L'assessore Cardellicchio: ecco perché su questa vicenda amministratori e tecnici non hanno nulla da rimproverarsi L'affaire Le Docce è approdato in tribunale. Imputati due tecnici dell'amministrazione comunale più altre persone, tra cui i proprietari. Sulla vicenda dell'invaso antincendio nelle colline delle Cerbaie, a ridosso del Padule, abbiamo sentito l'assessore Riccardo Cardellicchio. «Bisogna fare il punto - dice - perché va ristabilita la verità». Il processo - ricorda l'assessore - è iniziato a metà gennaio al tribunale di Firenze. In quell'occasione, gli amministratori sentiti come testimoni furono, oltre a Cardellicchio, il sindaco Claudio Toni, la vicesindaco Silvia Melani e il consigliere comunale Pietro Sollazzi. La seconda udienza è stata fissata al 13 marzo per sentire altri testimoni. Cardellicchio per fare il punto della situazione prende le mosse dalla richiesta delle sue dimissioni avanzata dal consigliere Pietro Sollazzi. «Come gli succede spesso - afferma l'assessore - Sollazzi sbaglia. Io non ho niente da rimproverarmi sulla questione. Come non hanno da rimproverarsi alcunché gli altri di parte comunale, siano tecnici o amministratori. Il perché cerco di spiegarlo con chiarezza. Premetto: si tratta di questione urbanistica, non di mia competenza nella fase iniziale. Comunque, il 6 ottobre 2004, il funzionario dell'ufficio ambiente risponde a una lettera del Nuovo Psi. Fa un po' la storia della pratica e conclude che tutto è, al momento, nelle regole. Il Comune ha autorizzato l'ampliamento dell'invaso il 28 aprile, richiamando il proprietario al rispetto di pareri e nullaosta acquisiti in materia idraulica, idrogeologica e paesaggistica. C'erano nei vincoli, indicati dalla Provincia. Tra questi, ne cito uno: evitare il danneggiamento della vegetazione forestale limitrofa all'intervento». «Nel consiglio comunale del 22 ottobre 2004 - prosegue la ricostruzione di Cardellicchio - rispondo a un'interpellanza del consigliere Pietro Sollazzi, basandomi sui dati forniti dall'ufficio ambiente. Si chiede se le procedure sono regolari. Rispondo che, al momento, paiono in regola. Nei giorni seguenti, altre prese di posizione e articoli di giornale, mi inducono a pensare che la questione sia anche ambientale. L'incontro con un tecnico, Andrea Bernardini, allora dell'Istituto del Vaghera, mi fa prendere coscienza che alle Docce sta accadendo qualcosa che merita un approfondimento. Chiedo a lui di mettere nero su bianco i guai che l'intervento ha provocato, sta provocando o potrebbe provocare. Bernardini il 23 dicembre mi consegna il documento tecnico sulla valutazione critica del progetto. La situazione m'appare delicata, trattandosi di un ecosistema importante. Informo il sindaco e gli consegno il documento come lo consegno all'ufficio urbanistica, chiedendo una verifica». A quel punto interviene l'ufficio urbanistica. «Il 31 gennaio - sono ancora parole di Cardellicchio - l'ufficio scrive al proprietario Giorgio Bini, al tecnico da lui incaricato, alla Provincia e al ministero per i beni culturali. Scrive che sono emersi vari fatti. Li cito: taglio di molte querce secolari; eliminazione della vegetazione lacustre tra cui ninfee e utricolaria; eliminazione dei pesci. Mette in risalto che il progetto prevede l'eliminazione dell'ontaneta e del bosco umido; il taglio di faggi, tigli e agrifogli; l'eliminazione della vegetazione erbacea; il disturbo prolungato della fauna; l'eliminazione dei molteplici ambienti che rendono preziosi questi luoghi in favore di un unico ambiente lacustre; il rischio nefasto d'ulteriore diffusione della robinia. Per questo, il responsabile del procedimento invita il proprietario e il tecnico a fare il necessario per la salvaguardia delle emergenze ambientali». La lettera sortisce l'effetto di far muovere anche la Provincia. «A inizio 2005 Mauro Romanelli, allora assessore all'aree protette, informa il Comune di Fucecchio, che ha richiesto accertamenti di polizia giudiziaria da parte del nucleo di polizia ambientale della Forestale, finalizzati al rispetto del progetto e delle prescrizioni imposte dalla Provincia dal 29 aprile 2003. Dopodiché la questione entra nella spirale giudiziaria, con obiezioni da parte del proprietario e provvedimenti del Comune, fino al sequestro del cantiere e l'imposizione del ripristino del luogo». Infine il processo, da cui Cardellicchio si augura che i tecnici comunali escano assolti. E la richiesta di dimissioni avanzata da Sollazzi? «Dopo tutto quel che ho detto, ed è documentato, penso proprio - conclude l'assessore all'ambiente - che vada considerata una mossa politica di bassa lega».
URBANISTICA - FUCECCHIO. Le Docce, Comune al contrattacco
Il processo per l'invaso antincendio nelle colline delle Cerbaie a Fucecchio è in corso. L'assessore Cardellicchio ha spiegato perché non ha niente da rimproverarsi sulla vicenda. Il processo è iniziato a metà gennaio al tribunale di Firenze. L'assessore Cardellicchio ha spiegato che la questione è urbanistica e non è sua competenza. Il Comune ha autorizzato l'ampliamento dell'invaso il 28 aprile 2004. Il proprietario era stato richiamato al rispetto di pareri e nullaosta acquisiti in materia idraulica, idrogeologica e paesaggistica. Il Comune ha richiesto al proprietario di fare il necessario per la salvaguardia delle emergenze ambientali.
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