Bisogna convincere Sandro Bondi a non lasciare il Ministero della Cultura. E necessario ricordargli che contribuire da una posizione di vertice alla nascita senza traumi del nuovo Pdl è importante. Ma non rinunciare a portare avanti la sua battaglia per far uscire la cultura italiana dallimmobilismo a cui lha condannata la casta sacerdotale dellegemonia della sinistra, lo è molto di più. I chierici di questa casta che ha spadroneggiato per quarantanni nel mondo dellarte, del ,patrimonio artistico e del cinema si ribellano e protestano, come scrive "Il Riformista", contro il Ministro che con il suo consueto stile felpato tenta -di smuovere le acque stagnanti? Cè la levata di, scudi del Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Salvatore Settis per le nomine di manager? Ci sono le dimissioni di gruppo di Andrea Emiliani, Andreina Ricci e Cesare De Seta per i tagli? Ci sono gli altolà dei cineasti per lintenzione di rivedere il meccanismo del finanziamenti statali? Bene, tutto questo non è il segno che il Ministro si trova nellocchio del ciclone, che si tratta di un uomo solo dalle idee sbagliate che deve combattere con lintero settore della cultura portatore di istanze virtuose! E, al contrario, la dimostrazione tangibile, la prova del nove inequivocabile che il percorso iniziato da Bondi è giusto e che la sua azione incomincia a raccogliere i primi frutti positivi. Nel sostenere Bondi e sollecitarlo a non gettare la spugna non cè alcun pregiudizio politico o personale. In questo caso le posizioni politiche contano, o dovrebbero contare, poco e niente. E la simpatia (o nel caso opposto lantipatia) nei confronti del Ministro non dovrebbe essere neppure presa in considerazione. Ciò che conta sono le risposte ad alcune domande banali. Siamo sicuri che negli ultimi decenni il patrimonio artistico nazionale sia stato conservato e valorizzato al meglio? Siamo certi che a provocare linnegabile declino del mondo artistico italiano non abbiano contribuito quanti hanno gestito la politica culturale del nostro paese? Siamo convinti che il cinema italiano abbia perso la sua spinta propulsiva e sia finito relegato ai margini della produzione internazionale solo perché gli americani sono cattivi, gli indiani svegli, i francesi abili, gli inglesi tenaci e tutto il resto del mondo della celluloide mondiale, paesi del Terzo Mondo in testa, si sia messo in testa di ignorare la creatività italiana? Le risposte sono scontate. Se il sito di Efeso, che si trova in Turchia è attrezzato e pubblicizzato meglio di Pompei, la responsabilità non può ricadere sul destino cinico e baro. Se i Fori romani sono un fatto privato degli specialisti o la passerella occasionale dei sindaci della Capitale e non, come dovrebbero, il punto di maggiore attrazione del turismo culturale mondiale, la colpa non è dei gatti che si aggirano tra le colonne. Se i cineasti italiani continuano a non saper raccontare storie ma insistono solo nel fare dei proclami, come hanno fatto da un paio di generazioni a questa parte, non si può protestare contro lo stato che non paga lideologia. Se i teatri si svuotano ci sarà pure una ragione diversa dal fatto che senza aiuti pubblici a pioggia battente i botteghini languono. I nemici di Bandi non propongono nulla tranne che la conservazione nuda e cruda della politica culturale portata avanti fino ad ora. Sempre su "II Riformista" Michele Anselmi ha addirittura suggerito al ministro di imitare il suo predecessore Walter Veltroni, cioè luomo che ha trasformato il vecchio effimero in sterile apparenza e con il suo nullismo ha contribuito solo a perpetuare la casta dei sacerdoti. Bondi, invece, ha deciso di cambiare, di invertire la rotta, di puntare non solo alla conservazione ma anche alla promozione ed allo sviluppo, di svegliare le energie nascoste degli artisti dalla vena esaurita per eccesso di aiuti di stato. Forza Bondi, non mollare!