Bronzi della discordia. Intorno alle due bellissime statue greche rinvenute a Riace e oggi custodite al Museo nazionale di Reggio Calabria continua la polemica, innescata dal ministro Urbani con la proposta di inviare una delle due statue (il «giovane») ad Atene per le Olimpiadi. Apriti cielo. Se il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e il presidente della Provincia di Reggio, Pietro Fuda, si sono dichiarati d'accordo, la città di Reggio è insorta. I Bronzi non si toccano. No anche all'ipotesi di una duplicazione delle statue che avrebbe ottenuto il desiderato effetto propagandistico senza mettere a rischio l'incolumità dei due guerrieri. Ma Reggio non vuole: i Bronzi sono unici e non possono essere donati. Chi è decisamente contraria ad un loro spostamento è la sovrintendente archeologica della Calabria, Elena Lattanzi, l'unica a porsi la sola domanda logica: il trasferimento rischia di danneggiare le sculture? La soprintendente ritiene di sì: «Sono fragili e presentano microlesioni. Inoltre non possono essere ospitate in ambienti che non presentino le stesse condizioni climatiche del museo di Reggio». Quindi ben vengano le copie, anzi la soprintendente Lattanzi proprio non capisce la reazione negativa. L'uso delle copie non è certo nuovo, quando si tratta di salvaguardare gli originali. È una copia il David di Michelangelo di fronte a Palazzo Pitti, è una copia il Marco Aurelio in Campidoglio. Le opere d'arte appartengono a tutti e tutelarle dovrebbe essere un dovere sacro. In Italia si preferisce sballottarle di qua e di là, magari in pezzi come l'obelisco di Axum.