Il sovrintendente di Bologna Smettiamola di considerare i finanziamenti una spesa: sono un investimento «Baricco fa riflessioni intelligenti. Il problema è che siamo in una fase di una gravità economica tale che più che di riflessioni nella cultura e nello spettacolo cè bisogno di pratica, di buone pratiche». Mario Turino lo dice rimboccandosi le maniche: è compositore, è sovrintendente del Comunale di Bologna ed è di fresca elezione alla presidenza dellAnfols, lassociazione delle fondazioni liriche italiane, azzoppata da svariate e polemiche dimissioni di alcuni soci. Lei dice: invece di parlare, lavoriamo sodo. Ma per fare cosa? «Come fondazioni liriche cè da affrontare due grandi questioni: il rinnovo del contratto di lavoro e la riforma delle Fondazioni liriche insieme al ripristino delle risorse tolte da questo governo che interessa tutto il teatro. Diciamo che il sistema dei finanziamenti statali a cultura e spettacolo va complessivamente riformato. Su questo Baricco ha ragione». Prima spieghi perché secondo lei il finanziamento statale non va messo in discussione. «Perché è responsabilità etica di uno Stato promuovere e diffondere cultura, perché i benefici culturali sono benefici alla persona. Proporne brutalmente la cessazione come fa Baricco è barbarico. E poi smettiamola di considerare questi finanziamenti una spesa. Sono investimento. Cultura e spettacolo hanno un indotto non solo economico. Mica ci sono solo i numeri». Però per restare aperti i teatri costano. Potrebbero mantenersi affidandosi solo al mercato? «Ma sul mercato lo sono già. I teatri già vivono in buona parte del botteghino e dei contributi privati. Noi a Bologna abbiamo aperto così la Scuola dellOpera. Il sistema della cultura è complesso, è vero, ha delle disfunzioni, ma il problema non è smantellarlo, bensì farlo diventare più efficiente, riscrivere nuove regole per ottimizzare i teatri. Per esempio: le fondazioni liriche devono produrre di più e per più persone. Poi ampliare la funzione formativa...». Far si che i finanziamenti non siano percepiti come spreco. «Sì come in Francia, Germania, Spagna dove la certezza che lo Stato dia soldi ai teatri non è percepito come uno scandalo. Se da noi lo è, è perché il sistema di distribuzione dei soldi è tarato su una realtà che non cè più».