Il nuovo Prp prevede un rapporto di interazione tra waterfront e città attraverso interventi di complessa realizzazione il dispositivo è la legge 8494, che considera i Prp non più limitati allarea tradizionale legata alle infrastrutture marittime, bensì come dispositivi di pianificazione capaci di puntare sullinterfaccia cittàporto con tutto ciò che ne consegue: il sistema complessivo dei trasporti, la valorizzazione territoriale, un modello integrato di servizi commerciali, produttivi, culturali e turistici. Sullo sfondo, un dibattito ormai di lungo corso centrato sulle cosiddette autostrade del mare, particolarmente nevralgiche per un paese come il nostro dove la maggior parte dei trasporti avviene su gomma, e una serie di esempi: uno su tutti quello di Barcellona, che a partire dalla metà degli anni Ottanta ha ridisegnato lintero fronte a mare modificando profondamente lassetto urbano e favorendo anche operazioni immobiliari speculative. Waterfront, cittàporto: sono queste le parole magiche e le linee guida del Prp di Palermo, particolarmente seducenti per una città che nella separazione dal suo mare ha visto incarnato un destino di decadenza e di smarrimento della propria identità storica, con un culmine toccato nei decenni del dopoguerra quando una serie di interventi - dallo scarico in mare delle macerie dei bombardamenti di fronte al Foro Italico alla cortina di edifici su via Crispi, sino al raddoppio della carreggiata che fiancheggia lantico porto della Cala - sono calati come una muraglia divisoria che ha smembrato definitivamente gli antichi equilibri. Il Piano si propone di ribaltare questa prospettiva attraverso una serie di interventi, tra i quali quelli relativi alla rifunzionalizzazione dellarea portuale propriamente detta (zone di stoccaggio delle merci, nuovi percorsi pedonali dei passeggeri, riorganizzazione delle banchine, dei servizi e dei terminal) che rappresentano un tassello importante ma meno gravido di conseguenze. Quello che conta maggiormente è lidea della nuova relazione di reciproca interazione tra la città tutta e lintero fronte a mare. Nel Piano, una importanza centrale è così assegnata alla nautica da diporto, articolata nei quattro punti di SantErasmo (contro il cui prossimo porto turistico si sono battute le associazioni ambientaliste), Cala, Acquasanta e Arenella, con un incremento significativo dei posti-barca e la creazione di nuovi parcheggi. La riqualificazione dellintera area - anche sotto laspetto residenziale - sarebbe assicurata dalla creazione di una arteria sotterranea in grado di collegare il porto e via Messina Marine alla circonvallazione, liberando così le attuali strade di attraversamento dal carico del traffico; dalla demolizione delle cortine edilizie che oggi prospettano sul demanio marittimo, dalla valorizzazione dellarea archeologica del Castello a Mare, nonché dal potenziamento delle attività ricreative e culturali localizzate nel diagramma che comprende lArsenale, il Molo Trapezoidale, il giardino del Foro Italico, il Padiglione di SantErasmo e il parco dellOreto con la zona dellex gasometro. Va da sé che su molti di questi punti, siamo con tutta evidenza nel futuribile: solo per dirne una, quanto tempo ci vorrebbe per realizzare a Palermo una arteria sotterranea di diversi chilometri quando un semplice sottopasso blocca intere strade per anni? E quando potremo vedere qualche passo concreto in direzione della realizzazione della bonifica della foce dellOreto? E quando il raddoppio della linea ferroviaria farà sì che la Palermo-Messina non sia più che una tradotta regionale? Su questo come su molti aspetti il Prp rischia così di essere un semplice libro di buone intenzioni generiche, come quando, in riferimento allintegrazione del sistema dei trasporti urbani, dà per quasi realizzata quella chiusura dellanello ferroviario che è una delle tante drammatiche incompiute dellamministrazione Cammarata. Si dirà che occorre guardare nel tempo a venire con scadenze di media e lunga durata, progettare sulla base di una ampia pianificazione insomma, rifuggire il piccolo cabotaggio se si vuole cercare, per Palermo, un volto e una articolazione funzionale in grado di affrontare i decenni a venire. Ma alcune premesse del Piano sono ancora da verificare proprio in ragione del sistema delleconomia. È vero, infatti, che il traffico passeggeri è raddoppiato nel decennio tra il 1997 e il 2007 (da 500.000 a un milione sia per gli imbarchi che per gli sbarchi, numeri comunque molto inferiori ad altre città portuali), ma lincremento del traffico dei container nello stesso periodo è molto modesto (da 25.000 a 27.000), segno che Palermo intercetta in misura ridotta quelle traiettorie dalla Grecia e dalla regione maghrebina verso la Spagna che dovrebbero giustificare, insieme al varo dellarea di libero scambio euromediterraneo del 2010, lampiezza progettuale. E la stessa produzione cantieristica registra da anni un declino della produzione e degli addetti. In altri termini, proponendosi come volano, il Piano rischia di mettere in moto un meccanismo sovradimensionato rispetto al profilo attuale della città. Di certo, svanita al momento lombra delle società di Dubai che per qualche tempo hanno volteggiato intorno al Pellegrino, il Prp è comunque premessa di una serie di deroghe e di rovesciamenti nel campo della legislazione urbanistica. Dichiara, ad esempio, che è il Ppe a doversi adeguare al Piano regolatore portuale, e non viceversa, vanificando una metodologia di indagine storica che vuole la città antica come un organismo da leggere nella sua stratificata complessità unitaria; e questo spiegherebbe perché, da un anno e mezzo, il sindaco blocca la nomina degli esperti che dovrebbero rivedere il Piano particolareggiato esecutivo per il centro storico scaduto ormai da anni. Individua, tra le Aree di trasformazione integrata (dodici in tutto) in cui si articola il prossimo Piano strategico della città, due fronti cerniera fondamentali da coinvolgere in unottica di integrazione: il primo costituito da Waterfront centrale, Sampolo - Chimica Arenella, il secondo da Danisinni - Lolli - Notarbartolo, per le quali il ministero dei Trasporti ipotizza come fattore non secondario la riqualificazione di insediamenti residenziali. Riqualificazione residenziale, termine ricorrente nel Piano, può voler dire tutto e nulla: aldilà anche delle buone intenzioni e delle visioni storiche, che sia questa componente in grado di muovere interessi economici ingenti uno degli obiettivi del Prp?