Professor Paolucci, Settis si è dimesso, Bondi grida allideologia... e si torna allantico dilemma: la cultura è di destro o di sinistro? «Per fortuna la cultura non ha colore politico. Noi non siamo né poeti, né registi. Noi ci occupiamo della conservazione del patrimonio, che è un mestiere tecnico. Come i medici». E allora cosa cè dietro a questo terremoto ai vertici del Consiglio? Scontri ideologici, mancanza di fondi, esibizionismo? «E un momento difficile per i beni culturali. Cè molto disordine sotto il cielo e non si capisce quale sarà il futuro. La regionalizzazione? Il vero problema è che le risorse pubbliche diminuiscono come pure quelle delle Fondazioni bancarie; il personale qualificato invecchia e i concorsi nuovi si sono cominciati a fare, ma... è troppo poco». La spettacolarizzazione, i media, la voglia di apparire hanno contagiato anche la cultura? «E non è così anche nella politica? Io sono un reazionario, vorrei una cultura silenziosa, che fa le cose. E invece si è sempre in tv e sui giornali. Anche noi siamo diventati star». Siamo un Paese dove la ricerca e larte sono penalizzate, dove sinveste sempre meno nella cultura e sempre più nella tv. Evviva la commercializzazione e i nuovi barbari? «Viviamo in una democrazia dei consumi anche culturali. Se lei pensa che agli Uffizi nel 1938 entravano poco più di un migliaio di persone e oggi, 70 anni dopo, sono milioni, qualcosa vorrà pur significare... Oggi magari chi sta a Cesena non conosce i propri musei, ma ha visto il Louvre. Sono i tempi che sono così. E la tv commerciale centra ben poco. Perché io posso anche guardarla, ma non per questo non leggo Shakespeare o Cervantes». Come possiamo allora uscire dal tunnel dei tagli alla cultura? Aprendo ai privati come ha fatto Cacciari con la Coca-Cola? «E sbagliato pensare che tutto dipende dai soldi. Quanto crede che abbia speso Tolstoj a scrivere Guerra e pace? Un po di carta bianca e una penna. Ma per tutelare il nostro patrimonio, i soldi sì, servono. Però ci vorrebbe anche personale selezionato con cura, più giovane, più preparato. I funzionari di oggi sono vecchi. Come nelle università. E purtroppo la politica ha interesse a mantenere le cose così come stanno. La gente che viene eletta assomiglia a chi la elegge». Professore, che si può fare? «Prima di tutto difendere il nostro bene culturale più importante e più bistrattato: il paesaggio. Poi qualificare il personale dei musei e pagarlo bene. E la stesso nelle Università. Come vede, tutte cose ben poco democratiche».