Due secoli di industria pugliese fra computer e telecamere La novità Nasce a Maglie in un vecchio opificio il contenitore che mette in rete due secoli di storia delle fabbriche Un patrimonio sterminato che versa in stato di quasi totale abbandono. È quello della cosiddetta archeologia industriale che, in Puglia, conta quel che resta di circa 800 fabbriche dalla seconda metà dellOttocento fino agli anni Trenta. Appena il 20 per cento di questi siti sono ancora in attività, proponendo un singolare connubio fra antico e moderno. Ma per ricordare anche i vecchi opifici in disuso, a Maglie, sta per nascere il museo virtuale del patrimonio industriale di Terra dOtranto. Il primo del suo genere in Puglia. Larchitetto Antonio Monte: "Sono centinaia gli opifici in abbandono disseminati nella regione" Entro fine anno a Maglie lapertura del primo contenitore espositivo dedicato alle fabbriche e agli uomini della nostra terra dallOttocento ad oggi Un patrimonio sterminato che versa in stato di quasi totale abbandono. È quello della cosiddetta archeologia industriale che, in Puglia, conta quel che resta di circa 800 fabbriche dalla seconda metà dellOttocento fino agli anni Trenta. Appena il 20 per cento di questi siti sono ancora in attività, proponendo un singolare connubio fra antico e moderno. È, questultimo, il caso di aziende come il pastificio Cavalieri a Maglie, il saponificio LAbbate a Fasano o il magazzino di sofisticazione dei sali, opera di un gigante dellarchitettura del ï900 come Pierluigi Nervi, abbandonato a se stesso nel bel mezzo delle saline di Margherita di Savoia. E se, in fondo, lo stesso recupero dellex Annonario barese, oggi sede della Cittadella della cultura, può essere considerato un esempio di recupero dellarchitettura industriale, è dal Salento, soprattutto, che da qualche anno a questa parte giungono esempi di restituzione a nuova vita degli opifici industriali di ieri. È accaduto, per esempio, a Maglie con la "resurrezione" dellex conceria Lamarque, una fabbrica dei primi decenni dellOttocento oggi trasformata in un laboratorio per larte contemporanea o, ancora, a Lecce con la più recente esperienza delle manifatture Knos. Per non parlare del caso esemplare di San Cesario dove, per esempio, la casa editrice Manni ha eletto dimora in un vecchio magazzino per la lavorazione del tabacco. Ed è ancora in Salento, a Maglie, che sta per nascere il museo virtuale del patrimonio industriale di Terra dOtranto "Adolfo Piccinno". Un progetto immaginato dallarchitetto Antonio Monte, coordinatore regionale dellAipai, lAssociazione italiana per il patrimonio archeologico industriale (www.patrimonioindustriale.it) e destinato a vedere la luce entro la fine del 2009. «Ho risposto allinvito del Comune di Maglie, città che conserva - spiega Monte - un opificio che ha rappresentato fino agli anni Venti la più importante azienda di mobili forse del Mezzogiorno. Come recita la dicitura societaria del 1863, era la "Fabbrica per larte del mobilio fratelli Piccinno", unindustria, per intenderci, che per committenti aveva lallora casa reale dei Savoia, il Vaticano e finanche palazzo Madama». Tuttora, del resto, la sede del Senato conserva gli arredi realizzati dai fratelli Piccinno. La musealizzazione dellopificio, dunque, che, operazione finora inedita almeno in Puglia, si preannuncia come "virtuale" perché aprirà una finestra espositiva su tutto il patrimonio industriale di quella che una volta si usava definire la Terra dOtranto. «Non per caso - sottolinea Monte - partner del progetto sono Confindustria Lecce e la Scuola edile provinciale. A loro abbiamo chiesto aiuto per lindividuazione delle antiche aziende rimaste oggi in attività da collegare in rete con la sala virtuale del museo: un ambiente dove su uno schermo i visitatori potranno vedere in tempo reale queste fabbriche allopera, attraverso un sistema remoto di telecamere, collocate in ciascuna azienda». Chi varcherà in futuro le cancellate del museo Piccinno avrà quindi di che scegliere fra la sala virtuale delle aziende di Terra dOtranto e quella della memoria delle attività produttive del territorio e una sorta di vetrina sulla produzione industriale della città di Maglie fino al 1950. La realizzazione del museo, distribuito su oltre duemila metri quadrati, costerà circa tre milioni di euro. A partire, entro il termine del 2009, sarà così un primo lotto funzionale, destinato comunque a garantire lapertura del museo, finanziato per 700mila euro grazie a fondi ministeriali (il completamento avverrà per step). «Lambizione è quella di offrire ai visitatori - anticipa Monte - uno sguardo sulla memoria della vitalità industriale che ha segnato il Salento nel passato. Penso alla produzione alimentare (fra olio, vino, alcol, grano e pasta) come a quella manifatturiera per il tabacco, i mobili, il ferro battuto o i cappelli, visto che a Maglie, per esempio, lazienda DOria serviva committenti come Borsalino o il cappellificio Cervo». Pagine di storia, insomma, altrimenti destinate a scivolare nelloblio insieme con quegli opifici abbandonati al degrado.