BONDI: "IRRAGIONEVOLI LE CRITICHE DI SETTIS" "È necessario liberare nuove energie e dare maggiore libertà agli operatori del settore, coinvolgendo gli enti locali e soprattutto i privati" Un presidente del consiglio superiore dei Beni culturali che arriva, larcheologo Andrea Carandini, ed uno che se ne va, Salvatore Settis, sbattendo la porta, lanciando accuse sul fronte tecnico e politico. Ministero nel caos, verrebbe da dire. Ma il titolare del dicastero, Sandro Bondi, è pronto a replicare anche duramente: «Credo che le ripetute esternazioni pubbliche di Settis siano state tanto irrituali quanto inutili. Io ho sempre cercato il dialogo, prova ne è che nel caso della riforma del Ministero ho accolto molte delle osservazioni del Consiglio superiore dei Beni Culturali. Più in generale, le critiche di Settis si concentrano soprattutto intorno ai tagli subiti da tutti i ministeri che ammontano al 30 per cento. Purtroppo la crisi economica che ha investito leconomia mondiale non era prevedibile, ciò nonostante stimo che il rigore imposto da Tremonti sia unoccasione per razionalizzare bilanci fuori registro. Altre soluzioni non ne vedo. E non credo oggi possibile prediligere il settore cultura a discapito di altri, come listruzione, la sanità, il welfare, la sicurezza. «Ogni ministro del governo Berlusconi ha ricevuto i medesimi tagli e sta facendo ottime cose per decurtare solo gli sprechi. Sprechi che, come chiunque può immaginare, esistono e danneggiano chi invece lavora bene. Sono inoltre convinto che debba cambiare il metodo con cui si finanzia la cultura. Il finanziamento diretto è necessario, ma se mal usato genera assistenzialismo e asservimento. Al contrario, devono essere liberate energie nuove e data nuova libertà agli operatori del settore, coinvolgendo gli enti locali e soprattutto i privati». Lei è accusato, non solo da Settis, di aver depauperato il ministero, a cominciare dallorganico. «No. Non sono state prese decisioni di questo genere. Come dicevo stiamo cercando di mettere a regime una macchina complessa come il Mibac che, voglio ricordarlo, conta più di 20 mila dipendenti». Ritiene di dover ancora riformare il sistema delle soprintendenze che è già stato pesantemente penalizzato? «Non ci sono in cantiere altre riforme oltre quella approvata dal Consiglio dei Ministri in dicembre. E poi non penso di aver penalizzato le soprintendenze. Semmai, come nel caso dei due commissari nominati a Pompei e a Roma, la procedura in atto aiuterà le Soprintendenze a portare a termine progetti fermi da decenni». Come sarà la riforma del ministero? «Lidea centrale è la costituzione di una nuova Direzione per la valorizzazione. Come dice appunto la denominazione, avrà il compito di valorizzare limmenso patrimonio culturale del nostro Paese. In un momento di crisi è necessario che i Beni culturali siano economicamente sostenibili. Contrariamente a quello che sostengono le persone critiche nei confronti della riforma, se così non fosse in pochi anni non avremmo risorse neppure per la tutela. E visto che il compito prioritario dello Stato in questo settore, come da Costituzione, è la tutela, con tutte le mie forze mi sto adoperando per rendere sempre più attuabile la nostra missione. Per questo motivo, mi sono sempre sembrate irragionevoli le osservazioni di Settis». Insisterà nel volere alla direzione generale della valorizzazione Mario Resca, lex amministratore di McDonalds, la cui designazione ha suscitato moltissime polemiche? «Certo. Stimo il dottor Resca e penso che sia la persona giusta per questo difficile compito. Leccellenza del personale del Mibac è riconosciuta in tutto il mondo, mettere a disposizione dei nostri tecnici nuove professionalità, esperte nel campo dellorganizzazione, mi sembra non solo sensato ma doveroso». Alessandro Baricco, dalle pagine di Repubblica, ha lanciato la proposta di dirottare i finanziamenti destinati allo spettacolo a scuole e tv. Qual è il suo pensiero? «Ritengo che sia stata una provocazione, anche se ben sostenuta con argomentazioni intelligenti. Nel merito però un piccolo passo è stato fatto: lidea di limitare il finanziamento diretto, per esempio in un settore come il cinema, e di prevedere invece sistemi di defiscalizzazione degli investimenti, come il tax credit, porterà un radicale cambiamento nel rapporto tra lo Stato e la cultura. Per troppi anni la cultura in Italia, succube di questo perverso rapporto con lo Stato, è stata una cultura non libera, troppo ideologizzata, troppo ombelicale». Sempre in tema di finanziamenti. Lei aveva promesso che non ci sarebbero stati tagli al Fus. È stato decurtato di cento milioni. Perché? «Stiamo lavorando per reintegrarlo». Lo spettacolo chiede una riforma di settore. Laffronterà? E quale sarà la riforma delle fondazioni degli enti lirici. «Stiamo discutendo intorno a un disegno legge. La situazione però è complessa. Nonostante metà del Fus sia da sempre assegnato alle fondazioni liriche sinfoniche, alcuni anni sono stati erogati oltre 200 milioni di euro, gli enti lirici hanno accumulato dalla riforma del 1996 quasi 300 milioni di euro di passivo». Si parla di un avvicendamento, delle sue dimissioni in vista di un ritorno allinterno del Pdl. Al suo posto si insedierebbe Gaetano Quagliariello. Cosa cè di vero? «Non è una questione allordine del giorno».