Solidarietà unanime del consiglio. E Bondi nomina subito Carandini «Le mie motivazioni non sono personali, né ideologiche, né istituzionali. Continuerò la mia battaglia da cittadino» Via Salvatore Settis, dimissionario con la solidarietà unanime dei consiglieri; dentro Andrea Carandini, nominato a tamburo battente dal ministro Bondi, più che convinto ormai che ad animare la protesta del presidente ribelle fossero istanze ideologiche. «Con Settis un dissenso di fondo» aveva detto il ministro ieri mattina. Il finale della tempesta che si è abbattuta sul parlamentino dei beni culturali era già scritto. Le dimissioni di Settis, annunciate, sono arrivate come da copione. Seguite però da una mozione unanime di solidarietà dei consiglieri (a via del Collegio romano oggi mancavano all'appello solo Antonio Paolucci e il già dimissionato Andrea Emiliani), che nelle more hanno voluto sospendere sine die la seduta. Tutto si consuma in un'ora e mezza, poco più. Settis, che confida di aver scritto l'altra notte la sua lunga lettera di dimissioni, definita da più di un consigliere «molto garbata nella forma ma estremamente dura nei contenuti», lascia la sede del ministero a testa alta, se possibile ancora più battagliero. Mentre sulle agenzie già infuriano i commenti e le note allarmate dettate dall'opposizione, ma anche dal deputato di An Fabio Granata, che si definisce amareggiato e spera ancora in una ricomposizione della frattura. Settis però non ha ripensamenti: «Continuerò la mia battaglia da cittadino», dice, chiarendo subito che a dispetto delle accuse ripetute anche ieri mattina dal ministro, le motivazioni che l'hanno indotto alle dimissioni dalla presidenza «non sono personali nè ideologiche, ma istituzionali». Ai cronisti il direttore della Normale di Pisa ribadisce le sue critiche alla gestione della tutela e della politica culturale del governo. Ma denuncia anche una difficoltà di dialogo con Bondi: «Non vedo quale debba essere il mio ruolo, se non quello di dialogare con il ministro; ma lui non accetta il dialogo», commenta lapidario. Il nuovo presidente, anche lui archeologo di fama, grande esperto di archeologia romana, si insedierà forse la prossima settimana. E dovrà tirare le fila di quello che resta del consiglio insediatosi due anni fa quando ministro dei beni culturali era Francesco Rutelli. Perchè è più che probabile, a questo punto, che alle dimissioni di Settis seguano quelle di diversi consiglieri, a partire da Cesare de Seta, il sindacalista Gianfranco Cerasoli, Mariella Guercio. Carandini comunque non si scompone: «sono in ballo e ballerò», commenta tranquillo. E spiega che non ha intenzione di fare il pacificatore. Rivendica una valutazione «meno pessimistica» della situazione culturale italiana e della politica del governo e annuncia di voler «valutare tutto senza ideologie, lasciare che il governo sperimenti e poi giudicare dai risultati». Rutelli, artefice della nomina di Settis, sottolinea in serata che le dimissioni del professore non avvengono su base politica, «ma come conseguenza della gravissima sottovalutazione del peso delle politiche per la cultura nell'ambito del governo Berlusconi: bilanci massacrati, provvedimenti del tutto inadeguati». Niente croci addosso a Bondi, «che però non riesce a farsi valere nel governo».