Ogni abuso edilizio aveva la sua tariffa Tangenti, ma anche cene e sconti: nove arrestati, tra cui l'ex vicesindaco Indagati e denunciati sono 46 Per costruire un garage ci volevano meno di duemila euro. Ne bastavano cinquecento per una finestra. La lobby del mattone era composta da funzionari pubblici, politici e liberi professionisti che gestiva il paradiso edilizio del promontorio dell'Argentario tra abusi d'ufficio, mazzette e piccoli favori. Così ritengono Procura e Polizia che dopo due anni di indagine ieri mattina hanno messo in atto un blitz: nove le persone finite agli arresti domiciliari. Tra di loro anche l'ex vicesindaco Massimo Castriconi e mezzo ufficio tecnico del Comune, compreso l'ex direttore appena andato in pensione. Nel mirino degli inquirenti sono finite un paio di piscine esclusive e verande con viste mozzafiato. Semplici muretti di cinta, tettoie e finestre. Ma soprattutto terrazze e garage con vista golfo costruite - secondo l'accusa - corrompendo funzionari pubblici attraverso liberi professionisti della zona che riuscivano ad avere il via libera dalla Soprintendenza a costruire o restaurare. In cambio di un occhio di riguardo venivano offerti, oltre a soldi in contanti - si parla di cifre che vanno da 500 ai 2000 euro a pratica - favori e ricompense in natura: visite dentistiche gratuite oppure cene nei ristoranti più noti della zona. In tutto sono oltre cinquanta le pratiche edilizie che stanno facendo tremare il promontario dell'Argentario, paradiso del turismo considerato anche dal New York Times patrimonio da salvare e conservare. Lo scandalo coinvolge ex amministratori comunali, ingegneri, architetti, geometri, dipendenti dell'ufficio tecnico, semplici proprietari di case e perfino un dirigente ministeriale che avrebbe dovuto occuparsi della tutela ambientale della zona. Quarantasei le persone coinvolte tra indagati e denunciati. «Si tratta di una lobby - sintetizza il questore di Grosseto Maria Rosaria Maiorino - che gestiva in modo illecito le pratiche urbanistiche». Le richieste di accusa nelle oltre trecento pagine dell'ordinanza firmata del pubblico ministero Stefano Pizza sono pesantissime: si va dall'associazione a delinquere alla corruzione, fino al falso ideologico e all'abuso d'ufficio. Venti le misure cautelari formalizzate ieri mattina dagli agenti della squadra mobile di Grosseto, in collaborazione con la polizia giudiziaria e i vigili urbani dell'Argentario che hanno anche perquisito una quarantina tra uffici e abitazioni sequestrando tra le altre cose personal computer, agende e intere pratiche già avviate. Agli arresti domiciliari sono finiti in nove: l'ex vicesindaco e assessore all'urbanistica Massimo Catriconi, 45 anni, il direttore dell'ufficio tecnico fino allo scorso anno, ora in pensione, Augusto Donati, il funzionario istruttore dello stesso ufficio Antonella Sabato e il suo collega Nilvo Cerulli; due architetti molto noti nella zona, Angelo Collantoni, 45 anni, e il collega Vincenzo Gabrieli; il titolare di un'agenzia immobiliare, Nazareno Orsini e il geometra Andrea Terramocci. Oltre all'ingegner Massimo Benedetti, 43 anni, membro del collegio ambientale. Il gip Pietro Molino ha anche disposto per cinque indagati il divieto di dimora nel Comune tra di loro un nobile romano. Mentre per altri sei è scattata la sospensione per due mesi o dall'ufficio pubblico dove lavorano oppure dall'albo professionale. Tra questi c'è anche Patrizia Pisino, 54 anni, originaria della provincia di Lecce ma residente a Grosseto. Sarebbe lei la funzionaria della Soprintendenza di Siena, addetta alla tutela ambientale nella zona dell'Argentario, che avrebbe dato il via libera alle pratiche che di volta in volta le venivano presentate dall'ufficio tecnico. «Monte Argentario - spiegano gli inquirenti - è tutelato, e per costruire qualsiasi cosa c'era bisogno del via libera da parte della Soprintendenza». L'inchiesta è partita nella primavera del 2007 quando sono iniziati i primi controlli da parte della polizia su alcune pratiche edilizie sospette. Nello stesso periodo sono arrivate alla Procura di Grosseto le prime denunce di alcuni cittadini. Le segnalazioni - confidano gli investigatori- si assomigliavano tutte. «Ho fatto richiesta all'ufficio tecnico del Comune per fare alcuni lavori a casa, volevo fare un garage coperto dove mettere l'auto. La stessa cosa ha fatto il mio vicino. Ma a lui la pratica è stata accettata mentre la mia è stata rifiutata». Il motivo? «Dipendeva da quale architetto o geometra presentava la richiesta». Dagli accertamenti è emerso che alcuni professionisti della zona riuscivano ad avere una via preferenziale. Come? Corrompendo i funzionari pubblici che a loro volta ricevevano il via libera della Soprintendenza senese. Per adesso c'è traccia di circa 60mila euro che sarebbero serviti a corrompere i funzionari. Diciassette le pratiche nelle quali gli investigatori hanno accertato illeciti. Una su tutte riguarda l'ex casa cantoniera dell'Argentario dove se non fossero intervenuti gli investigatori sarebbe stato costruito un muro in cemento con terrazza. Il primo blitz risale al novembre del 2007 quando nel registro degli indagati finirono dieci persone, tra cui l'ex vicesindaco Castriconi e mezzo ufficio tecnico, oltre agli stessi professionisti a cui ieri mattina sono state formalizzate le accuse. «Nonostante fossero indagati, intercettati e avessero subito diverse perquisizioni - spiega il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio - continuavano a gestire in modo imbarazzante il sistema dell'edilizia all'Argentario». Nel blitz di ieri mattina gli uomini della squadra mobile diretti dal dottor Patrizio Canale Parola hanno sequestrato altro materiale che adesso sarà passato ai raggi x dai periti che dovranno accertare se la lobby del mattone abbia favorito altre pratiche, sempre in cambio di cene, soldi o semplici visite dentistiche.