852.458 euro, 7 recite, incasso netto 267.000 euro per 8.971 spettatori. Sono le cifre del Ballo in maschera diretto da Daniel Oren nella stagione invernale 20072008 del Maggio Musicale. Un meccanismo forse non chiaro ai profani: l'opera lirica, almeno a un certo livello, costa, e non potrà mai autofinanziarsi. Infatti il Maggio per ogni spettatore ha avuto un disavanzo di 65 euro. Ecco spiegato l'arcano del perché repliche aggiuntive di spettacoli di successo sono tabù (accadde con l'esauritissima Turandot del 2006). Magari qualcosa di più, nello specifico, si poteva fare, visto che il Ballo era in forma semiscenica. Solo gli oneri per gli scritturati ammontavano a 704.729 euro. Addirittura 251 a cranio sono gli euro sborsati per la Dafne, costata complessivamente 231.277 euro, ma vista solo da 875 spettatori, dato che era allestita nel teatro bonsai Goldoni. Per tacer di Lucinda Childs a Maggiodanza, 268 euro che la Fondazione ha tirato fuori per ciascuno degli 883 spettatori. Ma si sa, il balletto spesso tira poco. Periodicamente è l'argomento del giorno; ora più che mai, dati i tagli tombali annunciati dal governo sul Fondo unico per lo spettacolo. Appena approvato il bilancio previsionale 2008, con un'ipotesi di disavanzo che sfonda i 4 milioni di euro, ci si azzuffa su ipotetiche ricette, condite da polemiche (come poteva essere altrimenti) sulla decisione della giunta comunale di rendere il Maggio proprietario del Teatro Goldoni e della Sala prove alle Cascine. Senza mai dimenticare che ha ragione il sovrintendente Giambrone quando afferma che nessuna impresa a cui da un giormo all'altro mancassero 9 milioni di euro sopravviverebbe, un'occhiata all'ultimo bilancio effettivo, quello del 2007, può risultare istruttiva. Dalla relazione del sovrintendente risulta una perdita di esercizio nel 2007 di 1.877.000 euro (39.640.000 ricavi, 41.517.000 costi). Fondamentalmente a causa della mancata vendita di tale Colonia il Lago, immobile in località Vallombrosa ceduto al Maggio dalla Regione Toscana. Invertita la tendenza rispetto al 2005 (5.961.000 deficit) e al 2006, l'anno nero del commissariamento, quando la vendita dell'ex Longinotti portò a un attivo di 2.106.000 euro, a fronte di un deficit che sarebbe stato di 6.395.000 euro. Positivo il trend degli spettatori, con un aumento degli incassi al botteghino di quasi 500.000 euro (da 2.679.000 del 2006 a 3.065.000 del 2007). Abbastanza inspiegabile (si parla dell'unico teatro italiano che vanta un direttore di fama internazionale come Mehta) il crollo delle sponsorizzazioni, dai 343.000 euro dell'anno precedente ai 15.000 del 2007. Così come la contrazione delle tournées, da 3.087.000 a 1.052. 000. Preoccupante un'esposizione debitoria con le banche passata da 6.844.097 euro a 11.174.156. Certo che nell'ottica di una lotta agli spechi aiuterebbe che, una volta deliberati, i fondi venissero erogati nell'immediato, senza obbligare a rimpinguare con fior di interessi le casse delle banche, 444.000 euro solo nel 2007. Il patrimonio netto, a causa del deficit, ha avuto una contrazione, da 28.458.508 euro a 26.580.968. Le spese per il personale dipendente, causa rinnovo del contratto nazionale, sono aumentate da 24.072.000 a 25.227.000. A proposito di personale, curiose alcune scelte dell'organico funzionale 2007: 486 unità, di cui 5 dirigenti, nessun maestro collaboratore (perché?), 10 collaboratori artistici, 115 professori d'orchestra, 98 artisti del coro, 43 ballerini, 118 impiegati (più dell'orchestra), 97 operai. Ma l'organico effettivo conta 379 addetti. Carenze pesanti in orchestra, nel coro e nel corpo di ballo.