DOPO aver visto il Museo archeologico e quello di Capodimonte ho trovato tutto così spettacolare da pensare che, forse, questa città non abbia veramente bisogno di un museo d'arte contemporanea. Ma è per la gente che si sente la necessità di un altro Bilbao, importante per l'attrattiva turistica». Una riflessione ad alta voce interrompe il racconto di Frank Stella, esponente di riguardo della corrente minimalista americana, pittore e scultore che con la sua opera ha contribuito a scrivere, e segnare, la storia dell'arte della seconda metà del XX secolo oltreoceano. Stella è a Napoli per un viaggio di piacere con moglie e figlio, buon amico di Luca Cordero di Montezemolo che ne ha segnalato la presenza in Italia al presidente della Regione Antonio Bassolino con cui Stella si è incontrato dopo aver visitato la città, attratto dalle iniziative napoletane relative all'arte contemporanea. Il suo viaggio italiano è iniziato quattro giorni fa, a Roma, con la visita ad alcuni luoghi d'innegabile interesse artistico, come la chiesa di San Luigi dei Francesi, S. Maria degli Angeli e S. Maria del Popolo. A Napoli, invece, nel giro di due intense giornate ha visitato i maggiori siti d'arte e archeologia, compresi San Martino, il Duomo e la chiesa del Pio Monte della Misericordia, con le tele del Caravaggio. «Resto sempre colpito da come un'opera, tolta dal suo contesto, possa finire col perdere gran parte del suo fascino, se collocata in un Museo», afferma Stella. L'artista era già stato a Napoli negli anni Ottanta, aveva conosciuto Lucio Amelio, di cui ricordala grande capacità di comprendere gli artisti americani. («D'altronde, anche Schnabel, una sua personale è prevista a Napoli in autunno, ed Haring erano molto legati all'Italia»). Stella si sofferma anche sullo stato della città: «Trovo la città molto cambiata, in meglio, soprattutto con il recupero di palazzi e monumenti. Napoli è una città con una grande forza, anche i napoletani che vivono a New York, in realtà, non si sentono mai veramente lontani da casa», ed è rimasto colpito da un'opera del Pordenone esposta a Capodimonte («La disputa sull'Immacolata concezione»), mentre per quanto riguarda l'arte contemporanea è rimasto postivamente colpito dalla spirale di Serra in piazza, del Plebiscito e anche dai cinque parallelepipedi dell'Archeologico. Realizzerebbe un'opera per Napoli? «Sì certo, perché no? Magari una scultura, perché in questo periodo è alla scultura che mi sto dedicando».