La Fondazione Carisbo erogherà "almeno un terzo in meno" dei contributi del 2008 a cultura, scuole e servizi "Stadio, se ne riparla col nuovo sindaco" Menarini e Cofferati daccordo. Ma può essere un addio definitivo Roversi-Monaco, bilancio di tre anni e avverte: "Il 2009, annus horribilis" Ieri mattina lincontro e la presa datto che fino a giugno non si fa nulla La Fondazione Carisbo ha dato conto ieri dellattività svolta nellultimo triennio, dal 2006 al 2008, a sostegno a una miriade di iniziative nel settore della cultura e dellarte, in soccorso delle nuove povertà e a tutela dellambiente, a favore delleducazione scolastica e della ricerca, in ambito umanistico e scientifico. Fabio Roversi-Monaco, presidente dell«entità ecumenica» che ha sede in via Farini 15 (la definizione è di Alberto Campito, coordinatore della commissione Ricerca e Sanità), ne descrive gli interventi coniugandoli al passato: quel che si è fatto nel 2006 (quando la Fondazione erogò oltre 39,5 milioni, e 8 li investì in progetti propri), nel 2007 (età delloro, con contributi di oltre 52 milioni, e 10 per progetti propri) e nel 2008 (anno nel quale il budget ha raggiunto 48 milioni) non potrà ripetersi nel 2009, annus horribilis di crisi fulminea e violenta, e dividenti azzerati. Nel 2009 la Fondazione erogherà «almeno un terzo» in meno dellanno precedente: circa 36 milioni, attinti alle riserve. Di questi una percentuale considerevole (tra il 25 e il 33 ) è vincolata a Comune, Provincia e Diocesi, cioè ai soggetti convenzionati e finanziati con il meccanismo del plafond, sulla base di progetti circostanziati e condivisi. La decurtazione non si tradurrà in unindifferenziata diminuzione dei contributi: «la priorità verrà data agli interventi nel sociale», ha spiegato Giorgio Ghetti, coordinatore della commissione Educazione, formazione, istruzione. Il settore dellassistenza ai soggetti sociali deboli, che fa capo alla commissione di Giorgio Stupazzoni, ha assorbito nel 2007 il 22 della disponibilità della Fondazione (il 28 nel 2006). Nel 2007 gli investimenti nel settore dei beni storici artistici, che fa capo alla commissione coordinata da Filippo Sassoli de Bianchi (e consiste nei restauri di chiese e conventi, nel sostegno alle attività musicali proprie come lOrchestra Mozart e altrui, nonché nellimponente progetto del Museo della Città) hanno inciso per il 36 . Ma quel che preme a Roversi-Monaco sottolineare sono i principi che hanno guidato il lavoro delle commissioni a vantaggio del territorio e della comunità che vi abita (e coincide con i confini provinciali): la sussidiarietà, secondo cui la Fondazione interviene in aggiunta ad altre risorse investite dal «soggetto richiedente», la responsabilità (che impone il controllo dellavanzamento e conclusione del progetto finanziato), lefficacia, che fa sì che siano preferiti quei progetti la cui realizzazione inneschi un indotto significativo. Finora la Fondazione ha operato con una certa «indulgenza» (ma senza «lassismo»), ha spiegato Roversi-Monaco, dora in poi sarà più severa (ma non «fiscale»). Il contraccolpo si farà sentire, moltiplicato dagli effetti di uno Stato che arretra, soprattutto nellambito di quel territorio fragile che è lattività culturale. Gian Mario Anselmi, che coordina la commissione di riferimento, ha citato la provocatoria richiesta dello scrittore Alessandro Baricco: meno denaro pubblico alla cultura, adulta abbastanza da potersi reggere sulle gambe sue e del mercato, e più soldi alla scuola e alla televisione. Una mutazione quasi genetica. Tra tanta preoccupazione, la notizia di una nascita: quella del Centro Studi sul Rinascimento, che ha sede nel rinato San Giorgio in Poggiale, aperto al contributo interdisciplinare di studiosi bolognesi, italiani e stranieri, prima tra tutti Sabine Frommel, dellÉcole Pratique des Hautes Études di Parigi: farà il suo debutto a maggio, in occasione del convegno su «Bologna crocevia di saperi». «Caro sindaco, visto che nessuno può dire chi sarà il suo successore, il nostro progetto immobiliare lo presenteremo dopo le elezioni di giugno». Firmato Renzo Menarini. «Caro geometra, ne prendo atto e mi auguro che si creino presto i presupposti perché i suoi obiettivi possano essere raggiunti». Firmato Sergio Cofferati. E questo il succo, spremuto ieri da un doppio comunicato quasi simultaneo, di quanto il Geometra e il Primo Cittadino vogliono che adesso si sappia. E si scriva. Il progetto immobiliare è naturalmente il nuovo stadio da realizzare in provincia, chissà quando. E il business che la famiglia Menarini, proprietaria del Bologna dallo scorso agosto, non ha mai nascosto. Lo stadio nuovo, un centro direzionale, un centro tecnico, un ipermercato. Una sorta di piccola Romilia. Coi soliti obiettivi dichiarati: patrimonializzare e quindi irrobustire una società che oggi non è padrona nemmeno dei campi dove, in affitto, si allena. Cofferati e Menarini si sono visti ieri mattina e nel pomeriggio sono usciti questi due comunicati nei quali, sostanzialmente, il Bologna annuncia di prender tempo. Ci sta, perché lo stallo politico di Palazzo dAccursio è acclarato. Chi vincerà a giugno? Non si sa. «Aktiva, la società di Renzo Menarini che controlla il Bologna Fc, presenterà le sue iniziative immobiliari pensate a sostegno del club rossoblù solo quando ci sarà il nuovo sindaco, dopo le elezioni di giugno». Così sta scritto. E così risponde Cofferati: «La scelta di non presentare una specifica iniziativa in concomitanza con le prossime consultazioni elettorali è un gesto di forte sensibilità istituzionale che apprezzo molto». Baci, abbracci e minuetti. Cè una salvezza da raggiungere per evitare il disastro (economico e non solo) della B. Cè un centenario a ottobre da festeggiare degnamente e, si spera, in serie A. Inutile, adesso, insistere sui mattoni. Quando ci sarà il nuovo sindaco si valuteranno progetti e prospettive, sperando pure che il quadro economico si sia un minimo rasserenato. Che poi a settembre, quando, dopo le ferie, la rinnovata macchina comunale si sarà avviata, la famiglia Menarini sia ancora in sella al Bologna è tutto da verificare. Il nuovo stadio, al di là dei comunicati concertati ieri, seduce sempre meno, la crisi morde anche fra i cantieri e, inoltre, quella delle banche è sotto gli occhi di tutti. Di rimanere in A non cè nessuna garanzia, la B sarebbe catastrofica; ma anche in A, coi proventi televisivi di Sky, le spese sono elevate. «Il Bologna ha costi da fascia alta, invece sta in basso», ha scandito brutalmente ma in modo efficace Spinelli, che si fece sotto lo scorso luglio e potrebbe nuovamente bussare. Come Pozzo, il patron dellUdinese, che fu ad un passo dal club rossoblù nellestate del 2007. Naturalmente, quando ci si prepara a vendere, o anche solo si entra nellordine di idee di poterlo fare, bisogna evitare di dirlo. E infatti nessuno lo dice; anzi, i paludati e concordati comunicati di ieri rimandano a un futuro che tutti auspicano radioso. Solo che, in modo involontariamente bizzarro, il Comune ha diffuso la sua replica prima che le agenzie di stampa annunciassero il comunicato dei Menarini. Come se si leggesse il giornale prima di trovarlo stampato in edicola. Al di là delle tempistiche, e dei contenuti combacianti, è comunque chiarissimo: da qui al 6 giugno del nuovo stadio non si parlerà più. Probabilmente neanche dopo. Ma ora è presto per annunciarlo. E poi nessuno può dire cosa succederà domani. Certo, da oggi è un po più chiaro che il mandato della famiglia Menarini è a termine. Un po come ai tempi dei governi balneari della prima Repubblica. LAssemblea dellAnfols, lassociazione nazionale delle fondazioni liriche e sinfoniche ha eletto presidente Marco Tutino, sovrintendente e direttore artistico del Teatro Comunale di Bologna. AllAssemblea non hanno partecipato il Teatro alla Scala e lAccademia di Santa Cecilia che hanno formalizzato la loro uscita dalla stessa associazione. Allincontro erano assenti anche i rappresentanti dellOpera di Roma e del Maggio Musicale Fiorentino, che lassemblea «si augura possano presto contribuire ai lavori dellAssociazione».