Il sistema Cultura scoppia (anche con laiuto di molti che ne hanno usufruito per anni)? Oppure stiamo vivendo la proverbiale crisi delle poltrone capace dipreludere a un nuovo umanesimo? Beato paradosso. Il fatto è che i sommovimenti allinterno delle istituzioni fondazioni liriche, beni culturali, teatro di prosa, eccetera - si succedono in Italia a ritmi vertiginosi. Nella sola Roma, sono di poche ore fa leffettiva apertura della crisi del Teatro dellOpera (il sindaco Alemanno ha scritto una lettera al Ministero chiedendo, in pratica, il commissariamento dellente) e le dimissioni di Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali. Senza contare altro tipo di situazioni inferi, ad esempio gli esiti del bando europeo per la non facile assegnazione del teatro Quirino (parliamo di gestione), che si porta in dote una ventina di assunti a tempo indeterminato. E, allargando il tiro, possiamo censire, nel resto del Paese, altri bei terremoti. La Fondazione Lirica genovese è coinmissariata (commissario in carica, Pino Ferrazza): quella napoletana lo è ancora di fatto (le autorità cittadine spingono perché il commissario uscente, Salvo Nastasi, continui il suo lavoro); quella veronese, lArena, ha rinnovato solo da poco, dopo un commissariamento, i suoi organi. Poi, fa i teatri di tradizione, il Bellini di Catania ha appena registrato le dimissioni del soprintendente, Antonio Fiume freddo. Deficit, impossibilità di far fronte ai programmi, consapevolezza definitiva dellimpossibilità di evitare i tagli al Fus previsti dalla Finanziaria: tutto questo sta minando definitivamente un settore cruciale della vita collettiva, del Paese civile. Ma se è vero che occorre, anche qui, riscrivere le regole, veder chiaro sulluso dei fondi, dar peso alla qualità e ai ricavi almeno in egual misura, è altrettanto vero che non possiamo permetterci né il soffocamento di ogni espressione non redditizia, nè linflazione dei meri prodotti da botteghino. Infine, é giusto che lo Stato ottimnizzi. Mai dovrebbe, in ogni caso, chiamarsi fuori.
Così non si uccide neanche la Cultura
In Italia, il settore dei beni culturali e delle istituzioni liriche sta attraversando una grave crisi. I teatri di prosa, il teatro dell'Opera di Roma, la Fondazione Lirica genovese e altre istituzioni sono state colpite da problemi di gestione, finanziari e di qualità. I dirigenti sono stati dimessi o sono stati nominati commissari. La crisi è stata accentuata dalla mancanza di fondi e dalla necessità di ridurre i tagli. Tuttavia, è importante che lo Stato ottimizzzi i fondi e che le istituzioni si concentrino sulla qualità e sui ricavi. Non è possibile soffocare le espressioni non redditizie e non permettere l'inflazione dei prodotti da botteghino.
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