Porteremo un pezzo di Uffizi nel deserto degli Emirati Arabi, come stanno facendo i francesi col Louvre, ricavandone un miliardo di euro per i prossimi 15 anni. L'idea nasce per caso, durante l'incontro al ministero dell'economia, un tempio dove si fanno piani d'investimento da capogiro e dove tutti gli amministratori e gli imprenditori del mondo vorrebbero essere ricevuti. Bin Saeed Al Mansoori, sceicco, ingegnere, ma soprattutto ministro dell'economia di uno dei pochi paesi del mondo in grado di spendere alla grande nonostante la crisi galoppante, dichiara di volere il meglio In tutti i campi. Non bada a spese perché pensa a un futuro, ancora lontano, quando il petrolio diminuirà o sarà meno importante di oggi. A Claudio Martini, presidente della Regione, alla guida di una missione che tenta di aprire nuovi mercati, s'illuminano gli occhi. Così rilancia: «Ho visto i progetti per i musei Guggenheim Abu Dhabi e Louvre Abu Dhabi. Ecco, io credo che non sarà impossibile, in un futuro poco lontano, di parlare degli Uffizi di Abu Dhabi, nelle forme che potremo studiare con il governo. Sapete ,la Toscana ha quasi il 50 delle opere d'arte del mondo e molte non trovano spazio nei nostri musei che sono strapieni...». Una proposta? Una provocazione? Del resto, anche tempo fa, durante una visita istituzionale in Giappone, lo stesso governatore aveva pensato di portare la Venere del Botticelli a Tokio. Suscitando un vespaio di polemiche. Ma qui, in un emirato che ricava 85 milioni di euro al giorno dal petrolio (sì, avete letto bene...), Martini fa un briefing coi giornalisti per spiegare bene l'idea. Prima racconta che Al Mansoori gli ha rivelato un aneddoto: «E' stato a Firenze, mangiò dal Latini dove quasi gli imposero di mangiare una monumentale bistecca...». Poi il governatore dice: «Non vedo niente di male, in un momento di crisi come questo a usare il nostro patrimonio culturale come veicolo per gli affari. Se l'hanno fatto la fondazione Guggenheim di New York e addirittura il Louvre, non vedo scandali a proporre gli Uffizi». Nella mente di Martini, che in passato aveva chiesto maggiore autonomia delle Regioni nella tutela e nella gestione dei beni culturali, la lampadina si è accesa, appunto, domenica pomeriggio, durante la visita ai progetti della Saadiyat Island, l'Isola della felicità di Abu Dhabi, dove figurano i plastici del nuovo Guggenheim e del nuovo Louvre. Accanto ai quali c'è un pannello che spiega che gli Emirati Arabi pagheranno al Louvre 525 milioni di dollari per il marchio e 720 milioni di dollari per la concessione di opere in mostra. In tutto circa un miliardo di euro. Contratto per 15 anni. Come potrebbe svilupparsi questa collaborazione fra Abu Dhabi e gli Uffizi? Per far andare avanti l'idea, serve prima di tutto il sì del governo e quindi un tavolo ufficiale fra Roma e Abu Dhabi. Martini è pronto a fere opera di persuasione, sostenendo che l'arte può aprire le porte ai rapporti internazionali e al business. Certo, potrebbe non mancare chi obietterà che è pericoloso «esportare» un pezzo di Uffizi perché chi vuoi vedere la Primavera, la Venere e il Tondo Doni dovrà sempre venire a Firenze. Martini pensa però alle Opere conservate in cantina, a quelle «mai viste», o ancora da restaurare dopo l'alluvione di 43 anni fa. Che potrebbero trovare finanziatori per il restauro. Prima di essere mostrate, come oggetti del genio «Italians», in un nuovo museo sulla Sabbia del Golfo Persico.
FIRENZE - Gli Uffizi nel Golfo Persico, sulle orme del Louvre
Il governatore della Toscana, Claudio Martini, ha espresso l'idea di portare un pezzo degli Uffizi a Abu Dhabi, come stanno facendo i francesi con il Louvre. L'idea è nata durante un incontro con il ministro dell'economia, Bin Saeed Al Mansoori, che ha dichiarato di volere il meglio in tutti i campi. Martini ha menzionato che la Toscana ha quasi il 50% delle opere d'arte del mondo e che molti non trovano spazio nei musei locali. Ha anche menzionato che anche il governatore della Giappone aveva pensato di portare la Venere del Botticelli a Tokio, suscitando polemiche.
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