Il caso. Una brutta rete per il manufatto diroccato che la Sovrintendenza vuole vincolare Il primo corre lungo via dei Lecci, il secondo è quello di cinta Due foto, per due muri. Diversi per stato di conservazione e funzioni. Il primo (immagine in alto) è quello che corre lungo via dei Lecci. Costruzione in pietra, di quelle che i contadini tiravano su per tracciare i confini poderali. Non ha fondamenta, delimita la tenuta Borbone, restringe una strada che è pericolosissima. Il maltempo dell'inverno e una manovra sbagliata di un furgone ne hanno buttato giù lunghi tratti. Da qualche giorno i proprietari lo stanno mettendo in sicurezza, apponendo una brutta rete di contenimento. Nonostante questo, la Sovrintendenza alle Belle arti si appresta a vincolare il manufatto come bene artistico-culturale in nome della tutela - scrive la Sovrintendete - del «muro di cinta» della villa. Ma il muro di via dei Lecci non cinge la villa e tantomeno il mausoleo degli ultimi duchi di Parma e Lucca. Perché il vero muro di cinta di questi beni storici, artistici e culturali è quello nella immagine sottostante. Che è in buono stato, non rischia di crollare, non restringe nessuna strada e continua a fare bene il suo mestiere di muro di cinta. Da un'altra parte, però, rispetto al muro di via dei Lecci. Errare è lecito - secondo il detto - ma perseverare è diabolico. Vale anche per le Sovrintendenze, organismi statali con i quali sembra impossibile parlare. D.F.