Collezionista innamorato dell'arte. Dalle sue raccolte la Pinacoteca donata a Torino. «Mio padre mi portava - fin da bambino a visitare le esposizioni perché riteneva che il bello educasse e il gusto si affinasse» II ricordo di galleristi antiquari e curatori «Era eclettico e pronto a interessarsi di tutto ed egualmente 1 capace di ascoltare per approfondire». Poliedrico, intellettualmente curioso, attento alle esperienze culturali più diverse e coinvolgenti, l'avvocato Giovanni Agnelli ha espresso in più occasioni «la gioia di ammirare l'arte», di cogliere l'essenza dei vari linguaggi, dall'antiquariato alla Pop Art di Andy Wharol, del quale aveva frequentato lo studio a New York, della scultura alla ceramica. Un percorso, il suo, che si snoda attraverso i momenti di un profondo e costante interesse, legato all'intensità espressiva di Bacon o alla rarefatta poesia delle figure di Balthus o, ancora, a un'opera di Balla prefuturista; a un rapporto eterogeneo con le testimonianze del Novecento, con particolare riferimento all'arte americana; a una visione che spaziava dalle grandi rassegne di Palazzo Grassi a Venezia ai contemporanei ospitati al Castello di Rivoli, fino alla collezione cinese della Fondazione Giovanni Agnelli. Non mancava, nonostante i numerosi impegni, alle mostre dell'Associazione Ex Allievi Fiat, dove, di volta in volta, si era accostato con la consueta attenzione ai disegni di Felice Casorati o a quelli di Mimmo Paladino, con le 104 espressioni di Pulcinella, esposti nell'ottobre 1992. In quell'occasione si era intrattenuto con il curatore del catalogo Angelo Bucarelli e con l'artista, uno dei rappresentanti della Transavanguardia, cogliendo gli aspetti di una ricerca caratterizzata da un segno incisivo e vitale di una forte energia interiore. Un'energia che traspare anche dall'impegno e dalla competenza con cui si era accostato alle collezioni di manifesti, sia alle Aste Bolaffi sia alla mostra dei manifesti Fiat, allestita alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, dove era solito visitare le esposizioni in incognito, sempre al mattino presto. , «L'ultima volta è venuto la scorsa primavera - ricorda Giovanna Cattaneo Incisa, presidente della Fondazione Torino Musei - per la retrospettiva dedicata a Giuseppe De Nittis, soffermandosi a commentare i quadri e paragonandoli con altri che conosceva. Sempre con il gusto del grande intenditore d'arte». Un amore trasmesso alla figlia Margherita, pittrice e scrittrice. Durante la personale alla «Dantesca» di Torino, l'Avvocato si era soffermato dinanzi ai numerosi dipinti, permeati da un clima di soffusa spiritualità. Clima simile, che si ritrova nelle poesie della raccolta «Cenere», in cui Margherita ha fissato un ricordo di Villar Perosa: «Allora riscopro io il ponte i centenari faggi l'assopito roseto gli scalini di pietra e la casa immobile echeggia ancor bella...». Proprio nella residenza di Villar Perosa si possono ammirare mobili piemontesi del Settecento, come sottolinea il presidente della Fondazione Accorsi Giulio Ometto: «Collezionista del bello, l'avvocato Agnelli aveva avuto stretti contatti con l'antiquario Pietro Accorsi, che gli aveva consigliato una scrivania Luigi XVI del 1780, in mogano, bronzo e placche di Sevres, appartenuta a Maria Antonietta di Francia e acquisita per la sua collezione. Si avvicinava ai pezzi antichi con sensibilità. L'ho visto l'ultima volta in Fondazione una domenica mattina, accompagnato dalla moglie Marella e dalla figlia Margherita, per la mostra dedicata a Vittorio Amedeo Cignaroli». Un teollezióhista, quindi, tra arte moderna e antiquariato, tra il fascino indiscusso di Ma-tisse e un calamaio in argento e vetro dell'800 (che aveva prestato per la rassegna «Civiltà del'8OO», svoltasi a Napoli nel '98), tra la sponsorizzazione del restauro degli arazzi del Museo di Capodimonte e le visite ai musei di tutto il mondo (dal Louvre al Moma, fino agli Uffizi): «La passione per l'arte cresce con la maturità. Mio padre mi portava fin da bambino a visitare i musei, perché riteneva che il bello educasse, che il gusto si affinasse fin dall'infanzia e aveva ragione... ». Un gusto che gli ha permesso di collezionare pezzi di indubbio valore, approfondendo la conoscenza dell'opera, talora facendosi consigliare per evitare sgradevoli sorprese, ma sempre e comunque - ricordano i galleristi - eclettico, pronto a interessarsi di tutto ed egualmente capace di ascoltare per «capire di più». Osservando un disegno dell'Ottocento, disse all'antiquario Giancarlo Gallino: «Noi pensiamo agli artisti come uomini audaci, poi scopriamo che sono come dei presidenti di banca o dei professori di matematica». Dalle sue importanti raccolte è nata la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, collocata nello scrigno realizzato dall'architetto Renzo Piano sul tetto dell'ex fabbrica del Lingotto, ideata da Matte Trucco nel 1921. Uno spazio espositivo che consente di entrare in sintonia con testimonianze altamente significative, come la statua di Antonio Canova o le vedute veneziane del Canaletto, come la deliziosa tela «La baigneuse blonde» di Pierre-Auguste Re-noir (la modella Aline Charigot, futura moglie dell'artista) o l'armonia delle forme del nudo femminile dipinto da Amedeo Modigliani nel 1917, fino al grande quadro «Velocità astratta» di Giacomo Balla: un'inter-pretazione futurista dell'auto in movimento. Accanto a questi documenti, l'Avvocato, presente alle fasi di progettazione e allestimento della Pinacoteca, ha voluto inserire nella collezione tre ritratti di Primo Levi, che aveva commissionato all'americano Larry Rives nel 1987: un omaggio all'artista scomparso nello scorso agosto. Un segnale, forse, addirittura un presentimento.
Continue visite a musei e mostre, spesso in incognito e al mattino.
L'avvocato Giovanni Agnelli era un collezionista d'arte eclettico e intellettualmente curioso. Ha espresso un profondo interesse per l'arte, visitando esposizioni e frequentando lo studio di artisti come Andy Warhol. La sua passione per l'arte è stata trasmessa alla figlia Margherita, pittrice e scrittrice. La Fondazione Giovanni e Marella Agnelli di Torino ospita le sue importanti raccolte, che includono opere di artisti come Giuseppe De Nittis, Vittorio Amedeo Cignaroli e Primo Levi. L'avvocato Agnelli ha anche collezionato pezzi antichi, come mobili del Settecento e un calamaio in argento e vetro dell'800.
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