I templi di Agrigento visualizzati nei loro colori originari, quelli cioè con i quali furono edificati dai greci e le ultime ricostruzioni storiche della battaglia delle Egadi tra Romani e Cartaginesi del 241 a. C. che, per la Sicilia, è una sorta di punto di demarcazione visto che dal quel giorno esclusi i due secoli di dominazione araba diverrà per sempre una terra di Occidente. Sarà insomma la nostra isola la protagonista domani a Firenze (al Palacongressi, dalle 8 alle 19) del VII incontro nazionale di «Archeologia Viva», un evento biennale organizzato dalla rivista Archeologia Viva. Un appuntamento che attira migliaia di appassionati e che mette a confronto quanti s'interessano alle vicende antiche dell'umanità, dagli specialisti ai cultori della materia. Il direttore del Parco della Valle dei Templi, Pietro Meli, presenterà il restauro dei templi di Agrigento, con la visualizzazione dei vari edifici nell'originaria colorazione a colori. Punto di partenza sarà il resoconto degli improrogabili restauri realizzati in uno dei siti archeologici più visitati al mondo (quasi 600 mila presenze all'anno) e che dal 1997 è stato dichiarato patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. «I templi si stavano letteralmente polverizzando - ha spiegato Piero Meli - per questo è stato necessario un intervento tempestivo e mirato. Ovviamente non abbiamo scongiurato per sempre il pericolo, insito nella stessa pietra, molto friabile, di cui sono fatti i monumenti agrigentini. Vento e umidità restano quindi i nemici principali di queste autentiche meraviglie di 2500 anni fa». Durante il restauro dei templi di Giunone, della Concordia e dei molti altri edifici sacri che caratterizzano la Valle, sono emersi pezzi d'intonaco colorati che hanno permesso attraverso indagini attente e dettagliate di avere un'idea di quale fosse lo splendore delle antiche strutture al momento in cui furono edificate. Se oggi infatti ci appaiono del colore ocra tipico della nuda pietra calcarea di cui sono fatti, in origine furono invece dipinti con colori vivaci: quelli ora restituiti al pubblico grazie alle tecnologie più innovative. Una vera e propria foto a colori della Valle dei Templi che ci arriva direttamente dall'antichità e che sarà presentata appunto domani alla VII giornata nazionale dell'archeologia. Un'altra ricerca che sarà presentata all'appuntamento fiorentino sarà quella sulla Battaglia delle Egadi, uno degli eventi più importanti dell'antichità e soprattutto dello scontro tra Roma e Cartagine. La battaglia torna a rivivere attraverso le testimonianze archeologiche rinvenute nel tratto di mare siciliano scenario della sfida tra le due antiche superpotenze. Un'importante indagine della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, ha infatti permesso di rintracciare il luogo esatto in cui avvenne lo storico scontro navale tra la flotta cartaginese e quella romana. Quella delle isole Egadi fu la battaglia conclusiva della Prima Guerra Punica, un evento epocale che, dal racconto dello storico greco Polibio in poi, ha alimentato il dibattito sulle guerre tra Roma e Cartagine, sulle loro cause e sulla svolta geopolitica che ne conseguì. La battaglia avvenne all'alba del 10 marzo del 241 a.C., e da quel giorno e per sempre (tranne l'intermezzo islamico - medievale) la Sicilia diverrà terra «occidentale» dove per secoli aleggerà la presenza di Roma. Inferiori nella manovra e nel combattimento ravvicinato, i cartaginesi vedranno rapidamente affondare cinquanta navi, mentre altre settanta sono catturate con tutto l'equipaggio. Il risultato è micidiale e la storia ci dice molto a tale proposito. Adesso sono arrivate anche le prove, quelle archeologiche, rimaste per secoli sepolte nelle sabbie dei fondali. «Nel braccio di mare dove erano all'ancora le navi romane in attesa dell'attacco - spiega Sebastiano Tusa, soprintende del Mare di Sicilia - sono stati rinvenuti numerosi ceppi d'ancora. Allo stesso modo, dove ci fu lo scontro a nord-ovest dell'isola di Levanzo, sono stati rinvenuti diversi rostri di bronzo. Un ritrovamento fondamentale». Un'altra pagina di storia è stata svelata attraverso la sistematica collaborazione tra storici, archeologi e con l'ausilio ormai indispensabile della tecnologia elettronica. Una ricerca di grande importanza che verrà resa pubblica per iniziativa della rivista Archeologia Viva (edita da Giunti). «Quest'anno il programma è particolarmente intenso - ha spiegato Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva - date le continue sensazionali novità che negli ultimi tempi hanno riguardato la ricostruzione del passato. Si parlerà anche dei ritrovamenti nel deserto di Nasca, in Perú, effettuati dall'archeologo precolombiano Giuseppe Orefici; del salvataggio a cura di Alfredo e Angelo Castiglioni di centinaia di graffiti preistorici dalle acque di un nuovo grande invaso sul Nilo in Sudan; degli ultimi studi sul Palatino per definire le origini di Roma». All'appuntamento fiorentino saranno presenti anche diversi personaggi. Folco Quilici ad esempio presenterà il suo ultimo film, «Hierapolis», sugli scavi e i restauri che vengono condotti sull'antica città dell'Anatolia da Francesco D'Andria dell'Università del Salento. Lo scrittore Valerio Massimo Manfredi parlerà dell'assissinio di Giulio Cesare e del suo ultimo romanzo «Idi di marzo». Altri interventi riguardano l'Egeo antico e la misteriosa fine della civiltà cretese; le ultime scoperte sulla costa del mar Nero, in Georgia, relative all'antica Colchide; la rete di villaggi che popolarono la pianura padana nell'età del Bronzo e che misteriosamente scomparvero; la Via etrusca dei due mari, un antico itinerario commerciale fra Adriatico e Tirreno ora riproposto in un percorso trekking di 260 chilometri. L'incontro si conclude con un intervento di Syusy Blady, «turista per caso» in Mongolia sulle orme di Gengis Khan, e con la presentazione di un divertente cartoon su Dante Alighieri e le sua casa fiorentina.