Il Petruzzelli non riapre. Per ora. Né si sa quando riaprirà. Il ministro Bondi non indica date, non pone scadenze, si limita a dire che sono necessari alcuni «adempimenti ». Nella sua dichiarazione, il ministro lascia trapelare anche l'irritazione per l'atteggiamento sin qui tenuto da parte del sindaco Emiliano e della Fondazione lirica, che al posto di concordare con lui modi e tempi dell'inaugurazione del teatro hanno preferito fare da soli, una prima volta il 6 dicembre e una seconda volta ora, rispetto all'imminenza della prima di Turandot fissata per il 21 marzo, al Petruzzelli. Bondi sembra tenere molto alla forma, dunque, alla regolarità delle procedure e al rispetto dei ruoli. Atteggiamento di per sé lodevole, ma che nella fattispecie finisce per alimentare una commedia degli equivoci senza fine. Anche perché, di fronte al ministro, ci sono da un lato le ragioni della città, che ha aspettato a lungo la riapertura del suo teatro, mobilitandosi con comitati spontanei, raccolte di firme e blog su internet; e dall'altro lato quelle della Fondazione lirica, che ha una stagione da condurre in porto. Risparmiamo al lettore il riepilogo di quanto successo negli ultimi mesi; stiamo all'oggi. Se gli ostacoli di cui parla il ministro si riferiscono «alle carte», ovvero alle relazioni di conformità dei lavori alle norme di sicurezza, l'unico problema sostanziale riguarda l'impianto anti- incendio del foyer, i cui lavori furono terminati nel 2004, che risulta più vecchio di quello approntato per la «sala» teatrale, meno efficiente e non in linea con quello che la legge oggi prescrive. Cose che richiederebbero un modesto intervento tecnico, non strutturale, tale da poter essere effettuato in pochi giorni. Non si capisce anzi perché i lavori relativi non siano già iniziati. Se invece gli «adempimenti » riguardano i sei milioni e mezzo di euro che la Regione dovrebbe versare a copertura dei costi supplementari della ricostruzione, forse il ministro non ritiene convincente la formula del «prestito» proposta da Vendola; certo è che la Regione ha fatto un passo per uscire dall'impasse, a cui ha risposto un elusivo silenzio. Forse altri ostacoli nascono dai contrasti all'interno della Fondazione rispetto ai modi di reclutamento dell'Orchestra; ma queste sono questioni che attengono ai processi decisionali interni alla Fondazione, che lo stesso ministero contribuisce a determinare con il suo rappresentante in Consiglio di amministrazione, e che di per sé non possono giustificare la mancata riapertura del teatro. Dimentichiamo forse i rapporti con la proprietà, ma su questo fronte tutto tace da qualche giorno; siamo fermi alla disponibilità anche immediata della Fondazione lirica a versare il primo canone d'affitto annuo di 500mila euro ai Messeni Nemagna. E' vero che in questa vicenda i silenzi non sono mai stati segni d'assenso o di quiescenza, semmai di sordo rancore e di tempeste imminenti. Ma non vogliamo qui entrare nel campo dell'ipotetico o del fantasmatico; nessuno parla più di esproprio, la class action è ferma al palo (e certo non riguarda in alcun modo la Fondazione in quanto tale o i suoi componenti). SEGUE DALLA PRIMA Insomma, ci piacerebbe che il ministro Bondi fosse più chiaro quando parla dei famigerati «adempimenti» ancora da soddisfare; che non si limitasse a dei generici «ancora non va, su, un piccolo sforzo». Che non facesse finta di non sapere «ufficialmente » che la Fondazione lirica ha un suo calendario di attività da rispettare, pena il rischio di perdere contributi e persino di andare incontro a un commissariamento. Ha ragione, forse è stato imprudente programmare la nuova stagione lirica all'interno del Petruzzelli prima che il teatro fosse stato inaugurato. Forse la Fondazione avrebbe potuto, saggiamente, continuare a tenersi stretta il Piccinni fino a nuovo ordine, senza mettere il carro davanti ai buoi. Ma ora Roberto De Simone, i cantanti, gli orchestrali, i tecnici sono al lavoro per allestire la Turandot. Che si fa, li si lascia per strada? Egregio ministro, se lei continua a irrigidirsi su questioni che appaiono puramente di principio, al posto di indicare una lista di cose da fare e i tempi per i relativi «adempimenti», rafforza le malignità di quanti vedono in tanta ostinazione unicamente la volontà di non lasciare che il Petruzzelli riapra in piena campagna elettorale, per non regalare all'attuale sindaco-presidente della Fondazione, che è candidato alla riconferma del mandato a Palazzo di città il prossimo 6 giugno, un mega-spot elettorale. E ammetterà, signor ministro, che vedere una politica tanto sorda a bisogni ed esigenze della gente, anche solo lasciare che possa essere percepita così, concentrata unicamente sulle proprie scadenze e sulle beghe di palazzo, non è quel che si dice un bello spettacolo. Fabrizio Versienti