Il caso Si riapre solo se l'amministrazione garantisce pulizia e decoro La Fondazione incontrerà il sindaco a Pasqua Sporcizia, rifiuti e atti di vandalismo deturpano e danneggiano uno dei gioielli della Lecce archeologica Il museo del Teatro Romano, voluto dalla Fondazione Memmo, è chiuso. Sulla porta, una vecchia locandina sbiadita richiama a una manifestazione del giugno 2008. Ci sono anche gli orari di visita, ma il piccolo scrigno, voluto dall'avvocato Roberto Memmo accanto al teatro romano per sottolinearne il valore e preservarne l'antica dignità, è ormai un contenitore vuoto. Il degrado Del resto, il suo stesso creatore lo aveva annunciato al Corriere del Mezzogiorno nel novembre del 2007: «Se il Comune non si decide a strappare al degrado il teatro, sarò costretto, sia pure con la pena nel cuore, ad abbandonare il museo». E' accaduto. Mentre la vetusta cavea, nel cuore del centro storico, continua a essere preda dei vandali. L'olezzo nauseabondo che si respira passeggiando accanto alle gradinate ed escrementi in bella vista sono il segno inequivocabile che qualcuno continua a scambiare le pietre antiche per una latrina a cielo aperto. La storia non potrebbe ricevere insulto peggiore. Chiudono il quadro muri inondati di vernice spray dai graffitari e sporcizia in abbondanza: bottiglie di plastica, cocci di vetro, avanzi dei bivacchi notturni gettati oltre l'inferriata che cinge il monumento. Poi, l'indifferenza dei passanti. I titolari «Le condizioni in cui versa il teatro hanno avuto il loro peso sulla dismissione del museo», ammette la figlia dell'avvocato Memmo, Daniela, che con la sorella Patrizia, presiede la fondazione. In passato, suo padre ci ha provato a dare impulso a un mecenatismo nuovo, fatto di idee, programmi e cose concrete. Fu lui, cinquant'anni fa, a risanare a proprie spese il teatro romano ridotto a una cloaca. Nel settembre del 1999, venne l'apertura della vicina galleria d'arte, all'interno del palazzo cinquecentesco appartenuto alla famiglia Romano, che avrebbe dovuto fungere da volano per il rilancio del gioiello archeologico leccese. «Le due maschere in pietra del secondo secolo dopo Cristo sono tornate a Roma e la stessa cosa è avvenuta con tutte le altre opere esposte», fa sapere Daniela Memmo dalla sua residenza romana. «Certo, mio padre è deluso di quanta poca attenzione si presti a un bene che lui aveva adottato, ma io e mia sorella non vogliamo mollare. A Pasqua saremo a Lecce per parlare con il sindaco. Vorremmo capire che intenzioni ha perché potremmo anche riallestire il museo, ma solo se il Comune fa la sua parte, almeno assicurando il decoro. Dei nostri progetti su Lecce abbiamo già parlato con il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, e lui è disposto ad aiutarci». La convenzione Era l'uno gennaio 2006 quando Palazzo Carafa stipulò una convenzione con la Soprintendenza ai beni archeologici di Taranto che prevedeva l'uso del bene storico dietro l'impegno di provvedere a manutenzione e guardiania. Oggi, una delle vie d'accesso al teatro romano è sbarrata dai cancelli del cantiere allestito per la ristrutturazione del monastero di Santa Chiara. L'altro ingresso, quello di via Arte della Cartapesta, è un percorso a ostacoli. Antonio Della Rocca Sporcizia e atti di vandalismo deturpano il teatro romano di Lecce ( Foto Serino)
LECCE Con la chiusura del museo teatro romano nel degrado
Il museo del Teatro Romano a Lecce è chiuso a causa del degrado e della sporcizia. La Fondazione Memmo, fondata dall'avvocato Roberto Memmo, aveva voluto creare un luogo di conservazione e valorizzazione del teatro romano, ma la mancanza di attenzione e di risorse da parte del Comune ha portato al suo chiuso. La figlia di Memmo, Daniela, e la sorella Patrizia, intendono parlare con il sindaco a Pasqua per capire le intenzioni del Comune e per discutere la possibilità di riallestire il museo. La Fondazione ha già parlato con il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, che è disposto ad aiutarli.
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