LA CRISI economica e la conseguente riduzione di risorse pubbliche sta per colpire un settore fondamentale del nostro Paese: la cultura, il recupero e la valorizzazione dei beni storici e architettonici, lorganizzazione di manifestazioni culturali e dello spettacolo. Si tratta di un insieme di attività che hanno per lItalia un valore culturale, scientifico, formativo enorme e per la nostra economia una ricaduta altrettanto importante. I nostri beni architettonici e archeologici, i musei, le mostre, la musica alimentano unindustria con centinaia di migliaia di addetti diretti e indiretti, sono una dei fattori primari di attrazione della nostra industria turistica e sicuramente uno dei capisaldi della nostra immagine nel mondo. Questo insieme di risorse da sempre è stato gestito con difficoltà, senza una reale programmazione e con una gestione spesso molto arretrata e deficitaria. Non parlo del recupero e della conservazione dei beni artistici e architettonici che ormai da anni usufruiscono di grandi investimenti ma piuttosto della loro gestione, della loro scarsa attitudine al mercato e al sistema dei servizi necessari per garantire una moderna fruizione dei beni. La Finanziaria varata dal governo Berlusconi ha rosicchiato i capitali a disposizione e Comuni e Regioni stanno riducendo i budget prima stanziati per la voce "cultura". Anche le fondazioni bancarie, che vivono di dividendi derivanti dagli istituti bancari di riferimento, saranno costrette a tagliare nei prossimi anni i loro contributi. Per alcune aree del nostro paese vorrà dire rinunciare in parte al principale finanziatore del settore. È IL CASO del Piemonte dove la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e la Fondazione Compagnia di San Paolo hanno fortemente sostenuto il recupero e la valorizzazione dei beni storici e architettonici della regione, dalla Regia di Venaria al Museo Egizio, e reso possibile gran parte delle iniziative culturali diquesti anni: arte, musica, festival, premi letterari. Tutto questo rischia di venire fortemente ridimensionato a meno che non si cerchi di razionalizzare luso delle risorse, di sviluppare nuove capacità e competenze, di migliorare la redditività economica dei beni e delle iniziative culturali. Il governo centrale, attraverso il ministro Sandro Bondi, ha proposto una prima ricetta: creare una Direzione generale per i musei e le gallerie che si occuperà della gestione e dello sviluppo dei musei e delle aree archeologiche con lobiettivo di avviare nuove politiche di valorizzazione, di marketing e di gestione dei nostri musei e dei relativi beni artistici. Il direttore generale dovrà esprimere il parere sui programmi annuali e pluriennali di intervento proposti dai direttori regionali, dovrà assicurare lincremento delle raccolte, autorizzerà il prestito di beni pertinenti alle raccolte dei musei, pinacoteche, gallerie, potrà decidere se assumere il rischio in caso di opere da prestare a mostre. I comuni e le regioni invece paiono più in difficoltà in quanto le iniziative culturali hanno generato nel tempo una rete di organismi che vivono di finanziamenti pubblici per svolgere le loro attività. Una rete che ha prodotto buoni risultati, generato idee e avvenimenti di grande valore, ma che forse ha anche sprecato o utilizzato male i budget. Il 14 febbraio gli enti culturali pubblici e privati del Piemonte hanno organizzato una giornata di protesta contro i tagli. Il manifesto che convocava la giornata di mobilitazione mancava però di una proposta, di unanalisi anche critica del proprio operato e curiosamente liniziativa era stata lanciata dallassessore alla Cultura piemontese Gianni Oliva che ha invitato gli organismi culturali a rivoltarsi contro i provvedimenti che lui stesso stava adottando. Nella stessa giornata è giunta la notizia che una delle più prestigiose associazioni culturali letterarie dItalia, il Premio Grinzane Cavour era stato messo sotto inchiesta per presunte malversazioni contabili del suo fondatore e presidente Giuliano Soria, anche indagato per maltrattamenti ai danni di un collaboratore domestico. Il Grinzane Cavour, nato come Premio letterario, ha esteso negli anni le sue iniziative: concorsi, convegni, grandi eventi legati non solo alla letteratura ma anche al cinema, alla musica, allarte, alla gastronomia. Tra le sue attività anche il recupero del Castello di Costigliole dAsti, lapertura di un ristorante letterario e di una costosa collezione di vini. Un omnibus governato personalmente, con lausilio di pochi collaboratori assunti spesso con contratti a progetto. UN ENTE che nel suo sito Internet alla voce "Organismi" presenta una desolante pagina bianca. Eppure in questi 26 anni di attività ha usufruito di almeno ventitrè milioni di finanziamenti pubblici, oltre a molti finanziamenti derivanti dalle fondazioni bancarie, da progetti dellUnione europea, da qualche privato. Sono sotto inchiesta le modalità di gestione, i rapporti con il personale, la congruità di molte voci di bilancio: ristoranti, viaggi, omaggi, ristrutturazioni edili. Scopriamo che i revisori dei conti hanno certificato la coerenza contabile dei bilanci, non entrando nel merito della natura delle uscite. Molte autocertificate dal presidente che non aveva un tetto di spesa per le sue esigenze di rappresentanza. E qui cè probabilmente il vero nodo della vicenda: lassociazione culturale era sostenuta da tutti perché era una ottima "macchina" per creare immagine e garantire relazioni e molti preferivano non valutare il reale valore culturale e scientifico delle sue iniziative. In cambio potevano partecipare a una vetrina di prestigio, senza criticità politiche e qualcuno forse riceveva anche regalie più consistenti: viaggi, vini, omaggi. La vicenda, indipendentemente dal suo esito giudiziario, ci aiuterà a meditare sulla necessità di creare una vera e propria industria della produzione culturale e scientifica nel nostro Paese ricorrendo a una gestione più orientata alla produzione culturale, ai servizi al fruitore e molto meno alla creazione di consensi politici e familistici. Meno tartine e ricevimenti e più concentrazione delle risorse sulle finalità di istituto. Ma anche politiche culturali più attente alla creazione di un ritorno economico diretto e indiretto, condizione per poi poter incrementare il nostro patrimonio storico e artistico. ERMANNO MAROCCO è esperto di marketing territoriale.
La cultura senza fondi e le spese fuori controllo
La crisi economica sta colpendo il settore della cultura, con una riduzione delle risorse pubbliche e una scarsa gestione dei beni storici e architettonici. I comuni e le regioni stanno riducendo i budget per la voce "cultura", mentre le fondazioni bancarie taglieranno i contributi. Il Piemonte è stato colpito duramente, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e la Fondazione Compagnia di San Paolo che hanno sostenuto il recupero e la valorizzazione dei beni storici e architettonici. Il governo centrale ha proposto una Direzione generale per i musei e le gallerie, ma i comuni e le regioni sono più in difficoltà.
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