Le dimissioni di Salvatore Settis dalla carica di presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali suscitano una forte preoccupazione nei funzionari storici dell'arte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, non solo per l'indiscussa autorevolezza della personalità che abbandona l'incarico, ma ancor più come specchio della grave crisi di identità che il Ministero sta vivendo da ormai alcuni anni, ulteriormente aggravata in questi ultimi mesi degli atti e dalle prese di posizione del Ministro. Quello che preoccupa più di tutto è proprio lo "scollamento" sempre più profondo tra la componente tecnico-scientifica e la conduzione del Ministero a livello politico. Il concentrarsi spasmodico della politica sulla riorganizzazione burocratica del Ministero ha fatto sì che la struttura, invece di snellirsi, si sia fatta negli ultimi anni sempre più confusa e farraginosa. Non ancora digerito un cambiamento, il sistema ne subiva un altro a stretto giro, impedendo di fatto quella messa a regime che è sempre auspicabile dopo una consistente riforma. In particolare, il ruolo delle strutture periferiche le Soprintendenze un tempo vero cuore pulsante del sistema di tutela, è stato svilito, sin quasi annichilito, letteralmente tagliando loro i viveri, rappresentati da un lato dai finanziamenti per lo svolgimento anche delle più semplici attività ordinarie, dall'altro dall'arricchimento del personale tecnico-scientifico tramite il bando di nuovi concorsi. In tal modo si sono progressivamente persi di vista i problemi e gli obiettivi fondamentali della tutela, della conservazione, del restauro, della gestione e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico, magari nascosti dai clamori mediatici delle mostre, l'unico settore che oggi sembra trainare l'intero mondo dei beni culturali. Chi oggi parla più di territorio, di paesaggio, di patrimonio diffuso, di formazione dei restauratori, di didattica, di personale tecnico-scientifico giovane e preparato da immettere negli ormai invecchiati quadri ministeriali? Ora, con l'ultima riforma Bondi, assisteremo alla creazione di una nuova Direzione Centrale, quella "dei musei e della valorizzazione", cui si vuole mettere a capo un manager, come abbiamo appreso dalle cronache di questi ultimi mesi. Quello che ci ha colpiti di più nella lettera del Ministro pubblicata il 23 febbraio su "Il Giornale" è stata la presentazione di soprintendenti e funzionari come studiosi ammuffiti, incapaci di leggere un bilancio e di far funzionare a dovere musei e siti archeologici loro affidati, che dovrebbero per questo essere messi nelle mani di capaci manager per assicurarne "finalmente" la tanto agognata efficienza e redditività. Questo accade in Italia nel momento stesso in cui a capo del più importante museo americano, il Metropolitan di New York, è stato scelto uno storico dell'arte di 48 anni! Forse il Ministro dimentica che nel nostro paese la maggior parte delle grandi mostre sono organizzate dalle Soprintendenze (anche quelle di successo), forse si dimentica che ormai da anni i soprintendenti e i funzionari fanno del "fund raising" (sì, sappiamo anche noi cos'è!), forse si dimentica che le soprintendenze organizzano nei musei di loro competenza attività didattiche per le scuole, concerti, conferenze, visite guidate, spesso attraverso l'impegno personale di pochi funzionari sottopagati e, ormai da anni, trovando minimo sostegno finanziario da parte del Ministero (e senza oltretutto poter contare su una fiscalità di vantaggio per quei privati che vogliano investire nella cultura). Gli storici dell'arte delle soprintendenze sono perfettamente in grado di valorizzare ciò che conoscono benissimo, basta che vengano messi in grado di farlo. Il dottor Resca parla ora ("Il Giornale, inserto Tempi", 260209) di "migliorare le performances", di "attirare turismo culturale", di "fare marketing favorendo la circolazione di opere nazionali nel mondo", di "massiccia campagna di comunicazione", di "musei più puliti, più illuminati, meglio allestiti e più aperti, con orari più agevoli", di "defiscalizzazione" per i donatori di opere d'arte o risorse per la cultura, di "potenziamento" dei servizi aggiuntivi. Gli auguriamo con tutto il cuore buon lavoro, ma non ci sembrano strategie particolarmente innovative, su alcuni di questi temi ci battiamo da anni, senza per altro che la politica abbia mai offerto fino ad ora adeguata sponda alle nostre molteplici sollecitazioni. In realtà, è la struttura ministeriale a dover essere completamente ripensata, ma non attraverso l'aiuto di consulenti esterni strapagati e nella prospettiva burocratico-politica con cui questo è stato fatto negli ultimi dieci anni, bensì nella prospettiva della valorizzazione della componente tecnico-scientifica che un tempo reggeva egregiamente il Ministero. Va recuperato, prima che sia troppo tardi, il ruolo insostituibile della presenza sul territorio delle Soprintendenze, che devono riacquistare quel peso e quell'autorevolezza, direttamente proporzionali alla cultura e alla competenza, che una classe politica miope ha loro progressivamente sottratto attraverso l'esercizio arrogante (e spesso ignorante) del potere. Un gruppo di funzionari storici dell'arte del MIBAC
Comunicato di alcuni funzionari storici dell'arte del MIBAC
Il presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali, Salvatore Settis, ha dimesso. Questo evento ha suscitato preoccupazioni tra i funzionari storici dell'arte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La preoccupazione è che il Ministero stia vivendo una grave crisi di identità e che lo "scollamento" tra la componente tecnico-scientifica e la conduzione politica sia sempre più profondo. Il Ministero ha concentrato la politica sulla riorganizzazione burocratica, ma questo ha fatto sì che la struttura si sia fatta confusa e farraginosa.
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Bene culturale
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