Dopo Andrea Emiliani, che aveva immediatamemte seguito Salvatore Settis, anche de Seta si dimette dal Consiglio superiore dei Beni culturali. Con lui lasciano l'organismo Andreina Ricci - come de Seta designata dall'ex ministro Francesco Rutelli - e Mariella Guercio, presidente del Comitato archivi e in quanto tale indicata dalla conferenza unificata, l'assemblea dei docenti universitari e del personale tecnico scientifico del ministero. Ora, dei 18 componenti del Consiglio, ne rimangono in carica 14 e il nuovo presidente, Andrea Carandini, nominato dal ministro Sandro Bondi subito dopo le dimissioni di Settis, dovrà fare i conti con questa situazione. Il Consiglio superiore è stato convocato per il 4 marzo alle 15. A presiederlo, prima dell'insediamento di Carandini, sarà il vicepresidente Antonio Paolucci: legittimo chiedersi se ne frattempo altri seguiranno la strada di de Seta e che cosa succederà mercoledì prossimo. Docente dell'università «Federico II» di Napoli, storico dell'arte e dell'architettura di rilievo europeo, autore di un buon numero di romanzi, Cesare de Seta annuncia la sua decisione a margine di un incontro a Roma. «Negli ultimi tempi - spiega - la politica del ministero dei Beni culturali ha agito con pesanti decurtamenti dei fondi destinati alla tutela. È una politica che non approvo. Ed è preoccupante anche il mancato potenziamento dei tecnici, addetti alla tutela». Già nella riunione del Consiglio superiore dell'altro giorno, quando Settis aveva formalizzato e motivato le sue dimissioni, de Seta si era schierato al fianco del direttore della «Normale» di Pisa. Aveva condiviso le sue ragioni e sottolineato altre, come il trasferimento dei Bronzi di Riace in occasione del prossimo G8, che «è passato sulle nostre teste senza discussione». Il «forte disagio», aggiunge, è diventato «esplicito» anche attraverso un articolo in cui il ministro Bondi «attaccava il presidente del Comitato con motivazioni pretestuose». Insomma, il caso aperto da Salvatore Settis con la polemica prima e le dimissioni dopo non si chiude con la sua sostituzione. Andrea Carandini si trova da subito ad affrontare la questione del funzionamento del Consiglio superiore e il tema di fondo della politica per i Beni culturali che il ministro Bondi ha inteso programmare. I tagli alla cultura sono stati inevitabili visto che si è tagliato anche per la scuola e la sanità, ma il governo si è impegnato comunque a trovare le risorse», avverte il sottosegretario Francesco Giro: «Ma contestualmente il ministro Bondi si impegnato per recuperare importanti somme». Chissà se questo basteranno. c.r.