«ABU DHABI vive una realtà culturale molto dinamica. Io ero già stata contattata in passato anche se non ne avevo ancora mai parlato con il presidente Martini». Cristina Acidini Luchinat, sovrintendente del Polo museale fiorentino, commenta così le notizie che arrivano dagli Emirati Arabi. «Non è successo niente di eccezionale. La cosa ci da la possibilità di sviluppare un rapporto molto interessante ma rientra fra i molti accordi internazionali clie si fanno». Quali sono i Paesi più interessati alle nostre opere d'arte? «Giappone, Cina, poi segnali d'interesse arrivano anche dalla Corea». Quindi, presto gli Uffizi andranno nel Golfo? «Mi sembra ancora prematuro rispondere». L'assessore alla cultura del Comune, Eugenio Giani plaude al progetto: «Può essere una buona idea».«Potremmo pensare non solo a opere di proprietà statale ma anche di proprietà comunale che potrebbero garantire un ritorno di denaro tale da consentire restauri e repristini di opere d'arte qui in città. Per questo ci associamo all'iniziativa del presidente Martini conclude Giani Naturalmente dovrà essere creata un'intesa tra Stato, Comune e Regione perché le risorse possano essere reinvestite sulla città e sulla Regione». Le dichiarazioni del presidente della Regione Martini in merito alla possibilità di promuovere un progetto Uffizi-Abu Dhabi «sono clamorose e fanno finalmente piazza pulita di tutte le polemiche che in questi mesi alcuni settori dell'opposizione di sinistra hanno scatenato contro il governo di voler mercificare la cultura e il nostro patrimonio storico artistico». E' netto il sottosegretario ai beni culturali. Francesco Giro. «Aver addirittura parlato di Museo Italia ossia aver sottolineato il valore del brand Italia nel mondofa notare il sottosegretario del ministero guidato da Sondi vuoi dire che anche i vertici istituzionali di una regione come quella Toscana non certo sospettabile di essere di centrodestra si rende conto che il nostro Paese deve promuovere di più e meglio il suo patrimonio culturale all'estero». Giro, che lo scorso dicembre è stato negli Emirati sottolinea che «all'Italia Abu Dhabi non chiede altre mura e altre strutture, ma contenuti, scambi di opere perché vogliono conoscere l'arte italiana ma anche farsi conoscere, e poi collaborazioni scientifiche e accadamiche, progetti condivisi fra le università, relazioni fra professori e studenti, conoscenza reciproca, dialogo interculturale».