Il locale blindato in cui il disegno è custodito era nato proprio per consentire le visite Il "cacciatore di opere" per il re era Giovanni Volpato Il Codice del volo fu invece un dono Carlo Pedretti, grande studioso leonardesco, mise in dubbio: "Quello non è il suo volto" «Creare le condizioni per unesposizione, se non permanente, almeno prolungata e ripetuta, del corpus di disegni leonardeschi, primo fra tutti la celebre sanguigna con lAutoritratto». Questo lintento che aveva animato i mecenati delle aziende torinesi della Consulta nella decisione di realizzare un caveau climatizzato e di massima sicurezza nellinterrato della Biblioteca Reale, per ospitare quei delicati tesori bisognosi di speciali cure. Intento che si concretizza il 19 novembre 1998, con linaugurazione della cosiddetta "Sala Leonardo" e di una mostra in cui la celebre sanguigna, icona dellarte rinascimentale nel mondo, una sorta di sindone laica, di Gioconda su carta, inserita in una vetrina blindata e illuminata con i giusti dosaggi, giocava il ruolo di protagonista. Si era parlato allora di tesori nascosti che la città era restia a mostrare, del richiamo turistico che lAutoritrattto, insieme agli altri disegni del corpus leonardesco, avrebbe ottenuto. Si sarebbe voltato pagina insomma, ma le cose non andarono proprio così. Ci voleva ahimè la televisione, la risonanza mediatica di Piero Angela, la sua scoperta alla Biblioteca Reale di un volto nascosto tra le grafie del "Codice del volo degli uccelli", per ricordare ai torinesi che in tempi di scarsi fondi bisognerebbe tirare fuori dai cassetti i gioielli di casa, pur con le attenzioni del caso. In tempi anche in cui i famosi eventi milionari che avrebbero dovuto risollevare le sorti della città rivelano crepe profonde. Fu Carlo Alberto ad acquisire nel 1840, per 50mila lire, una cifra allora di tutto rispetto, quei disegni leonardeschi. Oltre allAutoritratto, il "Ritratto di fanciulla" riferito al volto dellAngelo della "Vergine delle Rocce", definito dal Berenson "il più bel disegno del mondo", la "Testa virile di profilo" e vari studi. Erano inseriti nella raccolta di 2mila pezzi di vari autori (oltre al Vinciano, Michelangelo, Raffaello, Poussin, Rembrandt, Tiepolo), messi insieme dal mercante chierese Giovanni Volpato. Li aveva rinvenuti nei mercati stranieri, frequentando le aste degli antiquari parigini e londinesi. Dei disegni leonardeschi, solo il "Codice sul volo degli uccelli" arrivò per altre vie, fu infatti offerto nel 1893 a Umberto I dal collezionista russo Teodoro Sabachnicov. La mostra del 98 giungeva a 13 anni dallultima comparsa dellAutoritratto, nel 1975 a Palazzo Reale. Poi andò un po meglio, unaltra esposizione seguì a meno di un anno di distanza, ancora nel caveau. Fu in quelloccasione che il grande studioso di Leonardo Carlo Pedretti mise in dubbio, dopo nuove analisi, che quello rappresentato nella sanguigna (questa di sicura attribuzione) non fosse il volto di Leonardo. «Devo essere obiettivo, non posso assoggettarmi al fascino del mito nato allinizio dell800, che ha suggestionato tanti studiosi. Ora, la scoperta che le parole scritte in calce al disegno devono essere lette in modo diverso, aggiunge forza alle mie perplessità». Perplessità espresse di nuovo (in mezzo cera stata unaltra "ostensione" del celebre volto, nel 2003) in occasione della mostra inaugurata nel febbraio 2006 per le Olimpiadi, da parte di Pietro Marani, già direttore della Soprintendenza milanese al tempo del restauro del "Cenacolo". Per lui il disegno risaliva non al 1515, come si credeva, bensì agli anni 90 del ï400, e poteva coincidere con lo studio di un apostolo appunto del Cenacolo. Ma tantè, nessuna tardiva rivelazione potrà ormai togliere fascino e fama a quel disegno. Restano, certo, i problemi di conservazione, il cosiddetto foxing, ovvero le macchie bruno rossastre che minacciano il supporto cartaceo. Proprio per questo lAutoritratto non ha partecipato lo scorso autunno alla tournée dei disegni leonardeschi torinesi negli Stati Uniti, a Birmingham e San Francisco. In quelloccasione, era stato dichiarato "inamovibile". Ma questo non dovrebbe voler dire "non esponibile", soprattutto se si sono create le misure per farlo.