Il centro storico racchiude e comunica con la massima espressività lidentità che differenzia e rende unica Palermo nel contesto delle grandi città meridionali. Il tracciato della via Maqueda avviò un processo di arricchimento dellidentità urbana con la rifondazione barocca della forma urbis che prima coincideva con la città medioevale. Ma lapertura della via Maqueda fu anche una scelta di innovazione e ammodernamento funzionale della struttura urbana. Intervenire su via Maqueda significa confrontarsi con questi temi storico-culturali, nella dialettica tra conservazione e innovazione, declinata dalla cultura attuale. Le città però cambiano e si trasformano anche in relazione a eventi traumatici come i bombardamenti della seconda guerra mondiale che hanno prodotto squarci amcora visibili nel tessuto urbano, come nel caso dellarea in questione. Quale dovrebbe essere lapproccio progettuale più corretto in termini urbanistici? Certamente non quello di consentire ai proprietari la ricostruzione sic et simpliciter. Gli studi urbanistici ci dicono che il centro storico presenta massicce volumetrie e pochi spazi aperti; i pieni predominano sui vuoti; la densità edilizia in alcuni casi supera i 9 metri cubi per metro quadro. Questa condizione ha origine dai processi di crescita della città entro le mura e dal continuo trasferimento di abitanti dalle campagne. Questo meccanismo ha fatto sì che si costruisse dappertutto, che il patrimonio edilizio crescesse in altezza e in superficie, a volte sacrificando perfino piazze, cortili e reti viarie. Esiste una grande quantità di patrimonio edilizio monumentale storico di proprietà della chiesa, di privati, di enti e istituzioni, sottoutilizzato o abbandonato, che per rivivere ha bisogno di ospitare nuove funzioni e nuove attività. Di contro il centro storico ha pochissimi giardini pubblici, ha poche piazze (per lo più trasformate malamente in parcheggi) non ha spazi aperti attrezzati per il tempo libero di bambini, giovani, anziani, comunità straniere; non ha veri parcheggi come accade in tutte le città europee. La sistemazione a verde del grande spazio dietro le absidi della Magione e quella del Foro Italico hanno fornito alcune risposte in questa direzione: per migliorare la qualità urbana è opportuno implementare la realizzazione e la sistemazione degli spazi aperti. Con riferimento allarea di via Maqueda, la Curia dovrebbe spiegare alla cittadinanza perché furono demolite le preesistenze architettoniche come la chiesa di San Giovanni dei Gerosolimitani con un ricco portale decorato (verso vicolo dei Giovenchi) e il bel portale del cinema Maqueda (di Basile) arricchito da motivi decorativi dellepoca. Dove sono questi reperti? Lungo vicolo dei Giovenchi e discesa delle Capre la parte basamentale delledificato è perfettamente leggibile e si presenta con una serie di imponenti fornici in pietra da taglio, che costituiscono i resti di un edificio palaziale a corte interna, leggibile nelle planimetrie catastali del 1877 e del 1930. Infine, in adiacenza con ledificio commerciale che da su via SantAgostino, si vede ancora una parte del paramento murario riferibile alla chiesa di Santa Croce. Si auspica che la Soprintendenza abbia redatto un censimento e un inventario delle preesistenze demolite (e asportate?) e delle preesistenze in loco da tutelare. Per altri versi lo squarcio mette in campo una nuova spazialità, dinamizza il paesaggio urbano, da aria agli isolati retrostanti, impostati a una quota molto più bassa di quella di via Maqueda, tra cui emerge la mole fastosa di palazzo De Maria. In termini architettonici non si condivide il principio della ricostruzione perché la città è un sistema in evoluzione e non è detto che se prima cera un volume, lunico approccio progettuale corretto sia ricostruire un volume. Il vuoto creato accidentalmente pretende un nuovo approccio progettuale che dialoghi con la nuova spazialità, che valorizzi le preesistenze, anche ricollocando i reperti architettonici (se conservati), che appartengono alla memoria collettiva prima che alla Curia, che sfrutti sapientemente i salti di quota. Lidea migliore, credo, sarebbe indire un concorso di idee, finalizzato a realizzare una piazza-giardino, con piani di calpestio articolati e degradanti, e dopo avere valutato la consistenza e il valore dei locali a quota più bassa (cripte delle chiese preesistenti) prevedere eventualmente la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, accessibile da piazza SantOnofrio. Si suggerisce alla Curia, che ha lo spessore e i requisiti adatti, di predisporre un programma di utilizzazione e valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare, anche avvalendosi della collaborazione dellUniversità, che non farà mancare il proprio contributo.