LE IDEE DEL SABATO L'un contro l'altro armati, l'ex ministro ombra del Partito democratico e l'ex Giovane Scrittore di Grande Successo Mondiale si confrontano sul tema: è giusto sovvenzionare con danaro pubblico spettacoli di prosa, concerti, mostre d'arte e festival di varia cultura? Il secondo, Alessandro Baricco, dice di no e propone ( la Repubblica, 24 febbraio) di dirottare i fondi a scuola e televisione, lasciando invece le altre attività vivere o piuttosto morire secondo le logiche del mercato. Il primo, Vincenzo Cerami, controbatte che è solo una provocazione; che non si vedono tutti quei privati disposti a sponsorizzare finanziare eventi culturali; che il «molliamo tutto», invece di guarire le storture attuali (una cattiva legge, sprechi, privilegio di strutture vecchie a danno di altre ecc.), sarebbe solo il modo per buttare via il tanto o poco che c'è. In linea di principio, il neoliberista Alessandro Baricco in controtendenza rispetto a tutti i liberisti convertiti a Keynes ha torto, Vincenzo Cerami ha ragione. Il sistema culturale vigente, in effetti, ancorché sclerotico e inefficace, qualcosa ancora difende. A prezzi troppo alti, senza ricavi. Il «liberi tutti» di Baricco produrrebbe solo una replica di Bonolis Mina, clip di storia della musica dal gregoriano a oggi e un'inutile e noiosa versione del Puccini più pop. Dove invece ci sarebbe da discutere è quando Baricco qui davvero interessante s'interroga sul perché tanta cultura sovvenzionata col pubblico danaro non sia servita a difenderci dal degrado rappresentato e introdotto da Berlusconi. «Come mai la grandiosa diga culturale che avevamo immaginato di issare con i soldi dei contribuenti (cioè i nostri) ha ceduto per così poco? Bastava mettere su tre canali televisivi per aggirare la grandiosa cerchia di mura a cui avevamo lavorato? Evidentemente sì. E i torrioni che abbiamo difeso, i concerti di Lieder, le raffinate messe in scena di Cechov, "La Figlia del reggimento", le mostre sull'arte toscana del Quattrocento, i musei di arte contemporanea, le fiere del libro? Dov'erano, quando servivano? Possibile che non abbiano visto passare il Grande Fratello? Sì, possibile. E allora siamo costretti a dedurre che la battaglia era giusta, ma la linea di difesa sbagliata. O friabile. O marcia. O corrotta. Ma più probabilmente: l'avevamo solo alzata nel luogo sbagliato». Anche se, rispetto a Nanni Moretti, Baricco ritiene che Berlusconi sia un effetto e non la causa, certo che le domande che lui pone sono giuste e ineludibili. La sinistra, o quel che si dice tale, non ha minimamente fatto un esame del fallimento culturale del proprio progetto: ma com'è successo che tutto il fervore pedagogico del vecchio Pci abbia prodotto questa resa generale al genere di consumo che impazza oggi su tutte le tv? Dov'è l'errore, quando si è cominciato a sbagliare? Le figurine Panini dell'Unità di Veltroni, da che parte stanno? Le feste con tappeto rosso, i mille festival culturali, che cosa hanno lasciato? E le notti bianche? Ancora oggi non è dato vedere un serio ragionamento in merito, semmai rispunta qua e là un residuo di complottismo, come se ci fosse un piano, una trama occulta sempre pronta a distruggere il progresso. Anche se esso, il progresso, non si sapeva più che cosa voleva, troppo confuso tra il mix impossibile di Giovannona Coscialunga e Stockhausen. Nel frattempo, però, sarebbe veramente colpevole non vedere cosa propone il privato imperante in materia di acculturazione: il format di «Amici», e gli sproloqui di Bonolis. Ora, è vero che un ragazzo di «Amici» ha sbancato il Festival di Sanremo. Ma è stata una vittoria facile facile, visto il livello mai così mediocre delle canzoni.