di roccia». Francesco Iannuzzi, sindaco di centrosinistra dal 1993 al 1998, allopposizione della giunta di centrodestra guidata da Antonio Troccoli, sindaco fino al giugno scorso, racconta: «Quando la lottizzazione arrivò in Consiglio comunale, cera il parere di conformità dellufficio tecnico, e fu approvata allunanimità. Invece ci voleva un piano particolareggiato di dettaglio, una "super dia" e le autorizzazioni della soprintendenza. Quando io ero sindaco è stato approvato il Ptp, piano territoriale paesistico, ma dopo cinque mesi mi hanno fatto lo sgambetto. Poi è arrivato Troccoli, dirigente dellAgenzia delle entrate rimosso, sindaco per 9 anni. Ha approvato il Piano regolatore e lì ci si è sbizzarriti, con le speculazioni di seconde e terze case, che hanno stravolto il territorio». Il problema, si domanda Iannuzzi, è: «La tutela paesaggistica può essere veramente decentrata ai Comuni? Si può affidargli la gestione dei condoni e delle sanatorie?». Nella lottizzazione ci sono anche ex amministratori come Francesco Leo, titolare di imprese e proprietario di un lotto, e ora candidato sindaco perché a Camerota, commissariata, a giugno si vota. I sigilli sono stati apposti anche a due lotti già abitati. Per loro cè il sequestro con "facoltà duso". In uno di questi cè la famiglia di Giovanni Parlati, 51 anni, malato di sclerosi multipla. «La prima casa costruita dallingegnere Leo è stata la nostra, due anni fa. Non siamo abusivi», assicura la moglie Eugenia Sasso, «abbiamo tutte le licenze, il permesso del Parco. Giovanni ora è felice davanti alla sua finestra affacciata sul mare. Non si può non avere niente dalla vita».