E la Toscana, per la tutela del paesaggio, non è più l'isola felice di una volta Lo scandalo edilizio e urbanistico (non è certo il primo e non sarà l'ultimo) scoppiato all'Argentario conferma alcuni dati di fondo. Primo dato: in questo sciagurato Paese non ci si rassegna, specie nelle aree ad alto potenziale turistico-commerciale, alla legalità, alla pianificazione urbanistica, al rispetto di quel bene collettivo sempre più raro (e quindi sempre più prezioso) che è il paesaggio. Secondo dato: la Toscana non è purtroppo più quell'isola felice che è stata decenni or sono dal punto di vista dell'uso del paesaggio, anche se sulla costa tirrenica i guasti e gli abusi segnavano già più di un punto nero pure allora. Spesso, quando parcheggio sulla laguna di Orbetello, tuttora incredibilmente bella nonostante tutto, mi soffermo a guardare attentamente il panorama dell'Argentario e noto che alcuni nuovi cubi e cubetti cementizi si sono aggiunti a quelli, numerosissimi ormai, che già c'erano, a spese del verde, di spazi naturali intatti. Si pensava che l'azione più penetrante della magistratura, di Mani Pulite, avesse scoraggiato amministratori disonesti, tecnici corrotti e cittadini pronti a speculare, a costruire opere illegali, a forzare le concessioni edilizie ricevute. Non è stato così. Gli esperti sostengono che è persino peggio di prima. La colpa è di tutti, principalmente di quanti ritengono che il bene costituito dai nostri paesaggi e ambienti sia una risorsa senza fine, che si possa impunemente saccheggiarlo e dissiparlo. Non è così neppure da un punto di vista strettamente economicistico: le grandi agenzie del turismo internazionale (come Future Brand) ci mettono ancora al primo posto per le città d'arte, ma ci relegano oltre il decimo e il quindicesimo posto per la natura e per le spiagge. Un autentico suicidio, quindi, anche sul piano dell'intelligenza e della preveggenza negli affari. Come le cifre del turismo 2008 confermano. Come può succedere tutto questo? Eppure i nostri padri costituenti deliberarono all'articolo 9 della suprema carta che "La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Già, ma lo Stato non ha mai finanziato e potenziato seriamente quei presidii della tutela che sono le Soprintendenze, pagando male i suoi tecnici, non rinnovando i quadri (oggi l'età media è sui 58 anni), non fornendo mezzi tecnici. Al punto che ogni Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici si trova con un carico enorme di pratiche, persino 3-4 al giorno per ogni funzionario. Ora poi il ministro Bondi ha supinamente accettato tagli di risorse così feroci che compiere ispezioni, missioni, controlli tecnici risulterà ancor più difficile. Per la gioia degli speculatori e dei corrotti. Le Regioni, a cominciare dalla Regione Toscana, hanno per lo più sub-delegato i Comuni nella tutela del paesaggio, quegli stessi Comuni ai quali nel contempo venivano sempre più lesinati i trasferimenti erariali dal centro. Col risultato di spingerli a trovare negli oneri di urbanizzazione, cioè nell'edilizia, risorse compensative. Tutto ciò grazie al ministro Franco Bassanini e al governo che nel 2000 hanno tolto dal Testo Unico per l'edilizia l'articolo 12 della legge n. 10 del 1977 sui suoli che consentiva di utilizzare il provento di quegli oneri per le sole spese di investimento, vietandone l'uso per la spesa corrente. Di qui una sorta di "doping" finanziario comunale a base di altro cemento. Durato fino a pochi mesi or sono. Infine, la legge per l'elezione diretta dei sindaci ha tolto ai consigli comunali poteri incisivi di controllo attribuendoli al sindaco e alla giunta. Col risultato che delibere importanti (edilizia inclusa) non sono più atti di consiglio bensì soltanto di giunta e quindi con una diffusa opacità (e peggio) delle decisioni. Mettiamoci poi la filosofia berlusconiana del "ciascuno è padrone a casa sua" e il quadro, davvero fosco, sarà completo. Ma finché l'opinione pubblica non reagirà oppure non esisterà, andrà, temo, sempre peggio.
In questo Paese non ci si rassegna alla legalità
La Toscana è stata colpita da un scandalo edilizio e urbanistico all'Argentario, che conferma i dati di fondo di una regione che non si rassegna alla legalità e alla pianificazione urbanistica. La Toscana non è più l'isola felice per l'uso del paesaggio, e gli abusi segnano già più di un punto nero sulla costa tirrenica. Gli esperti sostengono che è persino peggio di prima, a causa di una mancanza di tutela e di una cultura di speculazione e corruzione. La colpa è di tutti, principalmente di quanti ritengono che il paesaggio e gli ambienti siano una risorsa senza fine.
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