Il progetto dovrebbe vedere la luce nel 2010 In Europa ce nè solo un altro La decisione dellassessore alla Cultura Umberto Croppi. Ledificio è in restauro Allinizio era un giardino. È nel giardino dellEden, racconta la Genesi, che Dio crea gli esseri viventi, insuffla la vita in Adamo e plasma Eva. Il giardino - questo fantastico hortus conclusus, questa terra segnata e circoscritta, questa bolla spazio temporale - attraversa con la sua forza evocativa, con il suo potere simbolico la Storia, i secoli. Una storia in Italia poco raccontata. Negletta. Dimenticata. E ora - annuncia lassessore alla Cultura Umberto Croppi - nascerà nella Serra Moresca di Villa Torlonia un Museo dellarte del Giardino. Un progetto che, nelle intenzioni di comune e sovrintendenza, dovrebbe vedere la luce nel 2010. Unidea ambiziosa, importante, unica. In Europa, infatti, di musei dellarte del giardino ne esiste solo un altro, ospitato in una chiesa sconsacrata di Londra. La Serra Moresca, racconta Alberta Campitelli - responsabile dei Parchi e Ville Storiche di Roma - che ai giardini e alla loro storia ha dedicato la vita - «è uno degli edifici più belli di villa Torlonia: tutta in ghisa e vetrate colorate con un disegno di tipo moresco ispirato allAlambra di Granada, fu realizzata nel 1840 dal veneto Giuseppe Jappelli, grande architetto di giardini». Ed è qui, nei 200 metri quadrati di questo spazio, attualmente in restauro, che sarà ospitato il Museo: «Per fare tornare la Serra alla sua destinazione originaria, quando ospitava piante esotiche e vi si tenevano anche feste». I modelli delle varie tipologie - della misura di un metro per un metro ognuno - saranno affiancati da pannelli esplicativi e da immagini di giardini celebri. Saranno esposte anche le piante che quei giardini - islamico, dei conventi, rinascimentale, barocco e inglese - ospitavano. Il modello del giardino dei conventi, per esempio, avrà accanto rose e gigli, simboli della Madonna e comuni in questi giardini. Il giardino allinglese sarà accompagnato dal salice piangente, quello allitaliana dal bosso e dal mirto. Il giardino barocco avrà i tulipani e le immagini dei giardini di Villa Borghese e di Versailles. Mentre per esempio per le immagini di giardini arabi saranno esposte le suggestive visioni dei giardini iraniani, di quelli moghul indiani o del giardino del Taj Mahal. Si scoprirà così che i giardini del Rinascimento e del Barocco, per esempio, erano «formali: organizzati secondo assi prospettiche, geometrie, tracciati» spiega Alberta Campitelli. «Erano ordine, artificiosità. Tutto era cadenzato, ritmato. Anche se, magari, nel luogo più lontano, nel casino nobile cerano dei boschetti, dei momenti di irregolarità. È a partire dal Settecento che si diffonde il giardino allinglese, che noi chiamiamo di paesaggio: un giardino che imita la natura, nel quale la mano dellessere umano non si deve vedere. Non più geometrie, regolarità, tracciati, siepi potate ad arte, ma libertà: sentieri tortuosi, vallette, specchi dacqua irregolari, frastagliati». «Lo spazio che circonda la serra» spiega ancora la Campitelli, «sarà utilizzato periodicamente per mostre mercato di piante. Sempre più persone sono affascinate da piante e giardini. Laffluenza di pubblico nelle mostre di questo tipo è cresciuta enormemente negli ultimi anni. Perché appassionano i giardini e la loro storia? Perché offrono la possibilità, unica e anche poco esplorata, di unire natura, cultura, storia: i giardini sono un pezzo di storia, sono arte, dicono del passato. Parlano, a saperli ascoltare».