La Chiesa di San Cosma e Damiano, nel cuore di Schianno, è oggetto di studio da mesi di un giovane studente di storia dell'arte, di cui, in parte, avevamo già seguito le ricerche. L'attenzione del giovane è andata oltre al semplice edificio sacro, racchiudendo sorprese e dispiaceri. I restauri previsti nella chiesetta, dovrebbero iniziare nei prossimi mesi, sotto la direzione di Arkè GALLERY Stupro edilizio - Il caso di Schianno non è certamente il primo e non sarà, purtroppo neanche l'ultimo. La distruzione, nell'inverno 2004, dell'antico cortile detto degli Stalàsh (stallaci), per lasciare spazio a moderne costruzioni, ha significato una perdita storica di notevole rilievo. Era parte del passato di un luogo, di un borgo, di un piccolo comune che racchiude ancora oggi nelle sue vie, nelle case, nelle chiese i documenti di una civiltà contadina, rispettosa, cresciuta nel corso dei secoli e che spesso oggi rischia di svanire. E' da ricercare in questa situazione, la voglia e l'interesse del giovane schiannese Alberto Moiraghi, oggi tra i volontari del Servizio Civile al Castello di Masnago, nell'approfondire, grazie al percorso di studi che sta svolgendo, la storia e le vicende della Chiesa di San Cosma e Damiano, nel cuore dell'antico borgo alle porte di Varese. Qualche mese addietro avevamo già ascoltato le scoperte e parte delle ricerche svolte, che si sono concluse in una tesi di laurea triennale presso l'Università degli Studi di Milano, coordinata da Giovanni Agosti. A lavoro finito le scoperte certe e le ipotesi ancora aperte sono numerose; un piccolo edificio inserito nella rete urbana e che probabilmente nell'abbattimento di un cortile storico schiannese ha perso parte della sua storia. Nell'introduzione della tesi speighi la tua scelta di lavorare sull'edificio sacro di San Cosma e Damiano. Quali sono state le tue riflessioni di partenza? "Un giorno mi sono trovato ad assistere a quello che definirei uno 'stupro edilizio', l'abbattimento della vecchia corte detta degli Stalàsh, proprio accanto alla Chiesetta, per costruire edifici più moderni. Per fortuna è stato lasciato intatto lo stemma ecclesiastico a testimonianza dell'importanza del luogo e del legame stretto con l'arcipretura di Castiglione Olona. Stupefatto dall'orribile destino riservato alle testimonianze del passato, mi sono deciso a valorizzare con le mie possibilità un sito che considero importante". Considerate le ricerche d'archivio svolte, quali sono state le citazioni più antiche che hai trovato della chiesa e di Schianno? "Fin dal 859 d.C. si parla di Schianno, come residenza di nobili famiglie. La Chiesa, intitolata inizialmente a San Damiano, è documentata dal 1057 d.C., è la prima chiesa sorta nell'antico paese. Seguono poi le descrizioni estrapolate dalle visite pastorali, come quella del Cardinale Pozzobonelli nel 1755. Schianno è stata fino al 1422, prima di essere nominata Castiglione Olona, arcipretura con Clivio e Santa Maria del Monte; questo per sottolineare l'importanza che aveva nella scena religiosa e civile del tempo. Dopo una ricognizione storica, di cui non si era scritto nulla di completo e chiaro in precedenza, descrivo la chiesa dal punto di vista architettonico, lo stato di conservazione dell'edificio e delle pitture al suo interno". Quali confronti hai svolto per gli affreschi? "Il ciclo affrescato nella navata è collocabile nei primi decenni del XVI secolo: partendo da sinistra, San Bernardo di Chiaravalle, una Santa Monaca, vergine, martire, la Madonna con Bambino tra San Sebastiano e Sant'Antonio abate, e in ultimo San Francesco con il donatore. Tranne la Santa monaca, vergine (ha una fiaccola tra le mani, attributo iconografico della verginità), martire (palma del martirio nella mano sinistra), che potrebbe essere una santa locale, tutte le figure sono state ampiamente identificate". Chi è l'autore degli affreschi? "Ho ipotizzato, seguendo anche gli studi di Gianni Tettamanti, l'attribuzione degli affreschi ai Campanigo, famiglia da cui deriva anche Galdino da Varese, attivi in città, come nella zona di Novara e Ivrea. I cartoni preparatori, i modelli e gli schemi che utilizzavano giravano molto sul territorio e non è da escludere che siano arrivati anche qui per mano di Giovan Martino Spanzotti, detto Maestro Spanzottiano. Quest'ultimo ha agito qui a Schianno, al Battistero di San Giovanni di Varese, in Santa Maria Annunciata a Brunello e nella Chiesa di Santa Maria al Cimitero a Binago. Ma anche, per i personaggi rappresentati, doveroso è stato il paragone con Santo Stefano a Bizzozzero e Santa Caterina ad Erbamolle, Azzate. Il sarcofago dipinto sotto la scena dell'Imago pietatis per esempio è paragonabile a quello in San Pietro a Gemonio; rispetto a Gemonio e a Bizzozero però, qui la pittura è più semplice e curata, effetto dovuto anche dalle grandi dimensioni delle altre due chiese. Per quanto riguarda le raffigurazioni rimane da capire perchè tra tutti i santi e i protagonisti religiosi riportati pittoricamente, non risultino mai i due santi a cui è dedicata la chiesa, cosa che invece avviene nella chiesa della Schirannetta a Casbeno. Così come mistero è anche il manto bianco della Madonna, solitamente usato nella scena dell'Assunzione, iconografia qui assente". C'è un'immagine in particolare che ha suscitato dibattito e aumentato l'interesse verso gli edifici adiacenti. "Ho trovato nell'archivio fotografico milanese delle Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, l'immagine di un'opera identica all'affresco visibile oggi accanto all'altare, ma a destra del Cristo, invece di Santa Caterina è raffigurato San Pietro. Questo significa che c'era un'altra opera, che poteva essere collocata nell'edificio appunto degli Stalàsh o nel cortile dietro alla Chiesa, anticamente adibiti a convento, oratorio. Tra le diciture dei documenti trovati si legge 'oratorio di santa corona': è quindi possibile che nel passato esistesse a Schianno un oratorio o semplicemente una cappellina dedicata alla Santa Corona probabilmente attiguo alla chiesa e oggi perduto. Non era cosa rara realizzare due copie della stessa opera, per i membri della confraternita e per la gente comune; ciò accade anche a Induno Olona in San Pietro in Silvis. E' documentata la presenza di confraternite sul territorio varesino, a Gazzada e dal 1700 ca. anche a Schianno di un terzo ordine di francescani. Inutile dire che se c'era o meno l'affresco nella corte degli Stalàsh, non lo sapremo mai". Nuovi studi, nuove certezze, ma anche molti punti ancora da chiarire. Nelle intenzioni del giovane, il desiderio di pubblicare un volumetto con i risultati della sue tesi di laurea, che potrebbe essere da stimolo per proseguire le ricerche sul passato artistico del paese di Schianno, dopo il volume edito ormai nel 1993 di Egidio Gianazza Profilo Storico di Gazzada Schianno. Lara Treppiede
VareseNews
22 Febbraio 2009
✓ Entità verificate
Un angolo di Schianno perduto per sempre
LA
Lara Treppiede
VareseNews
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