Iniziativa bipartisan fa cadere un tabù Non è vero che il giocatore di casinò si intossica di danaro, come accade invece al finanziere di Borsa, che non a caso ha messo in crisi il mondo capitalistico. È dunque stupido che un Paese moderno, dominato e maltrattato da trucchi finanziari di ogni genere, si privi della risorsa economica dei casinò per malintese ragioni morali. Anche perché, in un universo fondato ormai sul danaro, il casinò è lunico spazio dove il danaro non vale nulla. Nessun giocatore, tranne il baro, gioca infatti per il danaro, ma sempre gioca per il gioco che anzi, è la sola occasione dove il danaro viene subito offeso, perché, già allarrivo nel casinò, il giocatore se ne libera. Il vero azzardo si è spostato su Internet e i vecchi casinò sono templi di innocenza In un universo fondato ormai sul denaro è il solo luogo dove i soldi non valgono nulla Abituato a cambiare tutte le cose - anche la bellezza, la virtù e, berlusconianamente, la politica - , il vecchio peculio non tollera di essere cambiato in un cosa: la 'fiche. Certo, altrettanto stupido sarebbe fare dellapertura dei casinò una bandiera ideologica dentro il mito dello sviluppo, affidare alla pallina della roulette aspettative miracolistiche. La verità è che i casinò in Italia andrebbero pensati, organizzati e controllati come una risorsa da sottrarre alla criminalità organizzata. In questo senso ci pare significativo che la proposta di aprire nuovi casinò piaccia al siciliano presidente del Senato, alla governatrice del Piemonte Mercedes Bresso e alla milanese sottosegretario Brambilla. E un buon senso trasversale, anche geograficamente, visto che lItalia è da Nord a Sud cosparsa di bische clandestine, che sono luoghi sordidi dove il bisogno sociale e la pulsione individuale, non riconosciuti e rispettati dallo Stato, si organizzano in maniera illegale. E la criminalità a sporcare il giocatore che somiglia più al romantico che al pappone. E magari qualche volte è un debole in cerca di emozioni e qualche altra è pure un malato. Mai però somiglia al gangster vizioso e al peccatore. Il giocatore gioca per liberare pulsioni misteriose come la voglia di sentirsi in pericolo, e poi cè la sfida, e cè lidea che gi steccati sociali possano essere abbattuti da una pallina. E ancora cè la recita che diventa squallore solo nelle bische. Nei casinò ci sono invece gli ammiccamenti, gli abiti, le donne fatali e gli uomini canaglia e lo champagne che non è champagne se non è Dom Perignon. Sarebbe vero, come dice il procuratore antimafia Pierluigi Vigna, che la diffusione del gioco dazzardo trasforma il rischio irrazionale in un valore, se non fosse già valore dominante quello del raider di Borsa che non ama il gioco e dunque lo trucca, mentre almeno il giocatore di casinò ama il gioco, che significa poter perdere. Il finanziere gioca per vincere sempre, e dunque ipoteca, applica interessi forti, lavora truccando le proprie carte e guardando quelle degli altri in una partita che vuole vinta alla prima battuta. Se perde diventa infatti un pessimo finanziere e smette di fare il finanziere, mentre il giocatore che perde si conferma giocatore. Il mercato finanziario, che è il nostro orizzonte, è fondato sul trucco mentre il gioco della roulette è fondato sul rischio. Il mercato finanziario non somiglia ai vietati casinò ma alle legali macchinette dei videopoker sempre più diffuse nei bar italiani che la criminalità ha modificato in modo da fare sempre perdere il giocatore. Nessuno è riuscito a calcolare, con una certa ragionevole approssimazione, quanto denaro spendano gli italiani per il gioco dazzardo illegale, per le scommesse clandestine, e per le lotterie di Stato. Si sa che si tratta di decine di miliardi lanno, un enorme giro di danaro al quale va aggiunto quello speso nella nuova frontiera, nel cosiddetto 'new game che, parafrasando la 'new economy, è il gioco dazzardo sui siti Internet, in rapida e incontrollabile crescita. Come si vede, il luogo oramai più innocente dellazzardo economico contemporaneo è il vecchio casinò. Ed è il solo che, nellItalia del 'gratta e vinci, viene limitato e vietato, in nome forse di quella paccottiglia letteraria dove il casinò era il tempio della nefasta e distruttiva potenza del diavolo ricco, con la "Passione secondo S. Matteo" di Bach che apre, insieme con le fiamme dellinferno, il film di Scorsese, 'Casinò appunto, centro di loschi traffici e di malavita sfarzosa. E forse lultimo simbolo, questo criminale casinò di cartapesta, del pessimo rapporto che il Paese ha sempre avuto con mammona - è così che ancora latro giorno il Papa ha chiamato il denaro - e non solo perché lItalia è stata povera e dunque per molto tempo non ha avuto danaro. Ma anche perché la vecchia sinistra ideologizzava, e qualche volta ancora ideologizza, la povertà, disprezzando il consumo; e la Chiesa pensava e pensa che il nostro San Francesco, chissà, se ci fosse stato un casinò ad Assisi si sarebbe spogliato lì del suo denaro, invece di darlo tutto a Dio.