Leonardo continua a far discutere gli studiosi lariani che si dividono su attribuzioni degli scenari di celebri dipinti o addirittura di dipinti veri e propri. Il paesaggio misterioso della Gioconda del Louvre sarebbe stato concepito esattamente 5 secoli fa, nel 1509, durante un viaggio del pittore e inventore fra le Prealpi bergamasche e bresciane. La tesi, presto tradotta in una pubblicazione, è di un comasco, Nello Camozzi. La scenografia della Monna Lisa per l'appassionato non sarebbe altro che una serie di "appunti di paesaggio" ricomposta in una sorta di collage sovrapposto alla visione del Monte Cuca relativa al territorio compreso fra la Val Borlezza e il Sebino, nei bacini dei fiumi: Brembo, Serio, Oglio e Mella. Camozzi lavora da vent'anni all'analisi geografica del dipinto. «Mi sono prefissato di localizzare tutta la scenografia dell'opera, identificare l'anfiteatro naturale dove è stata ambientata e individuare il palcoscenico dentro il quale Leonardo si è mosso per poterlo osservare, o meglio, dove il grande studioso del volo probabilmente ha "volato con l'immaginazione" per rappresentare il paesaggio della sua opera più importante», commenta. E sottolinea: «Le prove più schiaccianti per la localizzazione della scenografia non le ho ancora descritte, sono volutamente tenute in serbo per una conferenza che terrò nei prossimi mesi». E che sarà la base del libro che sarà pubblicato entro l'anno. Ma un altro comasco studioso di Leonardo non ci sta e risponde per le rime. Si chiama Ernesto Solari, è docente di scuola media e da tempo analizza Leonardo con conferenze e pubblicazioni, fra cui tre saggi interamente dedicati alle componenti esoterica e mistica presente nelle opere. Solari è sostenitore di tesi ardite quali, ad esempio, la presenza della mano di Leonardo nel dipinto della "Sacra famiglia" della parrocchiale di Lipomo, insieme con Mario Mascetti, e la traccia del paesaggio lariano in alcuni dipinti celebri leonardeschi, tra cui appunto la Gioconda del Louvre. Secondo Solari, numerosi sono gli indizi che fanno del genio vinciano un amante e conoscitore del nostro territorio, e numerose le prove della sua presenza sul Lario, così come sono altrettanto numerosi i riferimenti, nei suoi dipinti, disegni e trattati, al nostro paesaggio (elementi naturalistici, geologici e ambientali che costituirono per Leonardo motivo di arricchimento culturale, scientifico e artistico). In particolare Solari sostiene la presenza dell'Abbazia di Piona e del suo lago nel paesaggio del Cenacolo milanese (ipotesi proposta nel suo Leonardo: l'Abbazia di Piona e il Cenacolo). E da tempo ha affrontato il tema relativo alla identificazione della stessa Gioconda: non più donna toscana, bensì donna lombarda («probabilmente Caterina Sforza», dice) raffigurata su uno sfondo che rappresenta un paesaggio che è a pieno titolo lariano. «La tesi di Camozzi è sbagliata - dice- A mio parere è impossibile parteggiare per una visione "bergamasca" di quel paesaggio. Non assomiglia per niente all'area citata. E poi servono prove tangibili. Siamo di fronte a un'interpretazione cui non è possibile dare credito. Di ben altro interesse ritengo sia la scoperta di un ritratto raffigurante Leonardo in Lucania, un olio che alcuni presumono sia un autoritratto. Alessandro Vezzosi, direttore del "Museo Ideale Leonardo da Vinci", mi ha contattato per una consulenza sulla mostra che dedicherà a quest'opera, che è stata trovata da Nicola Barbatelli nell'archivio di una famiglia aristocratica ad Acerenza poche settimane fa. A differenza di Vezzosi, non credo sia un autoritratto, ma la scoperta è comunque stimolante: consentirà di approfondire gli studi sui rapporti tra Leonardo e il Meridione d'Italia. Il genio vinciano fu sicuramente a Napoli, e questo dipinto a olio potrebbe provare la sua presenza, finora ipotizzata, anche in Lucania». Ma Ernesto Solari ha in serbo un'altra sorpresa che promette, sarà una «vera bomba»: «In una collezione privata ho rintracciato e attribuito a Leonardo un disegno su carta. È uno studio di grande importanza, un lavoro preparatorio relativo a uno dei dipinti celebri che del maestro italiano sono conservati al Louvre di Parigi». Un azzardo' «No, Carlo Pedretti, titolare della cattedra leonardesca all'Università della California a Los Angeles, che plaude ai miei lavori nel suo recente libro Leonardo io edito da Mondadori, non conosceva questo disegno, e mi ha già dato il suo "ok". Ne parlerò in un prossimo convegno alla fine di aprile. Nello stesso mese Pedretti tornerà come sua abitudine in Italia e potremo incontrarci in merito a questa scoperta e al presunto autoritratto rinvenuto in Lucania». Intanto ieri, per rinfocolare l'attenzione, Piero Angela nello speciale tv su Raitre Ulisse il piacere della scoperta ha parlato del ritratto lucano e del volto di Leonardo giovane rinvenuto dai tecnici della Rai e dai Ris con il procedimento negativo-positivo in un foglio del Codice del volo degli uccelli.