Il Maggio Musicale Fiorentino è una istituzione di eccellenza nel settore lirico - sinfonico ma da anni sopravvive a stento in una situazione economico - finanziaria preoccupante. Il fenomeno riguarda più o meno tutte le Fondazioni perché i costi di gestione e produzione sono enormemente più alti degli incassi al botteghino che al massimo raggiungono il 15 - 20 dei ricavi (solo il Teatro alla Scala supera di molto il 50). Dire che il problema è la riduzione del FUS è un errore che nasconde altri problemi semplicemente perché da anni era noto agli operatori del settore che le risorse per la cultura sono poche e non potranno che diminuire. La soluzione sarà quella di separare il destino della Scala e di Santa Cecilia da tutte le altre istituzioni musicali e liriche che ricevono finanziamenti pubblici in modo da ridurre i costi accentrando servizi comuni e produzioni. Anni fa, in tempi non sospetti, con l'allora Sovrintendente Giorgio Van Straten abbiamo più volte discusso sulla necessità di diversificare i ricavi del Maggio Musicale in modo da ridurre la dipendenza dai finanziamenti ministeriali ed aumentare l'autonomia del Teatro. Visto l'allarme di questi giorni, evidentemente la Fondazione non è riuscita ad attrezzarsi per affrontare una situazione nota. Altre Fondazioni, invece, pur sempre in gravi difficoltà economiche, hanno avviato diverse iniziative che contribuiscono a coprire in parte i costi: sviluppo di coproduzioni e sinergie con altri teatri, musei teatrali, ristoranti, bookshop e realizzazione di prodotti, cessione sull'utilizzo dei marchi, contratti di sponsorizzazione e televisivi (Rai), tournée, serate a tema sponsorizzate. Alcune riescono a veicolare verso il teatro, attraverso agenzie specializzate, i turisti. Alla Scala si dice: i turisti vengono a teatro e poi vanno a visitare Milano. Da noi i turisti vengono per vedere la città ma perché non si riesce a veicolare l'1 (un'enormità, quasi 100 mila persone) verso i teatri comunali. Insomma, stupisce lo stupore di questi giorni per cose note e ancor più per gli strumenti che si intendono utilizzare. A fronte di una crisi finanziaria (non si riesce a pagare gli stipendi) si è pensato di conferire immobili (il Goldoni e la Sala prove) al patrimonio della Fondazione. Ma se la crisi è finanziaria le operazioni sul patrimonio sono inutili e dannose perché hanno ripercussioni negative sul bilancio, aumentando i costi per le manutenzioni e nuove perdite per la gestione di beni che costano ma non rendono. Sarebbe stato più utile pensare a una gestione gratuita, senza oneri a carico della Fondazione o trovare fonti alternative di ricavo. Appare singolare anche l'idea di vendere immobili prestigiosi (Palazzo Vivarellli Colonna e il complesso di via Fortini) per finanziare la costruzione del parco della musica. Il ricavo atteso è di circa 60 milioni. In questo caso, al contrario, era opportuno evitare di disperdere un pezzo pregiato del patrimonio dei fiorentini, ma soprattutto valorizzare le possibili rendite che quei beni possono garantire, magari conferendoli alla società che costruirà e gestirà il parco della musica. Se ben gestiti, i soli affitti di immobili così prestigiosi potrebbero facilmente coprire gli oneri finanziari per importi superiori ai 60 milioni attesi dalle vendite. Insomma, il Consiglio Comunale dovrebbe rivedere l'intero impianto economico - finanziario della Fondazione perché se si vendono i gioielli di famiglia i fiorentini non possono che essere preoccupati e indignati. Col sospetto che per costruire il nuovo stadio si venderà Palazzo Vecchio. avvocato e consulente della Scala
FIRENZE - che errore vendere i gioielli di casa per il Maggio
Il Maggio Musicale Fiorentino è in difficoltà economiche. I costi di gestione e produzione sono più alti degli incassi al botteghino, che raggiungono solo il 15-20% dei ricavi. La soluzione proposta è quella di separare il destino della Scala e di Santa Cecilia da altre istituzioni musicali e liriche che ricevono finanziamenti pubblici. Altre Fondazioni hanno avviato iniziative per coprire i costi, come sviluppo di coproduzioni e sinergie con altri teatri, musei e ristoranti. La Scala si dice che i turisti vengono a teatro e poi vanno a visitare Milano, mentre i turisti fiorentini non vengono a vedere i teatri comunali.
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