Il governo proroga il condono edilizio: fallite le previsioni, poche migliaia di domande e un incasso molto inferiore al previsto. Cade un altro pilastro della finanza creativa di Tremonti, ma purtroppo i palazzinari sono più scatenati di prima. E continuano a costruire senza chiedere nemmeno la sanatoria. Insorgono le opposizioni e le associazioni ambientaliste. Wwf e Legambiente: «Fermiamo lo scempio prima che sia troppo tardi» Scempiatori d'Italia, continuate pure a costruire. Per gli appassionati degli abusi edilizi, degli scheletri di cemento e dei balconcini improvvisati che deturpano paesaggi naturali e rovine antiche, ieri è stata festa grande: il governo, spinto dall'ennesimo flop della finanza creativa tremontiana, ha prorogato di quattro mesi la data di presentazione delle domande per il condono edilizio: dal 31 marzo (oggi) al 31 luglio. Che il condono sia stato un fallimento, lo ammette lo stesso governo, che in conclusione del consiglio dei ministri di ieri parlava di «un numero di richieste sensibilmente inferiore a quello stimato». E lo dicono le cifre: l'ultima finanziaria annunciava introiti attesi per oltre 3 miliardi di euro (precisamente 3,130), mentre le domande sono state poche migliaia e l'incasso, secondo i calcoli di Legambiente-Cresme, pari a un decimo del previsto (neppure 300 milioni di euro). Un bel buco per il pallottoliere di Mago Giulio: manca all'appello circa un quarto delle maggiori entrate previste in manovra (13,7 miliardi di euro). Se poi si pensa che la quasi totalità di queste entrate dovrebbero provenire dalle una tantum (5,4 miliardi dalle dismissioni del patrimonio pubblico, 2,5 dal concordato fiscale, 2 da riapertura ed estensioni delle sanatorie fiscali, oltre al condono), spesso realizzatesi in un pugno di mosche, si capisce perché ormai si proceda a colpi di proroghe. A bloccare le domande degli abusivi, comunque, non è stato - purtroppo - l'attaccamento alle regole e all'integrità del paesaggio da parte di molti nostri concittadini, quanto piuttosto la paura di doversi autodichiarare penalmente perseguibili all'atto della presentazione dell'istanza di sanatoria: il prossimo 11 maggio, infatti, la Consulta dovrà decidere se il condono sia conforme o meno alla Costituzione. E questo grazie alle leggi regionali e ai ricorsi avanzati da Toscana, Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Campania, che hanno deciso di ribellarsi al diktat governativo della cazzuola libera. Istigazione all'abuso Buono dunque che le richieste non vengano avanzate - un ulteriore fallimento per il governo - ma questo non significa affatto che gli ecomostri non vengano eretti: anzi, secondo le denunce di Legambiente e Wwf, i costruttori abusivi sono scatenatissimi, e il clima di continui condoni e proroghe ai condoni non fa che diffondere sempre di più l'idea che l'illegalità viene tollerata (e se possibile anche premiata). Un'attività criminale che non si è mai fermata, se è vero quello che riferisce il rapporto Legambiente-Cresme, secondo il quale nel corso dell'anno passato sarebbero state costruite oltre 40 mila abitazioni abusive, che salgono alla cifra orribile di 362 mila se si considera il decennio che ci separa dal Berlusconi I (primo governo, ma anche primo condono). Gli onesti pagano per tutti «Con questi provvedimenti, i cittadini in regola pagano anche per chi fa gli abusi - dice Stefano Lenzi, responsabile ufficio istituzionale Wwf - Basta citare i recenti calcoli fatti dal Comune di Roma: a fronte di entrate per 477 milioni di euro realizzate in base ai condoni dell'85 e del '94, il comune ha dovuto spendere 2 miliardi e 992 milioni di euro per le opere di urbanizzazione, ovvero per fornire il verde, le fognature, le strade, l'illuminazione alle nuove realtà abitative. Anziché poter concordare e ripartire con i privati le spese per questi servizi, secondo un piano urbanistico controllato dal pubblico, la collettività viene messa davanti a un fatto compiuto e costretta ad accollarsele totalmente». «In più - aggiunge Lenzi - non abbiamo ancora una mappa completa degli abusi consumati in base ai passati condoni, senza contare che i comuni non fanno mai sopralluoghi sulle aree sanate, ma si limitano a un controllo pro forma sulle carte presentate dai cittadini. E' insomma un fenomeno difficilmente controllabile, una volta avviato. Bisogna fermare lo scempio prima possibile». Il parere della Consulta Fondamentale sarà il parere espresso dalla Corte costituzionale il prossimo 11 maggio. «In teoria il condono dovrebbe essere considerato incostituzionale - nota Valentino Tosatti, del WWf - Una prima sentenza di questo genere fu emessa dalla Consulta subito dopo il condono edilizio del 1985: fu ammesso, ma soltanto in via emergenziale, specificando che non ne sarebbero stati considerati accettabili altri». Reazioni critiche dall'opposizione. Secondo Ermete Realacci (Margherita), «è la proroga della vergogna, un regalo a chi sta facendo affari d'oro con l'edilizia di frodo». «E' una disfatta per il governo, che non ha soldi in cassa, e un grave danno per l'Italia», nota Fabrizio Vigni dei Ds. I Verdi, guidati da Sauro Turroni e da Alfonso Pecoraro Scanio, per protesta hanno costruito una casa abusiva davanti a Palazzo Chigi: in compensato, due metri per due, con vasi di ciclamini sui davanzali.