La ricostruzione del pm: al centro una triade con Castriconi e due architetti «Sodalizio». È questo il termine che il pubblico ministero Stefano Pizza ripete di frequente nelle 330 pagine dell'ordinanza per descrivere i rapporti di collusione attraverso i quali sarebbero state gestite, per anni, le opere e i permessi di urbanizzazione nel Comune di Monte Argentario. E per cui giovedì mattina è scattato il blitz nel quale sono state applicate le venti ordinanze di misure cautelari nei confronti di amministratori, dipendenti pubblici e liberi professionisti accusati a vario titolo di corruzione, abuso d'ufficio e falso ideologico. Oltre alla denuncia di altre ventisei persone coinvolte in quella che lo stesso questore di Grosseto Maria Rosaria Maiorino ha definito «l'inchiesta più importante negli ultimi anni nel nostro territorio, sia per le persone coinvolte che per i reati contestati». Diciassette le pratiche illecite, ottantuno i capi d'accusa complessivi nei confronti degli indagati. Al vertice del «sodalizio» che gestiva permessi e lavori di ampliamento nelle abitazioni del Promontaorio c'era - secondo gli inquirenti - una triade composta dall'ex vicesindaco e assessore all'urbanistica Massimo Castriconi, in carica fino al giugno del 2007 e da due architetti: Angelo Collantoni e Vincenzo Gabrielli titolari di un noto studio professionale a Monte Argenatario e allo stesso tempo membri del collegio ambientale che di volta in volta doveva rilasciare i permessi per costruire garage, finestre, ma anche piscine, mura di cinta e terrazze con viste mozzafiato sul Golfo. Nella ricostruzione degli inquirenti, attorno e per loro, si muoveva buona parte dell'ufficio tecnico del Comune a cominciare dal direttore, Augusto Donati, in pensione da qualche mese e da due sue collaboratrici che a seconda di chi presentasse il progetto facevano sì che il fascicolo avesse una corsia preferenziale. Del sodalizio faceva parte anche Antonio Noferi, in qualità di geometra dell'ufficio tecnico e Massimo Benedetti, ingegnere e, libero professionista e membro del collegio ambientale fino al giugno del 2007. Nel caso, poi, i lavori fossero all'interno di una zona vincolata a livello paesistico - secondo gli inquirenti - allora l'ufficio tecnico sollecitava la responsabile della Soprintendenza di Siena, Patrizia Pisino, per sveltire la pratica. Gli inquirenti durante un anno e mezzo di indagini hanno sequestrato migliaia di carte, controllato in tutto il loro iter decine di pratiche e registrato migliaia di conversazioni attraverso intercettazioni sia telefoniche che ambientali. Tra il materiale sequestrato ci sono anche le agende dell'ex vicesindaco Massimo Castriconi che risalgono agli anni 2005 e 2006. Al suo interno gli agenti della squadra mobile hanno trovato segnate le cifre che l'ex assessore avrebbe incassato non solo dagli architetti Gabrielli e Collantoni ma anche da altri soggetti per un totale di 30mila e 400 euro nel 2005 e 27 mila l'anno successivo. Una prova schiacciante per l'accusa se sommata al quadro indiziario, ma che molto probabilmente verrà contestata dai legali degli indagati perché «non ci sono riscontri evidenti». Dalle indagini - tra le altre cose - emerge infatti che Castriconi, pur ricoprendo una carica istituzionale, avesse per vari motivi una situazione finanziaria sempre in bilico e che chiedesse denaro ad amici e conoscenti per far fronte a queste difficoltà. Nella premessa dell'ordinanza, nella quale il pm contesta agli indagati l'associazione per delinquere e chiede al giudice l'applicazione della misura cautelare in carcere, lo stesso sostituto procuratore spiega come «Massimo Castriconi quale vicesindaco e assessore all'urbanistica agiva quale sponsor dello studio associato Collantoni-Gabriele per convogliare verso il loro studio professionale i privati cittadini interessati a vedere realizzate delle opere e sollecitandoli a cambiare tecnico e garantendo, in questo caso, il buon esito della pratica». Come? «Intervenendo concretamente e personalmente nella sua veste sui responsabili dell'Ufficio tecnico in particolare su Donati e su Antonella Sabato», che avevano - secondo l'accusa - il compito di far approvare le pratiche. Ma il vero nodo che teneva uniti i fili del sodalizio tra l'ufficio tecnico che passava le pratiche, il collegio ambientale che le approvava e Soprintendenza, era il rapporto tra i membri della commissione ambientale: Collantoni-Gabriele-Benedetti e Castriconi che li ha «caldeggiati in Comune affinché venissero nominati». In pratica - secondo gli investigatori - era in sede di collegio che il sodalizio entrava in azione scegliendo quale progetto far passare e quale bocciare. «Benedetti - scrive il pm - nella duplice veste di tecnico privato e di pubblico ufficiale aveva il compito di dare il via libera alle pratiche presentate dallo studio associato Collantoni-Gabrielli venendo talvolta ricambiato con la direzione dei lavori in quelle stesse pratiche che poco prima nella sua veste di pubblico ufficiale aveva illegittimamente avallato».