Pamphilj, prestigioso museo privato, il ministero ha perso il suo ruolo. Troppe poltrone e pochi soldi per la tutela. Con Carandini, come Settis, continua la squallida deriva dirigenziale. I professori andrebbero messi in discussione già allUniversità. E In questi giorni, i Beni culturali sono diventati un terreno di scontro politico molto violento. Una battaglia, in particolare quella consumata tra il ministro Bondi e il professore Settis, dimissionario dal Consiglio superiore dei MiBac, sostituito da un altro professore, Carradini, che vorrebbe ascriversi allinterno di una guerra culturale di più ampio respiro e di alti ideali. Stato e mercato, pubblico e privato, protezionismo e valorizzazione del patrimonio culturale. Sarà vero? Abbiamo chiesto un commento su questo e altro ad Andrea De Marchi, curatore della Galleria Doria Pamphilj di Roma, il più importante museo privato del nostro paese. Lo guida da 12 anni, con ottimi risultati, a dimostrazione che il privato non è il diavolo. Ma resta da capire se quella di Bondi sia davvero una crociata o se e piuttosto una declinazione diversa del solito uso del potere ministeriale. Che pensa delle recenti polemiche riguardo loperato dei ministero dei Beni Culturali guidato da Sandro Bondi? Il ministero, nelle ultime settimane, e in particolare il ministro e alcuni alti dirigenti, si sono distinti per due episodi che sono finiti sui giornali. Il primo è l' acquisto di un crocifisso dallattribuzione discutibile, che sembra emerso agli studi critici quasi apposta per essere preparato alla vendita. Taluni vogliono attribuirlo a Michelangelo, per ragioni che loro capiscono ma io no. Ma trovo censurabile il fatto che lo Stato compri un simile oggetto per una cifra che, in Italia, è da record: mi pare 3.200.000 euro. Sembra qualcosa di molto simile a un lodo? È un acquisto balordo, soprattutto in un periodo come questo, di vacche magre, stupisce un acquisto così discutibile e sproporzionato. Si poteva pensare allora di trattare il Caravaggio Odescalchi o i piccoli Giotto ex De Carlo, che hanno attribuzioni più solide e condivise. Il caso del crocifisso testimonia latteggiamento ondivago e del ministro Bondi: spende molto per qualcosa di incerto e allo stesso tempo taglia finanziamenti importanti per mantenere lesistente. Laltra faccenda riguarda il caso Settis-Carandini. Direi che questo scontro si inserisce in un fatto più ampio. Riguarda in genere il mondo della cultura italiana, storicamente agglutinata a sinistra per motivi opportunistici, la quale ora si sfalda per gli stessi motivi di convenienza spicciola. Si potrebbe osservare che entrambi i professori di archeologia abbiano collaborato con "il nemico". Per questo la nomina di Carandini suona più squallida che scandalosa e corona un periodo di sue dichiarazioni utilmente seduttive verso la destra. Il centrodestra sostiene che Bondi sta combattendo legemonia culturale della sinistra. Ma si può parlare, oggi, di egemonia culturale di sinistra? Non proprio. Il sistema culturale italiano e i concupiti posti di privilegio che esso offre nelleditoria, luniversità, eccetera, è sicuramente stato gestito in gran parte dai marxisti nel dopoguerra. Anche la pasta al sugo aveva un suo aspetto marxista. Ma sono diversi anni che assistiamo a opportunistiche folgorazioni, confessioni pubbliche e dissociazioni. In tanti, insieme allo stesso Bondi, hanno scoperto di aver sbagliato tutto e hanno cambiato schieramento, ricevendo benefici. La vicenda di Bondi si distingue solo per alcuni accenti comici, con le note poesie... Nella lettera pubblica di dimissioni Settis adduce, quale esempio di degrado, il taglio dei soldi per il ministero e la creazione di posti dirigenziali per i quali non ci sono candidati adeguati. Cito testualmente. Bondi «non nega il taglio di oltre un miliardo di euro nel triennio ai fondi dei suo ministero, non nega che dal primo gennaio 2010 vi saranno 23 posti di dirigente archeologico in organico in tutta Italia, ma solo 7 funzionari col grado per ricoprirli». Se ha detto questo, non concordo con Settis. Come ho già dichiarato a questo giornale, il funzionamento del ministero è diminuito in modo simmetrico alla crescita dei dirigenti. Di questo assalto alla poltrona sono responsabili tutti i vari Governi recenti, che hanno sistemato gente sostenuta dalle principali forze politiche e sindacali: il ministero è un essere pluricellulare sempre più utile soltanto a se stesso. Del resto, mi pare che a causa dei provvedimenti di Brunetta in questi giorni sia stata avviata la procedura di pensionamento di vari dirigenti anziani, che avrebbero volentieri mantenuto il proprio posto. Sarebbe il caso di cogliere loccasione e fare cassa riducendo le poltrone. Il ministero è dunque venuto meno alla sua funzione vitale? Il sistema delle sovrintendenze, uffici periferici preposti ad amministrare concretamente il patrimonio darte, è da molto tempo impoverito, a causa della continua creazione di ulteriori uffici nonché, soprattutto, di citati posti dirigenziali. Lattitivà ministeriale era probabilmente migliore quando il ministero non esisteva, cioè prima del 1974. Da allora è diventato un gigante del terziario, ma non è aumentata lattività di tutela intesa come sorveglianza, manutenzione, restauro. Continue riforme delle procedure e delle leggi hanno creato una tale confusione che ogni ufficio regionale tende a fare di testa sua. Tipica degenerazione italiana. Sembra la Rai? Sì, ma la Rai non ha un passato eroico. Nata da unazienda pubblica fascista (Eiar), ha continuato a essere uno strumento del potere politico. Le sovrintendenze, invece, sono nate come effetti di un sincero entusiasmo, profondamente radicato nel nostro Paese, che ha la più antica legislazione specifica al mondo, risalente alla storia preunitaria. Ad esempio Corrado Ricci, direttore generale di un tempo, vale a dire il ministro di oggi, anticipò di tasca propria lacquisto di un quadro, Iacopo Bellini a Firenze. E una storia da libro Cuore, distante anni luce da Bondi, dai suoi amici e da i suoi nemici. Torniamo al confronto tra Settis e Carandini. Entrambi condividono, da universitari, una sostanziale estraneità al contatto concreto con le opere darte, perché spesso gelosamente custodito dai ministeriali. Questa è una vecchia diatriba. Per concludere: davvero non so se e quanto Settis abbia concretamente cercato di frenare questa crescita di nomine. Carandini farà meglio? Dubito molto che Carandini possa fare meglio. Non vedo per quale ragione un barone universitario a riposo dovrebbe scoprire adesso la virtù. Ho forti perplessità su questa eventualità. Questa nomina mi pare anzi una conferma circa gli aspetti sacerdotali che il sistema universitario italiano, fra i più squalificati al mondo, tende a conferire ai propri beneficati. Rispetto al problema del mondo universitario la ri forma Gelmini mi sembra assolutamente inadeguata, ma non per la sua presunta durezza. In effetti la Gelmini è impopolare, ma ha messo in campo un chiaro disegno di rinnovamento del sistema. Come giudica il suo operato? Penso sia troppo tenera. I professori andrebbero messi tutti a contratto. Invece imperano sine die in un ruolo prebendizio esente da critiche.
Il Riformista
28 Febbraio 2009
De Marchi: Bondi ondivago e la Gelmini può osare di più
LU
Luca Mastrantonio
Il Riformista
Artista / Persona
Bene culturale
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