Braccio di ferro sulla riapertura Bondi: mancano carte e Bari non fissi date Vittorio Sgarbi potrebbe guidare la lista civica del sindaco Michele Emiliano alle amministrative del 6 e 7 giugno. L'offerta è arrivata ieri direttamente dal primo cittadino. Non si esclude un incarico da assessore. Sgarbi che è sindaco a Salemi: «Nessuna incompatibilità». Continua la lite con Bondi sulla riapertura del Petruzzelli. La visita Al teatro e pranzo insieme. Offerti posto di capolista e assessore Sgarbi: Petruzzelli subito Emiliano: candidati a Bari La risposta del critico d'arte: «Ci rifletto» Ma dopo il ciclone Vittorio prevale il pessimismo: la Turandot di De Simone sempre più a rischio BARI All'ombra della cupola del Petruzzelli, è nata un'«intesa speciale» tra il sindaco di Bari Michele Emiliano e il suo collega primo cittadino di Salemi, e noto - quanto intemperante - critico d'arte, Vittorio Sgarbi. Divenuti in un giorno (fino a ieri non si conoscevano) tanto amici da farsi mille complimenti, da lanciarsi in progetti artistici comuni (un Don Giovanni proprio nel teatro barese) da non riuscire a separarsi per il pranzo, da meditare di correre insieme per le amministrative di Bari: Emiliano come sindaco, Sgarbi come suo capolista, con ambizioni di assessore alla Cultura. «Ci sto pensando, non c'è incompatibilità», ammette. Difficile immaginare quanto possa durare l'idillio tra i due, ma per un po' la turbinosa discesa in campo per la riapertura del Petruzzelli dell'ex sottosegretario, padrino del protocollo d'intesa che sbloccò un'inerzia di dieci anni, fa sperare Emiliano. «Chiamerò Berlusconi, Fitto, Bondi promette Sgarbi - il Petruzzelli è più che perfetto, molto meglio della Fenice, il restauro è il miglior intervento di recupero di un teatro storico in Italia. Può essere la Scala del Sud. Non può restare chiuso, non è decoroso: le quisquilie tecniche si risolvono. Quando ero assessore a Milano, chiamavo i vigili e in venti minuti si chiudevano le formalità. L'evidenza non può essere sovrastata dalla forma». A Emiliano, che detesta le lungaggini burocratiche, brillano gli occhi. Ma la speranza durerà poco. A sera il timore di dover cancellare la Turandot di Roberto De Simone, le cui prove si continuano a tenere fuori dal teatro chiuso a maestranze e artisti, oltre che al pubblico, è concreto. La lettera del ministro Bondi, voci sulle pressioni degli esponenti baresi del centrodestra contro la riapertura (Di Cagno Abbrescia protesta vibratamente contro le accuse di Emiliano in questo senso), non lasciano sperare che il maestro napoletano possa provare l'opera, in programma il 21 marzo, nei prossimi giorni. «Dopo Napoli anche Bari vuole impedire a De Simone di lavorare?» ammonisce Sgarbi. Il critico d'arte è stato invitato nel Petruzzelli dai suoi «amici », la famiglia Messeni Nemagna. «E' per far colpo su Rosalba che, da sottosegretario ai beni culturali, mi interessai del teatro barese», confesserà. Accompagnato dalla stessa Rosalba e dai cugini Francesco e Ciro Garibaldi, oltre che dal suo luogotenente pugliese Emilio Toma, fa un lungo giro, si sofferma su ogni dettaglio, per poi decretare: «Questo teatro è stupendo, perfetto, perfino nei colori». Uniche critiche per un lampadario «osceno» nel foyer, e la scritta «2008» che campeggia sul palcoscenico al posto dell'originale 1903, data della realizzazione. Le resistenze politiche all'apertura si risolvono facilmente per Sgarbi. «I meriti della ricostruzione sono miei e non di Emiliano, che quindi non ne trarrà vantaggi elettorali. Parlerò con Bondi. Anche se forse sto per litigarci ». Al sindaco non dispiace per niente cedere il passo. Al contrario. Le prime parole che rivolge a Sgarbi, facendogli un'improvvisata nel teatro, rivelano l'astuzia. «Devo ringraziarti - e il confidenziale tu è tutt'altro che casuale - è merito tuo se il teatro è stato ricostruito. Ora persuadi i vigili del fuoco a farci riaprire». Di lì la strada è in discesa con continue pacche sulle spalle e reciproci complimenti, anche se in stile Sgarbi. «Potrei lavorare con te - dice - dopo tutto non sembri di sinistra, hai l'aspetto di un gerarca, ricordi Italo Balbo », e il ghiaccio è rotto. «Se mi affidi una regia mi ricompensi del mio impegno nel teatro: farei il Don Giovanni e darei a te la parte del commendatore. Poi facciamo un musical sulla ricostruzione ». L'amicizia, finché regge, è travolgente. Emiliano e Sgarbi, il cui incontro non era neppure programmato, pranzano insieme alla Pignata. E poi vanno a Punta Perotti, dove il critico nemico del brutto dà un altro dieci a Emiliano. «L'abbattimento ha reso questo luogo un simbolo di civiltà. I costruttori dovranno essere risarciti con un'altra area». Perché, proprio come dice sempre Emiliano, Punta Perotti deve restare un giardino. «Ma abbelliamolo, affidiamo il progetto a quel noto architetto... ». Sgarbi già parla da assessore a Bari. Adriana Logroscino