Funzionale ai desideri del premier la scelta del ministro Bondi Che c'entrano i bronzi di Riace, gli ambiti trofei che Berlusconi vorrebbe esporre alla passerella del G8, con l'ultimo avvicendamento di poltrone al ministero di Sandro Bondi? Cominciamo dal secondo punto. La novità della settimana appena trascorsa sono state le dimissioni di Settis da presidente del consiglio superiore dei beni culturali. Non che sia stato un fulmine a ciel sereno, per carità. E' stato semmai l'ultimo atto di una vicenda che andava avanti da mesi. Di dimissioni l'archeologo andava parlando da tempo. Il dissenso col titolare del dicastero lo aveva già espresso pubblicamente, senza mezzi termini. Anzi, in un'occasione Settis s'era persino spinto a etichettare il ministero come una struttura «in liquidazione» e «allo stato larvale» in un articolo sul Sole 24 Ore . L'ultimo atto è stata la lettera ufficiale di dimissioni presentata dall'archeologo alla riunione di pochi giorni fa del Consiglio superiore dei beni culturali, bollate da Bondi come una pura ribellione ideologica. Fin qui, un copione già scritto. Così scritto, così previsto, che la sostituzione di Settis alla carica di presidente si è consumata nel giro di poche ore. Via lui, dentro Andrea Carandini, archeologo di grande fama, classe 1937, docente di archeologia classica alla Sapienza di Roma. Ufficialmente si insedierà nella prossima settimana, però il suo nome circolava già come pretendente alla successione. Se non fosse già per la prestigiosa carriera di studioso, ci sarebbe da dire che il biglietto da visita il neopresidente Carandini l'ha esibito proprio di recente intervenendo sull' affaire dei Bronzi. L'antefatto, più o meno, è noto. Berlusconi vorrebbe portare le preziose sculture di Riace - preziose e fragilissime - all'isola della Maddalena in occasione del G8 tra l'otto e il dieci luglio. Sandro Bondi ha già dato il via libera. E stesso parere favorevole l'ha dato anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti targato Alleanza Nazionale. Certo, perché l'operazione dei Bronzi possa andare in porto ci sarebbe bisogno del parere favorevole dell'Istituto centrale del restauro. Non è detto che ci sia. Non solo perché nel frattempo si sta formando, a livello locale, un fronte politico avverso - nel quale c'è Rifondazione e il suo assessore Santo Gioffrè alla provincia di Reggio Calabria - ma anche perché lo sconsigliano archeologi e restauratori. Pare, infatti, che lo spessore delle statue sia così sottile da far temere danni irreparabili in caso di spostamenti, sia pure col migliore dei sistemi di imballaggio e trasporto. Carandini no. Il neopresidente appartiene al partito dei favorevoli e l'ha fatto notare schierandosi di netto contro quelli che definisce i «fondamentalisti della tutela». Sulle preoccupazioni della soprintendenza locale per la fragilità delle due opere d'arte sorvola con agilità. «Francamente - ha detto Carandini in un'intervista al Corriere della Sera - mi sembra che le tecniche contemporanee di imballaggio e climatizzazione rendano possibile uno spostamento del genere. E non mi risulta, allo stato attuale, che esistano seri impedimenti tecnici. Il vero problema è costituito da un atteggiamento mentale. Di ostilità locali a qualsiasi spostamento. Che io posso anche rispettare e comprendere. Ma che oggettivamente stridono con la situazione in cui si trova attualmente quel bene». A scanso d'equivoci il neopresidente precisa. Basta con «l'atteggiamento fondamentalista della conservazione che attribuisce al bene un ruolo quasi sacrale», basta con la «santificazione dei beni culturali», basta con quel «fondamentalismo» che poi è «anche una concezione di possesso fisico dell'oggetto». «Io sono di avviso contrario. Penso che nei nostri magazzini giacciono molti beni impolverati, con cartelli rosi dai topi, destinati al degrado e all'oblio». In fondo, che ci stanno a fare le opere d'arte nei musei se non le vede nessuno? Quale migliore occasione del G8 per esibirle come trofei dell'Italia berlusconiana? Cosa dovremmo farcene di quelle statue improduttive lasciate in balia della polvere? Aboliamo l'ultimo tabù. A che dovrebbero servire sennò le opere d'arte se non ci si può fare neppure un po' di business e marketing. Questa è "politica moderna", direbbe Cetto Laqualunque, lo spregiudicato uomo del nostro tempo nato dalla fantasia comica di Antonio Albanese.