Il direttore della Normale lascia il Consiglio superiore dei Beni culturali. E con lui molti consiglieri. Al suo posto larcheologo Pochi minuti. Il tempo, per Salvatore Settis, di leggere una lettera di dimissioni. Poi, mentre il Consiglio superiore dei Beni culturali approvava allunanimità una mozione di solidarietà nei suoi confronti e si dimetteva anche Andreina Ricci, nel suo studio al Collegio Romano, a poche decine di metri, Sandro Bondi firmava la nomina del nuovo presidente, Andrea Carandini. Un cambio immediato, che forse era in gestazione da qualche giorno. A nulla sono serviti i tentativi di ammorbidire la posizione del ministro, tentativi che hanno coinvolto anche Gianni Letta. Storico dellarte antica il presidente uscente, archeologo chi gli subentra. Fama internazionale per entrambi. Ma idee assai diverse: sostenitore, Settis, del sistema delle soprintendenze e dei funzionari che vi lavorano e anche portavoce dei loro malesseri e delle enormi difficoltà in cui si dibattono; molto critico, Carandini, di quella che definisce "tutela in solitudine" praticata dalle soprintendenze e invece incline a mettere laccento sulla valorizzazione del patrimonio. Recenti dissensi? Carandini si è detto favorevole a inviare i Bronzi di Riace al vertice del G8 alla Maddalena. Settis è assolutamente contrario. Settis ha contestato il commissariamento dellarea archeologica romana. Carandini lha sostenuto. La scelta di Bondi è dunque chiara: al Consiglio superiore, massimo organo consultivo del ministero, si deve cambiare aria. «Sono in ballo e ballerò», esordisce Carandini. Che mostra di apprezzare la scelta, per esempio, di Mario Resca a direttore generale della valorizzazione: «Il fatto che ci possa essere laiuto di un manager non mi turba. I governi devono poter governare e finché non viene leso il Codice dei Beni culturali bisogna lasciare fare esperimenti e poi valutarli nei suoi esiti». Anche sui tagli di bilancio la sua posizione è netta: «È un taglio fatto su tutti i ministeri: ma nessuno sottolinea che ci sono anche le difficoltà di spesa. Questo ministero ha tantissimi residui passivi». La riunione di ieri è stata brevissima. Erano presenti tutti i direttori generali (allordine del giorno cera proprio il bilancio, con le drammatiche riduzioni di qui al 2011). Ma non il ministro e neanche un membro del suo gabinetto. Settis ha annunciato le sue dimissioni. È intervenuta Andreina Ricci e quindi Tullio Gregory, vice presidente, ha letto la mozione, in cui figura una dura critica alla «ingiustificata e incomprensibile presa di posizione del Ministro rispetto a dichiarazioni pubbliche non solo legittime, ma doverose e condivise da tutto il Consiglio sulla incontrovertibile situazione di grave difficoltà in cui versa oggi la tutela del patrimonio culturale italiano». Era assente Antonio Paolucci, che, in quanto anche lui vice presidente, ha convocato una nuova riunione il 4 marzo. «Ma è un semplice atto dovuto», commenta. «Di questo Consiglio non faccio più parte». Martedì aveva lasciato Andrea Emiliani. Assai solidali con Settis si dichiarano Marisa Dalai, Giuseppe Sassatelli e Giovanni Carbonara, ma in quanto presidenti di Comitati tecnici e designati dalle università, preferiscono restare al loro posto. Lasciano, invece, Mariella Guercio e Walter Santagata. Si dimette, anche se non lo ha fatto ancora formalmente, Cesare De Seta. Aggiunge Gianfranco Cerasoli, rappresentante in Consiglio della Uil, «la maggioranza dei consiglieri aveva in tasca la lettera di dimissioni». «Seguiranno la loro coscienza», chiosa Carandini, «io non voglio pacificare, voglio discutere e prendere i provvedimenti per quello che sono».