«Pieraccioni doveva venire con me. Poi ci ha ripensato. M'ha detto: vai tu, io resto a casa a scaricare il tuo film da Internet». Scherza il pratese Giovanni Veronesi, ma mica tanto. Nel caso di Che ne sarà di noi, la commedia candidata a 12 David di Donatelle, l'incasso totale rischia di essere decurtato di un terzo a causa della pirateria fuori rete (cioè cassette e dvd) e su rete (attraverso quei software chiamati in gergorWzaring). Possibile? «Possibile», ammette il regista. Il suo film parla di ventenni messi di fronte all'incertezza del loro futuro. Gli stessi ventenni che praticano il cosiddetto downloading e scaricano dalla rete ogni sorta di prodotti: film, canzoni, videogiochi, eccetera. Conferma Riccardo Tozzi, produttore di Caterina va in. città e Non ti muovere: «Un amico di mio figlio ne ha fatto un punto d'orgoglio. Tramite uno dei tanti software in circolazione, vede i miei film ancora prima che escano nelle sale. Non so proprio come taccia, ma ci riesce». Una bella fetta di cinema si è ritrovata ieri all'Anica per sostenere il decreto-legge antipirateria del ministro Urbani in vigore dal 23 marzo. Il provvedimento prevede norme più restrittive, controlli telematici e perquisizioni domiciliari, la collaborazione dei «fornitori di connettività» (i provider) se richiesta dall'autorità giudiziaria, sanzioni pecuniarie fino a 2000 euro per chi diffonde al pubblico, «anche mediante programmi di condivisione di file tra utenti», film protetti dal diritto d'autore, perfino il carcere nei casi più gravi. Tutto sacrosanto, ma funzionerà? Una stima per difetto sancisce che «il tasso di pirateria in Italia è tra i più elevati d'Europa, arrivando a superare il 20 per cento su tutti i prodotti tutelati dal copyright». Le perdite, nel 2002, ammonterebbero a circa 750 milioni di euro, 140 dei quali riguardano il cinema. «Ormai è un argomento da G8, le leggi nazionali non bastano più», profetizza Fabrizio Ferrucci, presidente della Fapav. «La verità è che il Paese non percepisce la pirateria come un reato», ammonisce Pupi Avati, regista e presidente di Cinecittà Holding: «Da noi il povero marocchino che vende dvd taroccati a via Cola di Rienzo o il ragazzetto che scarica Matrix da Internet quasi ispirano simpatia. Ci piace pensare che non facciano niente di male. E intanto la natura del fenomeno sta cambiando con l'ingresso delle grandi organizzazioni criminali». I presenti concordano. In sala ci sono registi come Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana, Carlo Verdone, Marco Risi, Neri Parenti, Giovanni Veronesi, produttori come Giampaolo Letta, Riccardo Tozzi, Paolo Ferrari e Giovanni Bertolucci. Tony Renis, con l'inseparabile zucchetto rossonero, è venuto a portare la solidarietà del mondo musicale. Da Los Angeles Aurelio De Laurentiis scandisce poche, sensate parole: «Noi non vogliamo limitare le libertà individuali né criminalizzare l'attività dei provider. Sosteniamo la rete, ma i contenuti non possono correre gratuitamente sul web. Dobbiamo proteggere il diritto d'autore, la proprietà intellettuale, il copyright». Come? «Bisogna fare in modo che il decreto Urbani sia convertito in legge senza incertezze. Poi si dovrà trovare il modo di criptare il segnale, decidendo insieme la tariffa giusta da far pagare». Tra i pessimisti, c'è chi ricorda lo spot di RossoAlice con Valentino Rossi, in cui si vedono cinema, discoteche e sale giochi deserte, reperti di un passato recente destinato ad essere soppiantato dalle mille opportunità offerte dalla navigazione veloce in rete. «Una pubblicità inquietante e offensiva nei confronti di chi fa cinema», accusa il presidente dell'Artica Gianni Massaro. Mentre Letta ricorda che «il problema non è chi scarica, ma chi immette materiali piratati e li commercia lucrandoci sopra». Aggiunge: «Anch'io credo che in Italia la pirateria non sia percepita come reato. So di signore parioline che acquistano su ordinazione dvd dagli extracomunitari. Un giorno chiedono Ricordati di me, un giorno Il signore degli anelli. Credetemi, è così».