A Belfiore e a Oddati si chiede lintera definizione dettagliata del Piano di gestione nel suo complesso E i tempi non potranno essere biblici A Napoli le "finte ripartenze" sono sempre dietro langolo. Ricapitoliamo. A Bagnoli si ferma il progetto di trasformare una parte di quellarea in una Cinecittà napoletana; poi, 24 ore dopo, il progetto riparte. Nella zona orientale è a rischio la bonifica. La riqualificazione del centro storico va assumendo i connotati di una storia infinita. Proprio perché di "finte ripartenze" è piena la storia di Napoli, ci sembra benemerita lattenzione di oltre trenta associazioni di cittadini sulle condizioni degradate del centro storico. Come è stata meritevole anche lazione svolta in questi anni da intellettuali, professionisti e cittadini sensibili alla rinascita del "cuore antico" della città. Questa crescita civile avrà un senso se il potere politico ne valorizzerà le competenze e ne apprezzerà la trasparenza. Condividiamo, quindi, lattenzione e la preoccupazione di quelle associazioni e di quegli intellettuali sugli aspetti finanziari e di contenuto del "Grande Programma per il Centro Storico". Questo è il titolo pomposo del documento preliminare del Comune. Per quel programma sono stati stanziati 220 milioni che provengono dai finanziamenti europei. E individuati ben 144 interventi fra chiese, monumenti, palazzi e strade, in unarea dove convivono precarietà sociale e servizi pubblici decrepiti. Il problema è che dei 220 milioni, 60 saranno stornati per completare i cantieri per i restauri aperti dalla Sovrintendenza e altri 50 milioni sono già finalizzati per lAlbergo dei Poveri, che da solo richiederebbe 450 milioni. Vorremmo essere smentiti, ma se fosse vero rimarrebbero appena 110 milioni di euro per i 144 interventi catalogati. Pochi per un programma verosimile e attendibile. Cè, poi, un secondo aspetto importante quanto il precedente. La giunta comunale dovrà uscire dal vago e redigere al più presto il Piano di gestione, previsto dalla legge 77 del 2006. In esso dovranno essere definite con urgenza «le priorità di intervento e le relative modalità attuative, nonché le azioni esperibili per reperire le risorse pubbliche e private necessarie». È legittimo che le istituzioni si debbano esprimere sulle scelte del Piano. È anche auspicabile, però, un confronto con quelle associazioni di cittadini e quegli intellettuali che hanno arricchito il dibattito cittadino e la vita civile di quei quartieri. Il rapporto con il mondo professionale e le facoltà universitarie competenti non potrà ridursi a una aleatoria illusione di partecipazione, confermativa di una programmazione già decisa. La solitudine delle scelte porta sempre allisolamento del potere politico, a un evidente distacco, a una frattura con la cittadinanza. Il confronto e lascolto con la pubblica opinione non è un fastidio da rimuovere, anzi irrobustisce il tessuto sociale. Così la vicenda secolare del centro storico di Napoli avrà la prima seppure parziale risposta, dopo decenni di amnesia. Altrimenti, si impantanerà fra mille polemiche e finirà anchessa con liscriversi fra "le finte ripartenze". Il professore Pasquale Belfiore, assessore titolare del Supporto tecnico al recupero del centro storico, e Nicola Oddati, assessore al centro storico, saranno i registi delle scelte operative del Piano di gestione. Ma lultima parola sarà della Cabina di regia presso la Regione. Intanto, proprio Belfiore, su Repubblica di domenica scorsa, ha preannunciato tre interventi: la Cittadella degli studi nella zona dei Decumani, la destinazione del Maschio Angioino come Museo civico di Napoli, la riqualificazione di piazza Mercato con la ignominiosa "palazzata" prospiciente via Marina. A Belfiore e a Oddati chiediamo lintera definizione dettagliata del Piano di gestione nel suo complesso. E i tempi non potranno essere biblici. Al di là della curiosità di conoscere meglio le aree dove il Comune di Napoli ha scelto di intervenire - solo in parte soddisfatta dallarticolo citato - la redazione tempestiva del Piano è necessaria, proprio per la possibilità dellintervento privato, sottolineato da Belfiore. Sarebbe urgente dettare una normativa nella quale siano previste le opere a cui assoggettare gli edifici privati contigui agli interventi pubblici. Il finanziamento europeo finalizzato dalla Regione di 220 milioni è ancora troppo esiguo. Saranno necessari altri impegni finanziari per un piano di rinascita del centro storico di Napoli. Comunque, è unoccasione da non sciupare per migliorare quel famoso decoro urbano, concetto ormai dimenticato sia dagli amministratori pubblici che da molti cittadini, ahimè di questa città. Ci appelliamo anche noi al presidente della Regione, Antonio Bassolino, e ci associamo a un precedente articolo su questo giornale di Aldo Loris Rossi, perché il Piano di gestione, che andrà alla Cabina di regia regionale, sia meno particolaristico e più di sistema, proprio per risanare il "cuore antico" della città. Infine, segnaliamo la necessità che nella commissione per il Piano di gestione e nella Cabina di regia regionale siano previste, in piena trasparenza, personalità di alto profilo, con grande esperienza nel campo del recupero che con la realtà napoletana non hanno avuto a che fare solo dai reportage dei giornali.