Le nuove luci accarezzano i giganti di pietra, i Lamassu vecchi di 3 mila anni, che custodivano le porte della città di Khorsabad, esaltano la purezza dei pannelli di avorio e oro di Nimrud, accendono i colori del drago di Marduk, trovato a Babilonia. È tornata al suo posto anche la Dama di Uruk, che era stata rubata nei giorni dell'ira. Il museo nazionale di Bagdad riapre le sue porte, un poco alla volta. E chi l'aveva visto saccheggiato, umi-liato, devastato giura che vederlo adesso è un'emozione pura. L'emozione di sfiorare ancora con lo sguardo le nostre radici, il principio della storia del mondo occidentale. Sei anni dopo il saccheggio di quell'aprile del 2003, quelle 72 ore di follia che avevano ferito a morte le vecchie sale, distruggendo 15 mila reperti e facendone sparire altri 7 mila, si ricomincia. Per adesso solo due sale sono state riaperte, per le altre ci vorranno ancora anni di lavoro. Ma è comunque un inizio da festeggiare. E fra quelli autorizzati a fare festa ci siamo anche noi. Perché l'Italia è stata in prima fila in quest'impresa, fin dalle prime ore dopo quei giorni sciagurati di aprile: dodici giorni dopo il saccheggio una delegazione italiana era già a Bagdad, pronta a rimboccarsi le maniche per ricominciare. Gli archeologi e gli esperti italiani del resto avevano già una lunga dimestichezza con i capolavori sparsi per l'Iraq. Ieri al ministero degli Affari esteri si è fatta festa, con il ministro iracheno del Turismo e archeologia Khatan Abbas Al Jabouri come ospite e i ministri Franco Frattini e Sandro Bondi come padroni di casa. Tutto intorno al grande tavolo, i sorrisi degli archeologi che in questi sei anni hanno lavorato a Bagdad, spesso rischiando la vita. Al Jabouri ha ringraziato l'Italia, com'era giusto, ma ha anche ricordato che all'appello mancano ancora migliaia di reperti trafugati in quei giorni. E molti sono in possesso di Paesi «che fanno parte delle Nazioni Unite», ha ricordato con un filo di polemica il ministro, «in violazione di tutti i trattati internazionali ». Anche se moltissimi sono stati riconsegnati: 4 mila dalla Giordania, 1.000 dagli Stati Uniti, 700 dalla Siria.