Le dimissioni di Salvatore Settis sono «una notizia tragica perché infligge al suo e al nostro ministero un ulteriore drammatico colpo. Priva ministero e cultura italiana di alcune tra le sue voci più acute e brillanti anche se in alcune occasioni opportunamente critiche. Ma è dalla dialettica anche accesa tra persone di qualità che nascono i grandi progetti». Parola di Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai, il Fondo ambiente italiano, che spedisce al ministro Sandro Bondi una lettera chiedendo di respingere le dimissioni del direttore della Normale di Pisa. Il mondo della tutela si divide tra il dimissionario Salvatore Settis e il nuovo presidente Andrea Carandini. Giulia Maria Mozzoni Crespi sostiene apertamente Settis: «Che la situazione del nostro patrimonio culturale sia drammatica e che con i tagli previsti non possa che diventarlo sempre più trova d'accordo sia lei che Settis. E io le garantisco che i quotidiani contatti del Fai con le soprintendenze di tutta Italia mi consentono di dirle che la realtà è ancora peggiore di quello che si creda». Invece Emanuele Greco, direttore della Scuola archeologica italiana di Atene, è felice dell'arrivo di Carandini: «La contrapposizione tra i poteri del ministero ha creato uno stallo. Ora può essere il tempo della concordia, anche nella diversità di opinioni. Con Carandini, per esempio, condivido la necessità di un nuovo rapporto tra archeologia e grande pubblico. In quanto alla valorizzazione, penso come Carandini che tutti i tentativi operati dalla nascita della legge Ronchey a oggi siano stati troppo timidi. Fatte salve tutte le prerogative legate a una indispensabile tutela, non vedo nulla di male se la cultura dovesse produrre anche ricchezza con una politica di scambi e prestiti rigorosamente di alta qualità scientifica». Sulla stessa linea Eugenio La Rocca, ordinario di Archeologia classica a «La Sapienza»: «Prima di tutto auguri al caro amico Carandini, punto sul suo noto equilibrio per la soluzione dei tanti problemi sul tappeto. Scambi e valorizzazione? Certamente sì. Ma solo con interlocutori di alto livello e che i beni non diventino mai solo un elemento decorativo». Infine Cesare De Seta, storico dell'arte e dell'archeologia, pro Settis: «A lui va la mia totale solidarietà. Le critiche a Bondi di Salvatore? Noi del Consiglio superiore non apparteniamo a un ordine monastico in cui c'è obbligo di obbedienza e di silenzio. Problemi come la carenza strutturale di fondi, il depauperamento parossistico dei funzionari,la funzione stessa del Consiglio che non viene coinvolto, per esempio, nel commissariamento dell'area archeologica romana o nella decisione sullo spostamento dei Bronzi di Riace. Al di là di ogni personalismo, mi sembrano problemi gravi e autentici. Nulla di ideologico né di preconcetto».