Il risanamento attira professionisti e imprenditori Un appartamento costa in media 300 mila euro: prezzo proibitivo per gli abitanti storici Sembra rinata piazza Beati Paoli. I suoi palazzi, nel cuore del centro storico, splendono dopo il recente restauro e danno limpressione di trovarsi in una zona della Palermo bene. Ma lapparenza inganna. Perché a pagare il prezzo di questo risanamento è stata proprio la gente del quartiere, che ha visto progressivamente la piazza svuotarsi dei suoi abitanti storici per fare spazio a nuovi residenti provenienti da altre zone della città, attirati qui dalle case ristrutturate. Case che sono accessibili soltanto alle tasche dei ceti più abbienti: il costo medio di un appartamento è di 300 mila euro. Una piazza caratteristica si è trasformata così in un luogo ricercato. A risiedere qui ci sono adesso professionisti, nobili, grand commis degli uffici pubblici e imprenditori: unondata di persone nuove che abitano ora negli antichi condomini messi a nuovo. Qualche esempio? Un deputato regionale e una nobildonna di una delle famiglie più note della città hanno scelto di venire ad abitare qui, quattro medici hanno aperto di recente uno studio professionale consorziato. Ma la piazza, la storica piazza degli incappucciati, i Beati Paoli, non è più quella di una volta. In verità, questo luogo al quale è legato il mito della setta segreta che ha ispirato il celebre romanzo di Luigi Natoli, diventato un successo internazionale, è tuttaltro che vivo. La cornice è brillante, ma il quadro che contiene è cupo e indefinito. Gli edifici simbolo, come le due chiese e laccesso alla famosa grotta che nella metà del Seicento era sede delle riunioni dei Beati Paoli, sono chiusi. Nessuno sa perché. Proprio le due chiese, Santa Maria Di Gesù e Santi Cosma e Damiano sono state escluse dallopera di risanamento della piazza e sembrano abbandonate a se stesse. Le due chiese, purtroppo hanno le porte sprangate. Santi Cosma e Damiano è sconsacrata ed è attualmente gestita dallAccademia di Belle arti. «Prima lì si tenevano le lezioni di scenografia - spiegano dallAccademia - e anche qualche mostra». Ma dal 2003 la chiesa non è più agibile, a causa dei danni provocati dal terremoto del settembre 2002. Da allora si trova in stato di abbandono. «A distanza di sei anni - aggiungono dallAccademia - stiamo aspettando ancora di poter fare gli interventi necessari per ripristinare questo spazio che per noi sarebbe prezioso». Nel frattempo la chiesa è adibita a deposito. Il giardino adiacente anchesso trascurato, è pieno di erbacce e abbandonato. Laltra chiesa, Santa Maria di Gesú, detta Santa Maruzza dei Canceddi, era proprio la chiesa della setta dei Beati Paoli, dalla quale si accedeva alla grotta attraverso una cripta. Dietro di essa cera originariamente un giardino, dove cresceva un albero che nascondeva lingresso della grotta. Uno spazio adiacente è stato trasformato dal Comune in uffici, che però non sono utilizzati. La Chiesa è attualmente affidata alla Comunità SantEgidio, che si è già messa allopera per il recupero, sebbene il luogo non sia ancora aperto al culto. Laccesso alla celebre grotta dei Beati Paoli, alle spalle della Chiesa, è serrato da un cancello, e non cè alcuna insegna che indica a chi rivolgersi per visitarla. Eppure la grotta, che nasconde gli enigmi del passato, potrebbe essere una potente calamita per i turisti. La presenza di questi ultimi è piuttosto rara nella piazza. Una coppia di Savona, incontrata nei dintorni, spiega il perché: «Siamo venuti qui per caso, volevamo andare al Capo - raccontano - la piazza non è indicata in nessuna guida turistica, non ci sono visite guidate per questo luogo». Eppure questo straordinario spazio ha un potenziale storico che potrebbe riscuotere la curiosità e linteresse di molti visitatori, se soltanto ci fosse una informazione adeguata. A disturbare la visione complessiva cè anche un cantiere utilizzato come deposito, che nessuno sa quando verrà rimosso. Una delle strutture commerciali sopravvissute al tempo è la farmacia Salem, che si trova allangolo con via Judica da oltre 100 anni. «È stata fondata dalla prima donna laureata in farmacia a Palermo, Giuseppina Salem, nel 1899 - racconta la titolare - ed è un negozio che fa parte del patrimonio culturale e commerciale del quartiere, perché rimasto immutato nel tempo. Siamo stati insigniti della targa doro della Camera di commercio». Qualcosa si muove sul piano commerciale: in un magazzino, tra breve, un venditore di alimentari della zona aprirà un supermercato. E in piazza resistono gli ambulanti e i mercanti con le loro bancarelle che espongono la loro merce: frutta, verdura, pesce, cibi da strada. «Questo mercato è, ed è sempre stato, linizio del Capo, uno dei mercati più importanti di Palermo», spiega Paolo, fruttivendolo, presenza costante qui da oltre 30 anni. E non manca il venditore ambulante di cibo popolare, in questo caso Totò, che vende la frittola, specialità tipica palermitana: «Vendo manciari di strata, si chiama cosi perché è nato proprio in strada», dice orgoglioso Totò. Secondo lui, i Beati Paoli non sono mai esistiti: «Li hanno confusi con i carbonari» spiega. Questa è la sua versione della storia. Tante le leggende popolari e le storie legate alla piazza. «Una volta abitava qui, in via Gioé, una donna chiamata la vecchia dellaceto, che preparava pozioni velenose - racconta Totó - i mariti per esempio mandavano da lei le moglie infedeli, per farle avvelenare dalle sue misture». Al centro della piazza sorge un chiosco. Anche se è stato costruito di recente, viene gestito da una famiglia storica del luogo: «I nostri antenati erano acqualori, venditori dacqua attivi in questa piazza da oltre 250 anni» spiega la signora Rosaria da dietro al bancone del casotto. Anche il sottosuolo della Piazza è vivo: qui scorre il famoso fiume Papireto, ora convogliato in una condotta e sovrastato dai marciapiedi. La sera, quando la piazza si avvolge nel silenzio, si può sentire lo scroscio dellacqua. Giocando con i miti, gli abitanti della piazza si riscoprono dei veri e propri esploratori. «Da bambino - racconta Ugo, figlio di un fruttivendolo storico di via Beati Paoli - giocando con un mio amico, abbiamo scoperto dietro un muro fradicio uno dei cunicoli che conducevano alla grotta». Dieci anni fa, alcuni abitanti della Piazza, alzando la botola della cripta nella chiesa di Santa Maruzza dei Canceddi, trovarono una nicchia nel muro con ossa di bambini. Infatti, il vicolo confinante si chiama via degli Orfani perché prima in quella chiesa, appunto, venivano lasciati i bambini abbandonati. I residenti portarono alla luce anche una fontana, anchessa rimossa, dopo che il giardino è stato cementato e lingresso della cripta chiuso. Anche se la chiesa è chiusa al pubblico, uno sguardo dentro la cripta si può dare da un piccolo buco che si trova nel muro, sempre in via degli Orfani, poco prima di arrivare allingresso della grotta. Ma si vede ben poco: tutto è lasciato allimmaginazione che riporta ai segreti del passato. Ma i pezzi di storia pian piano sono stati rimossi per lasciare spazio a strutture più consone alla nuovo volto della piazza. Attratti da questo nuovo volto, sono arrivati qui i "cittadini", stravolgendo inevitabilmente lanima di questo luogo. Ma in questa convivenza tra la gente radicata in questo luogo e chi va alla ricerca di un pezzo della vecchia e autentica Palermo, cè forse il segreto della sopravvivenza di tutto il centro storico.