Conosco Sandro Bondi, il ministro dei Beni Culturali. Ricordo che ebbi modo di chiacchierare con lui nei giorni in cui si stava formando il governo Berlusconi. Nel gioco delle nomine, il suo nome ballava su diverse caselle, una delle quali era anche lIstruzione. Fu in quella occasione che Bondi mi confidò il desiderio di poter gestire « il magnifico patrimonio culturale italiano». Usò su per giù questa espressione. Gli confidai alcuni miei dubbi sulla scivolosità del terreno, sul sempreverde dibattito circa legemonia culturale della sinistra e robe simili. Ne era perfettamente a conoscenza. Questa chiacchierata mi è tornata alla mente nel bel mezzo delle dimissioni del presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis. Settis, direttore della Normale di Pisa, è la punta di diamante di quel mondo schierato politicamente e formato culturalmente. Un gran professionista, sia inteso, sebbene con idee che assurgono spesso a dogmi. Roba del tipo: si fa così oppure tanti saluti. La battaglia su cui Settis ha deciso di gettare la spugna dimettendosi, riguarda proprio la difesa "talebana" del patrimonio culturale italiana contro una svendita, a suo dire, progressiva e costante. Una svendita che, sempre secondo Settis, sarebbe stata presto avviata dal nuovo supermanager dei musei Mario Resca, fresco di nomina da parte del ministro Bondi. Quel Resca che lesimio professore in privato indicava come "quello del McDonalds". La cosa è vera. Mario Resca è stato il top manager della famosa catena di hamburger in Italia, il numero uno. Anche se nel suo curriculum ci sono altrettanti incarichi di prestigio e di importanza. È un uomo di business, per farla breve. Per questo non piace ai palati fini come leccellentissimo Settis, il quale lo vede come un intruso, come un plebeo, come un virus. Ho sempre condiviso la nomina di Mario Resca al ruolo di manager dei musei da parte di Bondi. Dico di più, avevo anche apprezzato il modo discreto con cui il ministro stava "iniettando" nel sistema culturale quelle dosi di una cultura manageriale, avviate con la scelta di Alain Elkann come consulente del ministero. Bondi avrebbe potuto applicare uno spoil system chirurgico, era nelle sue facoltà (per dirla tutta: molti ambienti culturali di destra glielo chiedevano espressamente), ma ha preferito cercare lequilibrio possibile, la miglior convivenza. Una convivenza che lintegralismo al la Settis ha invece rifiutato. Al suo posto, arrivaAndrea Carandini, archeologo di chiara fama. Non è un ricambio destra-sinistra, per dirla tutta. E va bene così. Perché a Carandini viene richiesta innanzitutto la competenza e la capacità di far coabitare due diverse visioni circa la gestione e la valorizzazione del patrimonio artistico italiano. Torniamo così al punto più critico dellintera vicenda. È parere unanime che se questo Paese sapesse sfruttare il proprio patrimonio storico, culturale, paesaggistico, enograstronomico, godrebbe di un pil più alto. Non accade per due motivi. Il primo è il ritardo infrastrutturale: i trasporti sono inadeguati e i costi sono ancora alle stelle; per non dire della ricettività alberghiera e dello scarso rispetto che abbiamo per il turista. Il secondo motivo è che i palati fini della sinistra ci avevano convinti che per gestire il patrimonio artistico e culturale italiano si dovesse puntare sulle peculiarità, sugli sconosciuti, sulle zucche trasformate in carrozze. Il resto era attrazione turistica, era una specie di circo allaperto, era il souvenir rovesciato su cui cadeva la neve. Fatto sta che di disattenzione in disattenzione Pompei sta inguaiata peggio ora di quando nel 79 ilVesuvio con la sua lava la rese perpetua e immortale. Cito Pompei come paradigma di una disattenzione sotto gli occhi di tutti. Le politiche di gestione degli ultimi decenni hanno fallito per il narcisismo della sinistra. E soprattutto per la profonda allergia verso il marketing culturale. Muovere cultura, conservare cultura, creare cultura, promuovere cultura, costa. Costa parecchio. A sinistra sono stati bravi, sempre, ad allungare la mano perla questua annuale, vuoi per il cinema vuoi per le mostre vuoi per tutto il resto. Tutto era loro dovuto e tutto è stato puntualmente concesso. Perché la cultura va sovvenzionata e se non si vuole passare per ignoranti (patente concessa da giornali e giornalisti dello stesso circolino) si apre il portafoglio. Non è vero. La cultura può sovvenzionarsi da sé, anzi dovrà autofinanziarsi sempre di più. Una visione manageriale abbinata a una intelligente conservazione di questo fantastico patrimonio ci metterebbero alla pari con quei paesi dove il turismo e lindotto culturale sono già una importante voce economica. Massimo Cacciati non è né un idiota né uno sprovveduto, è invece uno stimato intellettuale oltre che un accorto amministratore, con spiccato amore verso la conservazione e la valorizzazione del patrimonio veneziano da lui gestito. Venezia è una città che costapiù delle altre e avrebbe bisogno di unautonomia impositiva notevole, poiché que sto ancora non è nelle sue disponibilità di sindaco, Caciari ha usato il marketing con grande maestria stipulando con Coca Cola un accordo le cui briglie sono strettamente nelle sue mani. Ecco, la via indicata da Cacciati per molti versi era la stessa via indicata pure da Resca, quello di McDonalds. Per dirla con lintegralista Salvatore Settis.
Se alla cultura chic va storto lhamburger...
Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha nominato Mario Resca, un ex top manager di McDonald's, come nuovo manager dei musei. Questa scelta ha suscitato critiche da parte di Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, che la considera una "svendita" del patrimonio culturale italiano. Settis ha deciso di dimettersi in seguito alla nomina di Resca. Il giornalista ha ricordato una conversazione con Bondi nei giorni in cui si stava formando il governo Berlusconi, in cui Bondi aveva espresso il desiderio di gestire il patrimonio culturale italiano. Il giornalista ha anche menzionato la nomina di Alain Elkann come consulente del ministero, che è stata vista come una scelta di cultura manageriale.
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