L'Ateneo Veneto tenta di fornire gli strumenti critici per la comprensione della realtà. Partendo dal passato di Venezia Oggi l'inaugurazione dell'Anno Accademico. La prolusione sarà tenuta da Carlo Rubbia, uno scienziato che ha saputo unire i suoi interessi scientifici ai problemi concreti dell'umanità Centonovantasette anni sono tanti, no? Eppure l'Ateneo Veneto ha nel suo Statuto una regoletta che lo spinge a mantenersi giovane: è un'Accademia, sì, ma con una particolarità, perché deve riunire gli studiosi ai cittadini impegnati sul territorio per elaborare cultura, scienza e progetti che possano servire allo sviluppo culturale, scientifico ed economico del Veneto. In questi anni, abbiamo cercato di tener fede allo Statuto e lo faremo anche quest'anno. Se l'anno scorso abbiamo affrontato il tema «Città, cittadini, classi dirigenti», nel 2009 stiamo inseguendo le molte declinazioni di «Pensare il futuro». Stiamo già - con il Corso di Storia Veneta - studiando come i padri hanno pensato al futuro della Repubblica di S.Marco e a quello di Venezia dopo la perdita dell'indipendenza e della sovranità ma stiamo anche svolgendo una serie di «Incontri per la città» alla quale chiamiamo i protagonisti della vita pubblica, economica, politica perché spieghino come vedono il futuro del loro specifico settore di interesse inserito in quello della città. E penseremo anche al futuro di ciascuno di noi, al come si può pensare al termine della vita, con tutti i quesiti e le soluzioni che si possono prospettare, dal testamento biologico alla trasmissione tra generazioni. Specificamente per i giovani, poi, attuiamo - assieme alla Fondazione di Venezia - un programma («In che mondo viviamo») che vuol fornire strumenti critici per la comprensione della realtà economica, sociale, politica che essi dovranno affrontare e cambiare. Tutto questo sia detto come premessa ad un invito per stamattina, alle 11.30, quando inaugureremo nella nostra Aula Magna l'Anno Accademico. La prolusione sarà tenuta da Carlo Rubbia sul tema «Quale scienza per il futuro?». Rubbia non è solo il Premio Nobel per la fisica né - se permettete il nostro orgoglio uno degli ex presidenti dell'Ateneo Veneto, è anche un pensatore inquieto con i piedi piantati per terra. Quando si pensa ad un fisico delle particelle (e a un fisico teorico) facilmente si cede allo stereotipo dello scienziato svagato e distratto, un po' fuori del mondo: Carlo Rubbia è la smentita vivente di questo stereotipo. Le sue ricerche sono certo difficili da comprendere, ma i suoi interessi hanno saputo unire, per così dire, i bosoni vettoriali ai problemi concreti dell'umanità, che sono comprensibili da tutti: come trovare energia per il futuro sviluppo dell'umanità? Come pensare in questa ottica allo stesso sviluppo scientifico e non solo a quello tecnologico? Uno dei grandi campi di interesse di Carlo Rubbia è stato ed è quello della possibilità di utilizzazione realistica dell'energia solare e una delle sue preoccupazioni è stata anche quella di ricordare a scienziati di altre materie - ad esempio i biologi - gli errori o le miopie dei fisici, per trarne lezioni utili. Ma pensare il futuro implica, appunto, il pensare. Pensare duramente, conoscendo le difficoltà del pensiero e la facilità, per contro, del non-pensiero, dell'accantonamento dei problemi, della fiducia irrealistica nella comparsa di soluzioni magiche. Il futuro, in quanto ignoto per definizione, si presta purtroppo alle fantasticherie più sterili e alle operazioni di bassa manovalanza nel presente: tanto, qualcuno poi ci penserà a sistemare le cose. La crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo ha avuto tra le sue determinanti questo atteggiamento. Pensare significa conoscersi, tollerare i propri limiti, imparare a spostarli un po' in là tramite un lavoro costante, paziente, sia su se stessi sia sulla realtà. Avremmo potuto proporre come tema «costruire il futuro» ma abbiamo invece voluto sottolineare quanto ciascuno debba assumersi la responsabilità non solo del proprio fare ma anche del proprio modo di pensare. Se si vuole, questo è un interrogativo che si pone in varie età della vita ma che è tipico soprattutto dell'adolescenza: non ero partito, appunto, dall'idea che l'Ateneo Veneto è giovane?
VENETO - Un'accademia per il futuro
L'Ateneo Veneto ha iniziato l'Anno Accademico con una serie di incontri per discutere il futuro del Veneto e del mondo. Il tema è "Pensare il futuro" e sono stati invitati i protagonisti della vita pubblica, economica e politica a parlare del loro settore di interesse. Inoltre, sono stati organizzati incontri per i giovani per fornire strumenti critici per la comprensione della realtà economica, sociale e politica. La prolusione dell'Anno Accademico sarà tenuta da Carlo Rubbia, Premio Nobel per la fisica, sul tema "Quale scienza per il futuro?". Rubbia è un pensatore inquieto che ha saputo unire la sua ricerca scientifica ai problemi concreti dell'umanità.
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