Ogni giorno la sinistra offre la possibilità di verificare sul campo la varietà inconciliabile dei suoi orientamenti culturali e politici. Non basta un Partito democratico per accontentare tutti e mettere d'accordo le diverse anime. Ce ne vorrebbero almenotre o quattro. Ricordo soltanto i numerosi casi dei giorni passati, di cui Liaero ha dato conto: dai dissapori interni al Mulino fino al dibattito con metaforiche mazzate fra Baricco e Cerami, passando ovviamente per l'avvicendamento Settis-Carandini alla presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali. Veniamo a quanto accaduto ieri. Il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, democratico, pur con tutte le precauzioni e con mille precisazioni, ha buttato sul tavolo un'idea da niente, sifaperdire: esportare gli Uffizi nella nuova mecca dei musei europei. Cioè Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, per inciso uno dei Paesi più ricchi al mondo, causa abbondanza di pozzi petroliferi. Solo «un'idea», dice il governatore, un'ipotesi «ancora lontana ma non impossibile», tutta da valutare, per carità. Ma preclusioni di principio, pare di intendere, non ce ne sono. Nel Paese arabo c'è fame di conoscenza e soprattutto c'è la grana. Quindi perché mettere la testa nella sabbia e non sfruttare il nostro patrimonio artistico, o almeno il marchio dei nostri musei? Senza contare - ha aggiunto Martini - che gli Uffizi potrebbero fare da traino ad aziende di altri settori con benefici per tutti. Conclusione: «La cultura umanistica-rinascimentale della Toscana e, più in generale dell'Italia, avrebbe molti estimatori». Con ricadute anche sul turismo. Pare che Martini sia rimasto impressionato dai precedenti illustri: il ministro dell'Economia degli Emirati, Sultan Bin Saeed Almansoori, ha mostrato a Martini, in pellegrinaggio fra le dune, i progetti del Louvre e del Guggenheim Abu Dhabi realizzati dalle arciistar Jean Nouvel e Frank 0. Gehry. Gli edifici apriranno i battenti nel 2013 e saranno le principali attrazioni del distretto culturale in costruzione sull'isola Saadiyat (Isola della Felicità). In poche parole, il Louvre e il Guggenheim hanno venduto agli Emirati lo "sfruttamento" del loro marchio. Il Louvre, ad esempio, ha ceduto il brand per 30 anni, e concesso molti capolavori in prestito, ricavandone oltre un miliardo di euro. E dunque cosa c'è di strano, direte voi. L'idea è ragionevole, ovviamente a certe condizioni, cioè rispettando le opere d'arte e le collezioni da cui vengono prelevate. Beh, qualcosa di singolare c'è. Perché è proprio la parte politica cui appartiene Martini ad avere gonfiato negli scorsi mesi una polemica gigantesca contro il supermanager dei Beni culturali voluto da Bondi al fine di valorizzare economicamente i musei italiani. E giù battute e battutine contro Mario Resca, il prescelto, perché è stato numero uno di McDonald's Italia: arriva la McCultura etc etc. Critiche e ironia rinnovate nel momento in cui Resca stesso ha proposto la creazione del marchio "Musei Italia". Ma che differenza sostanziale c'è tra questo logo e quello ipotizzato da Martini, "Uffìzi Abu Dhabi"? Ci sfugge. «E dire che si sono scandalizzati quando mesi fa dissi che consideravo con interesse l'esperienza del Louvre ad Abu Dhabi», ha commentato lo stesso Resca, il quale ha annunciato che nei prossimi giorni andrà in missione proprio nei Paesi arabi {non solo ad Abu Dhabi, ma anche a Dubai e in Qatar). Una parte della sinistra ha mostrato una opposizione ideologica (culminata con le scontate dimissioni di Salvatore Settis dal Consiglio superiore dei Beni culturali) a qualsiasi proposta in sintonia col mercato, che si tradurrebbe poi nel tentativo di far camminare con le proprie gambe i musei italiani e di reperire maggiori investimenti attraverso i privati. Un'altra parte, come mostra il caso Martini, sembra molto più aperta verso questa soluzione. Mentre la sinistra decide da che parte stare, si apprende che i Musei Vaticani, in gennaio, sarebbero andati in controtendenza rispetto a quelli italiani: biglietti staccati in aumento, previsioni ottime. E non è che siano in un altro continente.
FIRENZE Nuova idea di sinistra: gli Uffizi ad Abu Dhabi
Il presidente della Regione Toscana Claudio Martini ha proposto di esportare gli Uffizi a Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, per valorizzare economicamente i musei italiani. L'idea è stata accolta con scetticismo dalla sinistra, che ha mostrato opposizione ideologica a qualsiasi proposta in sintonia col mercato. Alcuni hanno criticato Martini per aver "venduto" il marchio degli Uffizi, mentre altri hanno espresso interesse per l'esperienza del Louvre ad Abu Dhabi. Il caso è stato utilizzato per sottolineare la differenza tra le due parti della sinistra, con una parte che si oppone all'idea di valorizzare i musei attraverso il mercato e un'altra che è più aperta a questa soluzione.
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